La storia de I Gatti di Monte Malbe, due bande di felini semirandagi che hanno adottato un umano in cambio della loro sussistenza giornaliera. (Vai a Presentazione)
mercoledì 28 gennaio 2026
ARCHEOLOGIA FELINA - Dalla scartocciata di pasta con gli avanzi di casa al monoproteico.
giovedì 28 novembre 2024
ARCHEOLOGIA FELINA - Il Capostipite
IL CAPOSTIPITE
E' lui il vero Capostipite de I Gatti di Monte Malbe, non è arrivato per primo, superato da BUMBI e dalla randagia PALLINA e le sue figlie, ma a tutti gli effetti è lui che ha dato il là alla storia, praticamente ha combinato la frittata.
Maggio 2000, sono a letto influenzato alle via respiratorie e a quelle intestinali mentre sarei dovuto essere altrove; niente popodimenoché all'estero, a correre una delle Marathon di MTB più dure e prestigiose d'Europa col solo obiettivo di arrivare in fondo tutto intero.
Rimane solo la ricevuta dell'iscrizione già pagata, e piuttosto cara, per soffrire come un cane per più di 10 ore consecutive, e l'insoddisfazione di non essere là a tritare una bici quasi nuova.
Ma veniamo a bomba.
A letto, spossato da una notte d'inferno, Micia mi comunica che fuori dal cancello di vicini ci sono 3 piccoli gattini abbandonati, ma io non ne dovevo sapere nulla altrimenti sarebbero arrivati a casa.
Con le ultime forze rimaste e un poderoso calcio nel culo la mando a raccattare i 3 piccoli.
Ne torna solo con 1; la vicina del fosso, quella di PAPERINO e UEBI, la ha preceduta e se li sono divisi (aneddoto poi confermato dalla vicina stessa, il Capo è un malfidato di natura).
Ci tocca un tigrato piccolo, forastico, che soffia ma mangia come una betoniera.
Non si trova un nome adatto a lui, ci pensa il Capo a darglielo mentre vede una tappa del Giro d'Italia alla tv dove è ospite Eddie Merckx: CANNIBALE (Merckx, appunto).
In poche settimane CANNIBALE diventa il vero padrone di casa: dorme sul lettone e tutto gira intorno ai suoi fabbisogni.
Vaccinato, poi castrato, curato da quei piccoli e fastidiosi problemi che affliggono i cuccioli, CANNIBALE cresce e diventa il classico gatto obeso di casa: mangia solo Gourmet Gold al pollo (almeno finché non arriva CESARE). Qualche piccolo problema di convivenza con PALLINA, che lo vorrebbe riportare dove era stato trovato, mentre con BUMBI la vita scorre tranquilla.
Attraversa ben 17 anni di vita alla Reggia, conoscendo innumerevoli colleghi dal passato burrascoso come il suo, il cane CHARLIE (abbandonato alla Colonia Vecchia, ancora lontana a venire nella storia).
Scompare nel bosco il 4 giugno 2017, mai ritrovato.
E' lui che ha dato l'inizio all'accoglienza ufficiale di profughi alla Reggia, è lui che per primo viene considerato un vero Gatto di Monte Malbe, è lui che, nel bene e nel male, ha dato lo spunto definitivo al Capo di "ristrutturare" in maniera decente la Colonia Vecchia.
Nella memoria del computer rimangono numerose sue foto, anche alcune cartacee, ma le più recenti. Le più vecchie se le è mangiate la tecnologia durante i travasi da un pc all'altro.
Ufficialmente era il gatto di Micia, non il mio; io ho sempre preferito la versione randagia dei felini, TAZZA in primis.
CANNIBALE scatena una valanga di ricordi, belli e brutti, e sicuramente rimane la memoria storica della Reggia; quello che potrebbe raccontare lui io manco me lo sogno.
Un saluto, CANNIBALE, mi ha fatto molto piacere ricordarti in un buio mattino invernale alla Reggia!
