Visualizzazione post con etichetta La Penna di NAIF. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La Penna di NAIF. Mostra tutti i post

venerdì 2 ottobre 2015

LA PENNA DI NAIF





L'INCIDENTE




Noie legali alla Reggia!
______________________________________________________________

Raccomandata R.R.

Spett.le
POLSTRADA 
Sezione di Perugia
                                            La presente per comunicarVi e denunciare la condotta incivile e pericolosa del Sig. Capo alla guida del suo automezzo, che in data 29 settembre 2015 ha investito  e travolto il sottoscritto durante una manovra effettuata con scarsa perizia, sicuramente sotto effetto di droghe, alcool o farmaci stupefacenti.
Pur non avendo riportato danni apparenti, ma avendo a mio carico esami diagnostici, referti e altra documentazione rilasciata dai veterinari di fiducia (miei non suoi) vengo a chiederVi di aprire pratica a carico del conducente affinché possa ottenere giustizia e cospicuo risarcimento.
In fede
Avvocato SERPOTTO

                            ________________________________

Raccomandata R.R.

Spett.le 
Polizia Veterinaria
Sezione di Perugia
                          La presente per segnalarVi e denunciare la condotta incivile e socialmente pericolosa del Gatto SERPOTTO, Avvocato in Monte Malbe, il quale, dopo aver asserito di essere stato urtato e schiacciato dalla gomma posteriore del mio automezzo, senza testimoni a carico, e pur non riportando nessun danno visibile ha provveduto nottetempo a squarciare i 4 (quattro) pneumatici del mio misero mezzo in preda a violento raptus. Ritenendo riprovevole e pericolosa la condotta del soggetto Vi invito a prelevare lo stesso, processarlo per atti vandalici e danni al patrimonio e rinchiuderlo in un gattile lager a Vostra scelta fino al completo sconto della pena, che mi auguro non inferiore all'ergastolo.
In fede
Il Capo

L'Avv. SERPOTTO si finge cadavere sul piazzale della Reggia



lunedì 29 giugno 2015

LA PENNA DI NAIF





INFEDELTA'




