mercoledì 19 febbraio 2014

DIARIO DI BORDO





SANTA MAZZETTA DA DUECHILI





Il Capo ci ha lavorato sodo: ha rimosso i tre pini che erano precipitati nella Colonia e ha ripristinato la nuova recinzione metallica.
Ha raddrizzato la contorta rete elettrosaldata, che il Trafficone BARTOLOMEO cercava di vendere ai visitatori, spacciandola per un’opera di Burri, e ha piantato cinque nuovi pali metallici di sostegno.
“Ringraziate questi pali se ancora siete vivi e con un tetto sulla testa!” ci ha comunicato “Anzi: ringraziate questa che li ha piantati tanto profondi da reggere le due-tre tonnellate di peso di quelle piantacce!”
E ci ha mostrato la sua fedelissima mazzetta da due chili con la quale, a suon di martellate e moccoli ha infilzato in terra per un metro i tondini e i pali di acciaio.
“Santa Mazzetta da Duechili! La Santa protettrice della Colonia!” ha esclamato.
Subito la TARTARUGHINA (nome originario AMBRA), la Bigotta della Colonia, si è prostrata a terra e ha cominciato a pregare sgranando il suo rosario fatto di castagne e crocchette da cane.
Finite le litanie ha fatto una richiesta a WAFER, il Tuttofare della Colonia: “Bisogna organizzare un piccolo altare!”
“Un altare? In Colonia?”
“Certo!” ha risposto “Un altare o un’edicola sacra dove esporre al pubblico la reliquia.”
“Che reliquia?”
“La Santa Mazzetta da Duechili! Mica la vorrai lasciare dentro la cassetta degli attrezzi? Poi… ci vogliono pure un paio di panche, qualche inginocchiatoio e una mensola per reggere i ceri che i fedeli accenderanno.”
WAFER ha annuito, per accontentare la sua esplosiva crisi mistica, ed è venuto a riferirmi il tutto.
“E’ pazza” ha commentato “Immagina il Capo che arriva in Colonia e trova quattro vecchi inginocchiati che stanno a pregare davanti alla sua mazzetta da muratore.”
“Non solo” gli ho risposto “pensa all’azione legale che ci farebbero i frati del convento per concorrenza sleale.”
Ci ho pensato sopra, mentre univo i puntini da 1 a 38 nella Settimana Enigmistica, e ho cercato di trovare un compromesso.
“Pianta un chiodo al pino a fianco del cancello della Colonia e appendicela.”
“La TARTARUGHINA?”
“No, coglione: la mazzetta! Chi vuol venire a pregarla sta fuori dalla Colonia e dalle palle. Se i frati dicessero qualcosa faremo finta di non sapere nulla.”
“Ottima idea!” concorda WAFER, e si arma di robusti chiodi e martello.
Quattro martellate (e sei moccoli per emulare il Capo) e la Santa Mazzetta da Duechili è appesa al pino gigante all’ingresso della Colonia.
La TARTARUGHINA non è pienamente soddisfatta, ma non si lamenta. Si mette subito all’opera per evidenziare la novella Santa circondando il pino con strisce bianche e rosse da cantiere e un paio di lumi rossi da impalcatura che INTREPIDO aveva fregato ai muratori durante il recente restauro del convento.
Come tocco finale prende il secchio di plastica delle crocchette, lo svuota e ci depone dei fiori (sempre rubati da INTREPIDO all’ultimo matrimonio).
“Perfetto!” mormora tra se. Poi riprende il rosario, un paio di preghiere e se ne torna a dormire nel convento.
“Che faccio?” domanda WAFER “Smonto tutto, ora?”
“Lascia stare” rispondo “Anche le luci: lasciale accese. Serviranno quando la notte mi sveglio a fare il bisognino.”
Infatti, la notte stessa, il rumore dell’istrice ODOACRE che viene regolarmente a cenare con la sua famiglia con le nostre crocchette mi sveglia e, malvolentieri, sono costretto ad alzarmi per espletare il bisognino notturno.
Saluto ODOACRE, la moglie e il figlioletto, espleto la funzione fisiologica e torno nella casetta, al caldo della mia cuccia.
La mattina presto (troppo presto) sento delle grida disperate fuori dalla Colonia.
Sono costretto ad alzarmi, insieme agli altri colleghi.
“Sacrilegio! Blasfemia! Profanazione!” E’ la TARTARUGHINA, con i primi pellegrini accorsi a pregare Santa Mazzetta che urla e si dispera davanti al pino gigante.
La raggiungo e vedo le strisce bianche e rosse strappate che penzolano dai rami come stelle filanti, i lumi spenti e caduti a terra, il secchio rovesciato e i fiori fatti a pezzi con i petali mancanti.
La TARTARUGHINA intona un Padre Nostro, seguita dai pellegrini e ORFEO mi si avvicina mostrandomi un aculeo con la zampa.
“ODOACRE…” sussurra “avrà creduto che fosse un nuovo buffet e s’è mangiato tutti i fiori. Il piccolo dovrebbe aver giocato con le strisce di plastica.”
Ma la (Santa) Mazzetta è sempre lì, appesa al suo chiodo.
“TARTARUGHINA” le dico prendendola da parte “questo è un segno divino. Qualcuno lassù vuole che Santa Mazzetta da Duechili continui a fare il lavoro per cui è stata creata: piantare pali per proteggerci dai pini che cadono a terra. Non puoi andare contro la volontà divina. Ora la faccio togliere dal chiodo e la rimettiamo, con tutte le attenzioni del caso, dentro alla cassetta degli attrezzi. Tu torna in convento e portati via questi pellegrini. Quando verrà il momento dell’esposizione e delle processioni Lui ce lo farà sapere.”
TARTARUGHINA abbozza e, pregando, torna verso il convento con i suoi seguaci erranti.
La mazzetta torna al suo posto, le macerie del banchetto degli istrici vengono rimosse e, finalmente, posso tornare alla mia Settimana Enigmistica per dimenticare questo momento di follia.
10 verticale: la intascano i corrotti, 8 lettere, M…


La TARTARUGHINA ai piedi del pino gigante

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