P.S. Sei figlio di una Marathon mancata, ricordalo che avresti potuto chiamarti invece Salzkammergut!
venerdì 26 aprile 2024
ARCHEOLOGIA FELINA
L'ETA' DELLE COLONIE
Ieri, salendo alla Colonia della Scuola, mi sono perso in un profondo pensiero: quale, tra quelle del Monte, è la Colonia più vecchia esistente?
Pensiero ozioso; prima del Blog non esistono riferimenti certi della presenza di Colonie, intese come gruppi di gatti con strutture a loro dedicate e seguiti in maniera costante e non gruppi di gatti randagi abbrancatisi in un posto perché più semplice per reperire cibo per la sopravvivenza. Si vive solo di ricordi, anche datati.
COLONIA VECCHIA DI MONTE MALBE (EX DEL CONVENTO)
Che io ricordi avevo ancora i calzoncini corti e già alla Colonia Vecchia c'era un gruppo di gatti randagi, arrivati chissà da dove e lì stabilitosi forse perché dal Convento arrivava ogni tanto del prezioso cibo. Parliamo della metà degli anni '60, quando la Colonia Vecchia terminò il suo mestiere di tiro al piattello e anche il piccolo bar, situato proprio sopra quelli che sarebbero diventati i loro locali per dormire chiuse in maniera definitiva. Poi si vive solo dei racconti del Gattaro Umberto, da decenni frequentatore e sponsor di cibo per i gatti presenti. Racconti che parlano della vecchia Ninetta con la sua gallina che veniva a nutrirli giornalmente, del padre del Professor Mercati che metteva loro nomi strani, peggio dei miei: BERENICE è un suo brevetto. Di quel signore, di cui non ricordo il nome, che arrivava con l'Apetto e ogni tanto se ne portava via inconsapevolmente qualcuno che voleva farsi un giretto tra la civiltà. Di Fiorella che sterilizzò anche le pietre della chiesetta ed era famosa per lasciare uno sporco da post burrasca marina sulla spiaggia.
Poi è arrivato il Capo, il gattaro ufficiale di Monte Malbe, forte della sua esperienza delle Colonie di San Domenico e del curvone di San Marco, e la sua mania di organizzare tutto e rendere più facile la vita ai randagi.
Era luglio 2004, riscoperta quasi per caso, la Colonia Vecchia subì un vero terremoto fino a trasformarsi in Colonia Nuova di Monte Malbe fino a quella che è oggi. Dei tempi passati rimangono solo i ricordi confusi di Umberto e una foto in bianco e nero che ritrae la vecchia BERENICE cucciola con la sorella MICIA e la mamma, BERENICE anche lei, nel 1992 alla Colonia Vecchia. Per il resto, gran parte lo avete letto nel Blog dal 2013.
domenica 21 gennaio 2024
ARCHEOLOGIA FELINA
LE RELIQUIE
Giorni fa, in un post, scrivevo del rapido passaggio dalla scartocciata di pasta e avanzi di casa come pasto per i randagi delle colonie, alla più pratica e comoda scatoletta. L'inconveniente era solo l'apertura della stessa in modo rapido e senza amputarsi qualche dito con i randagi affamati che cercavano di arrivare per primi al nuovo lauto ed appetitoso pasto. Non avevano ancora inventato lo strappo delle scatolette e l'unico modo per aprirle era la scomodo, lento, pericoloso ed ingombrante apriscatole.
Ma le aziende produttrici di cibo umido per gatti provvedevano anche a questo!
Mi ricordo un'offerta in cui, con 3 mastodontici barattoli di PAL, cibo per cani dai bocconcini così grandi da soffocare un labrador, e naturalmente senza taurina (tanto manco sapevamo cosa fosse, ignoranti come le scarpe vecchie di un montanaro) ti regalavano un meraviglioso e pratico apriscatole pubblicitario!