La prima ad abbandonare il suo tetto coniugale fu TEMPESTINA, nel lontano 2008.
Era la sua regina, vivace, propositiva e sempre pronta al gioco. Forse un poco banale nel fisico e nel mostrarsi al pubblico con quel suo manto tricolore troppo comune e da popolana. Ma era la sua preferita. Fino all’arrivo della più giovane, fascinosa e conturbante ROMEA. Una gatta che sapeva cosa voleva e come prenderselo; infatti lo prese, costringendo TEMPESTINA a raccattare i suoi quattro stracci e a trasferirsi dalla vicina. Fu il primo esilio per amore della Reggia.
Il Capo, pur col peso delle sue mille colpe, non riuscì mai a concepire questo estremo atto di dignità felina.
Lui, abituato a ragionare col “se c’è da mangiare per 10, ci sarà pure per 11!”, non capì che non poteva generalizzare questo suo dogma. Non lo capisce tutt’ora, anche se la faccenda lo turbò assai, pur venendo blandito e coccolato dalla perfida ROMEA.
E’ successo di nuovo con UEBI. Anche con lui il Capo aveva uno stretto legame: chi non ricorda i loro giochi con il bianco-rosso che saliva sul tronco della piccola quercia della Colonia per ricevere le giuste attenzioni!
Poi il Capo se lo portò alla Reggia per curarlo dalle sue frequenti stomatiti e per lungo tempo UEBI divenne il padrone incontrastato del salone, la sua tana computerizzata.
Ora anche UEBI se n’è andato in esilio da un’altra vicina, meno vicina, ma con cui è scoppiato un amore travolgente.
- Può succedere… - il trito commento del nostro umano, visibilmente amareggiato, mentre eleggeva nuova regina della sua tana l’esile PERLA.
Ma il duro colpo il Capo lo ha ricevuto andando a trovare la nuova vicina adottante-innamorata.
Mentre con la signora parlava di gatti e di alcuni loro incomprensibili comportamenti si è presentata una sua vecchia conoscenza, data oramai per dispersa circa un anno fa.
Un gatto, il fratello di giochi di TEMPESTINA, con una grande carriera davanti a se: era stato prescelto dal Capo per diventare il nuovo Capocomunità al posto dell’oramai anziano CANNIBALE.
Ma PAPERINO, il gatto in questione, cominciò a comportarsi in modo strano. Si presentava solo ai pasti, e nemmeno tutti, esigeva coccole e carezze poi si eclissava per molte ore. Col tempo le molte ore divennero diversi giorni e i pasti sempre più radi e consumati di fretta. Dai diversi giorni alle intere settimane di assenza il passo fu breve, ma PAPERINO era sempre più bello, grasso e lucido.
Un giorno il Capo lo minacciò pubblicamente di stracciare la promessa fatta e affidare l’ambito incarico a SERPOTTO, un gattone acquisito che sta, letteralmente, sempre in mezzo ai suoi piedi.
- Bada tu! – gli disse – L’autorità te la conquisti dando l’esempio sul posto, non dove pare a te!
Dalle intere settimane di assenza passammo agli svariati mesi. Solo di estate, quando gli umani cenano fuori, sul terrazzo, PAPERINO ricompariva come d’incanto a salutare e scroccare qualche coccola e carezza.
Tutto questo fino al 2013. L’estate scorsa PAPERINO non si era mai presentato e neppure in questo inizio di stagione.
Gli umani avevano fatto tutte le ipotesi possibili e il Capo lo aveva semplicemente cancellato dal censimento felino della Reggia. Con quel tratto di penna cessava ufficialmente l’esistenza di PAPERINO.
Fino all’altro ieri.
E’ arrivato incuriosito da una voce conosciuta. L’ha guardato. Si sono scrutati a lungo, tutti e due in attesa di vedere la reazione dell’altro. Poi il Capo si è accucciato e con un gioioso – PAPERINO!!! – lo ha accarezzato ed elargito le sue solite grattatine sulla pancia. PAPERINO ha gradito, molto, tra lo stupore della vicina poco vicina che non riusciva a capire il perché di simili confidenze intime.
Poi il Capo ha spiegato. I due hanno finito i loro discorsi e gli accordi per quanto riguardava il novello fuggiasco UEBI e si sono salutati.
A casa il Capo ha raccontato l’accaduto e, mentre col buio stavano mangiando sul terrazzo, un corpo tozzo e peloso, quasi sconosciuto, si è strofinato alle gambe della Micia.
- PAPERINO!!! – il suo stupore. E giù coccole, baci, carezze e abbracci.
- E’ venuto per salutare pure me – ha commentato la Micia umana, mentre PAPERINO riprendeva la strada del fosso che conduce al suo nuovo mondo.
- Tutti uguali questi gatti! – ha criticato il Capo – Fai tutto per loro e, al primo disaccordo, prendono e ti piantano.
- Qualche volta bisognerebbe pure fare autocritica e capire cosa non abbia funzionato – risponde Micia.
- Inutile – ribatte il Capo – E’ la natura dei felini, sono geneticamente infedeli. Fammi il caffè, và…


Il piccolo PAPERINO alla Reggia - Luglio 2007





lunedì 14 luglio 2014

IL RIMPASTO





LA PENNA DI NAIF





Come ogni inutile e dannoso governo, da vent’anni a questa parte, anche alla Reggia si pratica l’insulsa prassi del rimpasto. Ovvero: si cambia tutto per non cambiare niente. Ma stavolta è andata in maniera differente.
L’input è partito da una garbata richiesta di UAI-FAI:
“Capo, non credo di riuscire a fare un’altra stagione da fuochista.”
“Come mai?” ha domandato preoccupato il nostro umano.
“Troppo faticoso e impegnativo per le mie condizioni di salute e per la mia età. Forse sarebbe meglio che cedessi il posto a qualcuno più giovane.”
Detta così anche il Capo deve prendere in seria considerazione l’ipotesi di un cambio della guardia alla caldaia.
“Ma non pretendo di oziare da mattino a sera… ” ha aggiunto la vecchietta bianconera “potrei fare qualcosa di altro di utile!”
“Sarebbe?”
“Il cimitero degli animaletti di Monte Malbe è trascurato: erbaccia che cresce tra le tombe, sassi che sono stati spostati e le lapidi piene di muschio e polvere. Potrei dedicarmi alla cura dei terrazzamenti.”
Il Capo visibilmente apprezza l’impegno della vecchietta semi cieca ma gli si pone un nuovo dilemma: chi promuovere Fuochista della Reggia?
Ci fosse stato PECETTA il problema si sarebbe risolto automaticamente; il colosso grigio era rimasto letteralmente affascinato dalla rossa caldaia e dalla catasta di legna.
Col fisico che si trovava, poi, per lui sarebbe stato un gioco da ragazzi provvedere al rifornimento di ciocchi.
Ma PECETTA è svanito nel nulla e indire un nuovo bando per un posto da fuochista significherebbe complicarsi inutilmente la vita.
“Brava!” ha elogiato UAI-FAI “Così dai la possibilità di creare un nuovo posto di lavoro a questo oceano di disoccupati, mobilitati, cassaintegrati ed esodati  che hanno prodotto i nostri manager bocconiani! Però, stavolta, agevoleremo uno dei nostri ospiti.”
“Faremo un referendum per proclamare il vincitore?” domanda incautamente l’ex Fuochista.
Alla sola parola ‘referendum’ il Capo si rabbuia e la congeda su due piedi (anzi, quattro zampe).
“Cosa ho fatto di male?” mi domanda quasi piangendo “Credevo di… ”
“Hai sbagliato a pronunciare la parola ‘referendum’. Il Capo non tollera simili libertà lessicali. Poi, da quando si è auto proclamato Zar della Reggia, Imperatore di Carpaneta e Faraone di Monte Malbe non gradisce che altri si occupino, in vece sua, della vita democratica dei suoi possedimenti. Ma non ti preoccupare…”
Il Capo partorisce presto le nuove nomine: UAI-FAI Custode del Cimitero della Reggia, BRUTO Capo Fuochista e COCO Aiuto Fuochista Specializzato. Stavolta non vuole correre il rischio di rimanere a piedi e di Fuochisti ne incorona due (tanto non li paga). Poi ci tiene il solito, lungo e noioso, discorso di investimento della carica.
“Egregi sudditi, come vedete, ho provveduto istantaneamente a risolvere un gravissimo problema che ci aveva improvvisamente investiti. Il tutto senza perdite di tempo in stupide elezioni, dove va a finire che governa chi non ha vinto, inutili referendum, il cui l’esito viene sempre ignorato e l’ostacolo raggirato con giri di parole, e oziose consultazioni, dove basta che uno non si trovi d’accordo e tutto salta. Ho deciso per voi in piena autonomia per il benessere vostro e della comunità. Come sempre. Da domani i nuovi incarichi saranno operativi e i prescelti dovranno essere a completa disposizione per l’addestramento. Augurando loro una splendida carriera, ricca di meriti e soddisfazioni personali, vi ricordo che quanto deciso è inappellabile e chiunque non fosse allineato e concorde alle decisioni prese può sempre presentare reclamo scritto in triplice copia da presentarsi al distributore di carburanti di San Marco, dove l’eversivo verrà appiccato per la coda al palo di illuminazione. E’ tutto. Pax et Bonum.”

BRUTO ha avuto un triste risveglio!

giovedì 15 maggio 2014

STORIE DI NERA A MONTE MALBE - L'ORO DEGLI ETRUSCHI





LA PENNA DI NAIF





Il primo a leggere la notizia sul quotidiano locale fu TAZZA, che commentò: “Speriamo il Capo non lo sappia.”
Speranza mal riposta.
Dopo un paio di ore, in pieno orario lavorativo, il Capo si presentò alla Colonia armato dello stesso quotidiano.
“Hai letto?” chiese al Capocolonia, mostrandogli la notizia in evidenza nella prima pagina.
“Furto con destrezza nella notte al Museo Archeologico dell’Umbria. Trafugati tutti i gioielli pronti per la mostra ‘L’Oro degli Etruschi" lesse ad alta voce. Poi: “Non solo! I malviventi si sono introdotti nel museo saltando, con balzi felini, da un cornicione all’altro dei palazzi contigui. Felini! Hai capito?”
“E allora?” rispose imperturbabile TAZZA “Saranno stati dei saltimbanchi.”
“Leggi ancora sotto!” di nuovo il Capo.
“Capo… quella è una pubblicità!”
“Certo! Ma cosa dice?”
TAZZA cercò di perdere tempo, facendo melina con gli occhiali che non riusciva a trovare, pur avendoceli sul capo.
“Te lo leggo io cosa dice!” Il Capo sempre più alterato “Di nuovo in edicola L’INTREPIDO! Rinnovato e con nuove storie.”
“Allora?”
“Allora, a casa mia due più due fa sempre quattro! Dov’è INTREPIDO?”
TAZZA fece spallucce, BAIOCCO indicò, con la coda, la direzione del convento.
“Andate subito a chiamarlo!” l’ordine perentorio.
Fu ORFEO che si incaricò di scortare alla Colonia il pluripregiudicato INTREPIDO, ancora con gli occhi impastati di sonno.
Il Capo gli mise sotto il naso la pagina del quotidiano e sparò: “Cosa hai da dire in merito?”
“Azz… mi hanno preceduto!”
Il Capo era scettico: “Dov’eri la notte scorsa?”
INTREPIDO confessò, con un filo di voce, che aveva passato la notte insieme a EMILIA, sua amante segreta (ma non tanto), sul tetto del convento a guardare la luna.
“Ma se era nuvoloso e piovigginava!” obiettò il Capo.
“A Capo!… e cerca di capire… ” suggerì sottovoce TAZZA.
“Dov’è EMILIA?” replicò il nostro umano sfiduciato.
“A fare shopping con PINELLA, al mercatino, come al solito!” rispose con una punta di malignità TARANTOLA.
“Mmm… ” mormorò il Capo “indagherò.”
“Chissà come erano belli quei gioielli!” disse PERONI, con un sospiro.
“Bellissimi” rispose il Capo “Quattro anni fa li esposero per un’altra mostra. Braccialetti a granulazione, orecchini a monachella, anelli-sigillo, collane in filigrana… uno spettacolo! Poi… quell’oro antico, puro al novantanove per cento. Di quel giallo cupo, pieno, quasi arancio. Il vero oro. Ma, oramai… ”
“Posso tornare a dormire, Capo?” chiese INTREPIDO.
“Va pure” lo congedò “E… scusa."
“Addio mostra” commentò TAZZA.
“Peccato” il rimpianto del Capo “sarei tornato a vederla volentieri."
In quel momento fecero ritorno alla Colonia EMILIA e PINELLA cariche, come sempre, di inutili pacchettini.
“Giorno Capo!” salutarono.
“Ciao Belle!” rispose quasi distrattamente.
Poi si accorse di un piccolo particolare, anzi due: uno splendente braccialetto in filigrana d’oro al collo di EMILIA e un anello, sempre d’oro, a forma di serpente arrotolato alla sua coda.
“E quelli?” domandò brusco.
“Un pensierino di un ammiratore” rispose col sorriso ingenuo la gatta tigrata.
“INTREPIDOOOOOOO!” L’urlo del Capo echeggiò nel bosco di castagni.

L'AVVENENTE EMILIA DA GIOVANE - Ottobre 2007

giovedì 24 aprile 2014

STORIE DI NERA A MONTE MALBE - LA BANDA DEI MONATTI





LA PENNA DI NAIF





La chiamavano "La Banda dei Monatti" ed era il terrore delle farmacie e parafarmacie della periferia nord di Perugia. Si muovevano di notte, furtivamente al buio, annunciati da un lieve scampanellio. Da qui il loro nome.
Appena lo scampanellio si udiva debolmente nelle tenebre la popolazione si rifugiava terrorizzata nelle proprie case. I più coraggiosi chiamavano il 113. 
Ma le chiamate spesso erano frutto della suggestione, della paura e dell'ignoranza. Qualche volta si era trattato di un innocuo sonaglino per neonati, altre di una nuova suoneria per il telefonino.
Sì! La Banda dei Monatti faceva fare affari d'oro ai produttori di telefonini; tutti volevano il nuovo I-Phone con la suoneria col sonaglino e chi non poteva permettersi la spesa la crackava direttamente dalla rete.
Li avevano definiti dei pericolosi rapinatori seriali, pericolosi e spregiudicati. Ad ogni colpo lasciavano la propria firma: un peto, delle gocce di pipì, talvolta miste a sangue, bava e in qualche caso anche dei ciuffi di pelo.
La Polizia Scientifica li odiava: sempre a raccogliere e fotografare peti, analizzare piscio per estrarne il DNA e catalogare infiniti microscopici peli che erano sempre presenti sulle scene del crimine.
Li avevano definiti pure rapinatori anomali: non svaligiavano la cassa con l'incasso giornaliero, neppure il distributore automatico di profilattici ma facevano incetta di medicinali, con oculata scelta.
Zobuxa, Clavaseptin, Deltacortene, Stomorgyl, Baytril, Ursacol, Onsior, Tobral, Synulox erano le loro prede preferite, insieme a pannoloni, siringhe e collari elisabettiani.
"Dei pericolosi tossici!" li aveva etichettati la stampa locale e il TG regionale non perdeva occasione per mostrare ai telespettatori, all'ora di pranzo, le crude immagini dei peti e della pipì mista a sangue persi sul pavimento delle attività visitate.
La Polizia brancolava nel buio, ma loro no!
La Banda aveva una guida insuperabile nel buio, come il radar di un sommergibile schivava tutti i pericoli e le insidie.
Ma, alla fine, li hanno beccati.
Avevano appena ripulito la farmacia di San Marco, per la decima volta, quando la Scientifica trovò l'indizio schiacciante. La prova che li avrebbe inchiodati dentro la cella del carcere per tutta la vita. Un sonaglino da collare blu metallizzato agganciato ad una targhetta metallica sulla quale era inciso "TOGO - Reggia di Monte Malbe".
Ci fu un'irruzione dei NOCS alla Reggia di Monte Malbe la notte successiva, il sospettato TOGO catturato e condotto in Questura per l'interrogatorio.
Invano l'Avvocato SERPOTTO cercò di fare barrage mischiando le carte e chiedendo lo stato di piena infermità mentale per il suo assistito.
TOGO crollò e confessò. La Scientifica appurò che i peti ritrovati erano suoi.
Numerose volanti della Polizia si recarono a sirene spiegate alla Reggia di Monte Malbe per catturare i complici.
Si portarono via ammanettati FIORINO, che perdeva gocce di pipì mista a sangue, i bavosi CESARE e SPINELLO, la cieca PIMPI, il brozzoluto MAGOO e l'infiltrato intestinale ORESTE.
Il giudice fu spietato e la giuria implacabile mentre il pubblico aveva già emesso il suo verdetto di condanna.
Colpevoli. Tutti, senza attenuanti di sorta.
Ergastolo.
Ma, dopo due giorni, arrivò la tanto attesa Legge Svuota Carceri, rivolta esclusivamente a politici, mafiosi e bancarottieri.
E qui l'avvocato SERPOTTO si superò dimostrando che la Banda dei Monatti altro non era che una associazione a delinquere di stampo mafioso, con forti connivenze politiche che mirava alla creazione di una catena di farmacie per appropriarsi dei contributi pubblici.
Furono rilasciati dopo dodici ore e concessi gli arresti domiciliari in attesa di avere riscontri certi dal mondo politico colluso.
Naturalmente arrivarono, insieme a strani intrecci con la Banda della Magliana, con la strage dell'Italicus e col Mig libico precipitato in Sila. 
Poi tutto si perse nei meandri delle Procure, insieme al faldone che conteneva le prove dei loro crimini.




IL BAVOSO SPINELLO AI DOMICILIARI

mercoledì 12 marzo 2014

L'ELDORADO





LA PENNA DI NAIF





Sulla Reggia aleggia una leggenda. (cacofonia inevitabile)
Millenaria, che viene tramandata di gatto in gatto.
Un po’ come Atlantide o le sette città d’oro di Cibola o, meglio ancora, l’Eldorado.
Tutti fanno gli scettici ma, in fondo, ci credono: spesso hanno degli indizi inequivocabili a tal senso.
Un giorno CANNIBALE, il Capocomunità, con coraggio ha domandato al Capo se quanto si mormorava fosse realtà.
Il Capo si è fatto una grassa risata, ma non ha risposto.
“E’ reticente!” hanno sentenziato i gatti del garage.
Ci ha provato pure il compianto PACCOLINO, durante le sue effusioni diurne con la Signora.
“E’ vero?” le ha chiesto.
“Ma daii! Ti pare?” lei ha risposto, senza confermare né smentire.
E’ un segreto che i due umani della Reggia tengono ben stretto: ma noi sappiamo che loro celano la verità.
Chi non si arrende è Nonno CESARE. Passa le giornate a frugare nella Reggia, nel bosco e correndo qualche grosso pericolo anche al fosso. Finora non ha trovato tracce inconfutabili di quello che cerca, ma non demorde.
Lui è sicuro: ha la certezza che l’Eldorado sia qua.
Per questo sta le ore davanti alle porte dei locali inaccessibili ai gatti della Reggia, frigoriferi compresi, convinto che il tesoro sia nascosto là.
Si informa, studia vecchie carte topografiche di Monte Malbe, coinvolge PERICLE in estenuanti ricerche in Internet. Scruta attentamente ogni movimento degli umani e, quando uno dei famosi indizi miracolosamente appare, annunciato dal suo inconfondibile rumore metallico sa di non sbagliarsi: lui è nel giusto e cerca, cerca, e cercherà fino al suo ultimo giorno.
Ne vorrebbe discutere con SPINELLO, uno degli anziani della Reggia, ma, tra l’arteriosclerosi e la demenza senile, il dialogo tra i due è arenato da anni alle presentazioni.
Eppure CESARE non molla e cerca di coinvolgere i più giovani e agili nella sua inverosimile ricerca.
Lui sa.
Lui è certo.
Lui è convinto.
Lui è irremovibile.
Lui è sicuro
...che finalmente un giorno troverà dove si nasconde, alla Reggia, la Fabbrica del Gourmet Gold (al pollo)!

CANNIBALE - Il Capocomunità della Reggia

domenica 9 marzo 2014

IL MONDO OLTRE LA RETE





LA PENNA DI NAIF





Ciao a tutti!
Sono NAIF, la micetta delegata a raccontarvi dei momenti di vita della Reggia.
Dopo la protesta dell’altro giorno, andata a buon fine, PERICLE, l’Informatico della Reggia, ha subito creato questo nuovo spazio dedicato ai mici che vivono alla Reggia.
CANNIBALE ha scelto, invece, il titolo della rubrica: LA PENNA DI NAIF.
Speriamo vi piaccia!

IL MONDO OLTRE LA RETE

Siamo sdraiati sulla calda pietra del davanzale della finestra di una camera della Reggia.
Il tepore dei raggi solari che filtrano dai vetri e il caldo che sale dal termosifone sotto il davanzale sono un toccasana per le mie ossa.
E per il piccolo corpicino di BITTER.
Sta ferma, immobile, con gli occhi semichiusi ma io lo so che, invece, sta osservando tutti i movimenti degli altri gatti nel giardino.
Osserva, forse con un poco di nostalgia, la libertà che si è negata venendo qua dalla Colonia. Non è che le sia vietato uscire ma la piccola ha ora assunto la consapevolezza di non essere un gatto come gli altri; la sua patologia è altamente invalidante. Preferisce la tranquillità della casa alle emozioni di scoprire un nuovo mondo e altri amici, alcuni ancora sconosciuti.
Ogni tanto fa una domanda: chiede chi sia quel micio col pelo lungo che sembra un norvegese e si muove come un ubriaco. Domanda cosa siano quegli strani rumori che, ogni tanto, sente e non ne riesce ad individuare la provenienza. Indaga su come si svolga la vita dei gatti del garage e perché alcuni non entrino in casa.
Ma lo fa in maniera garbata, sottovoce: forse vuole essere preparata per quando si sentirà di uscire ad annusare l’odore dell’erba e prendere il sole senza il filtro dei doppi vetri.
“Nonno CESARE”, chiede, “cosa ci sta al di là di quella rete?”
Si riferisce alla recinzione di confine tra il terreno della Reggia e quello della vicina (la nuova umana di TEMPESTINA).
“C’è il bosco, lo stesso bosco che ci sta qua. E ci sta un’altra casa, abitata da altri umani”, rispondo.
“Vedo che i nostri colleghi vanno spesso in quel bosco. Cos’ha di speciale?”
“Niente. E’ lo stesso bosco, uguale al nostro. Un bosco diviso a metà. Loro ci vanno perché, tranne TEMPESTINA, non ci sono altri animali ed hanno più spazio a disposizione.”
“Se è lo stesso bosco, perché lo hanno diviso con la rete?”
“E’ il confine, BITTER. Sono cose di umani. Gli umani sembrano forti ma hanno paura di tutto. E sono pure egoisti. La rete significa che questo è mio e quest’ altro è tuo.”
“Anche noi, in casa, abbiamo le sedie uguali. Ma non le abbiamo divise con la rete. Se tu vai su quella, io vado sull’altra. Se c’è spazio ci stiamo pure in due.”
“Gli umani ragionano in maniera diversa.”
La vedo socchiudere gli occhi e pensare.
“Significa che neppure noi dovremmo andare al di là della rete?”
“No. Noi non ci facciamo questi problemi. Per noi il bosco è unico, la rete solo un piccolo ostacolo da superare.”
“La rete è una cosa sbagliata allora!”
“Non credo. Intanto ci protegge dai cani che girano da queste parti. Per loro è un ostacolo quasi insormontabile.”
“Bene. Cominciavo a pensare che gli umani fossero degli stupidi.”
“Gli umani non sono stupidi, BITTER. Sono solo stupidamente complicati.”

Nonno CESARE