Eravamo alla fine degli anni '70, il PAL era graditissimo ai cani (e ai randagi di colonia perennemente affamati), in barattolo da 1 chilo e costava come il rene di un adolescente. In alternativa c'era il più economico CHAPPI, in bocconcini più piccoli, in confezione da 1,2 chili, ma senza apriscatole in omaggio.
L'apriscatole PAL apriva egregiamente le misere scatolette di KITEKAT e WHISKAS da 400 grammi, o quelle del pregiato WHISKAS da 200 gr., il famoso e diffusissimo FRISKIES da 400 grammi era ancora da venire; se volevi nutrire il gatto, quello c'era!
A difesa della scarsa scelta di mercato c'era da dire che la differenza di prezzo tra KITEKAT e WHISKAS non era così abissale come ora e un lusso, ogni tanto, potevi concedertelo.
Ma torniamo ai soggetti del post.
In questo Blog non raccontiamo cazzate, anche se a distanza di quasi 50 anni si potrebbe farlo senza pudore; ieri, frugando in un inutile cassetto della cucina, insieme a tanto ciarpame, ho ritrovato ben 2 apriscatole pubblicitari PAL!
Due reliquie dei tempi passati, spesso estremamente dolorosi, ora perfettamente inutili all'uso: tutte le scatolette sono dotate di tappo con linguetta a strappo e gli apriscatole non le aprono.
Due reliquie di un tempo che fu, dove c'era poco o niente, i gatti randagi erano già benestanti se avevano un nome con cui chiamarli e, se poi avevano anche una scatoletta di KITEKAT una volta a settimana, erano gran signori. Una volta dove il gatto randagio era solo di due specie: il randagio vivo e quello morto.
Due reliquie che mi hanno un poco commosso pensando a quanto eravamo ancora primitivi noi gattari, due reliquie che raccontano i grandi stenti e la fame dei tempi, assolutamente non paragonabile alle condizioni di molti gatti randagi delle colonie feline protette e seguite di ora. Due reliquie che, chi non c'è passato e non si è sbregolato almeno una volta le dita, non ne conosce ed apprezza minimamente il valore.
Due reliquie per quei gattari che, come i randagi, sono sopravvissuti.
venerdì 3 febbraio 2023
ARCHEOLOGIA FELINA
MIUSSI DA PREPO
Qui sconfiniamo realmente nella preistoria felina del Gattaro Capo.
Primissimi anni '70 del secolo scorso o forse fine anni '60, non ricordo, la sorella del Gattaro Capo recupera in quel di Prepo, allora quartiere periferico di Perugia, un microbo nero di massimo un mese di età, letteralmente ricoperto di diarrea, vomito e con gli occhi semichiusi da gialle concrezioni che a malapena respirava. Col senno del poi avrei diagnosticato una forte rinotracheite condita da gastroenterite. Come a dire: il piccolo era spacciato. Ma la sorella del G.C. laureanda in medicina decide di tentare la sorte disperata, o forse fu la Dott.ssa Lia Crivellini, non ricordo, e salvare in tutti i modi quella vita già praticamente finita. Non so come fu ma, o l'una o l'altra, salvarono il piccolo nero, rimasto comunque poi abbastanza rachitico.
Quello che mi resta di MIUSSI sono una foto di Polaroid sflashata di quando era già adulto e una valanga interminabile di ricordi.
Da quando mio padre, accortosi della presenza clandestina in casa lo voleva buttare in mezzo alla strada, e conoscendolo era tutta una mossa per ristabilire l'autorità nella casa.
A quando, avvezzo a fare un giretto mattutino per le scale del palazzo MIUSSI venne spaventato e sparì per 17 giorni, fu poi ritrovato in un vicolo mentre tentava di mangiare delle bucce di arancia.
Quando poi la sorella del G.C. oramai laureata e maritata mi lasciò in eredità la sua camera e lo studio, compreso il nero MIUSSI, che la notte voleva dormire tassativamente nel suo ex letto, diventato il mio. Nel 1979, una domenica mattina, ancora inebetito da una notte in discoteca fui risvegliato dal movimento violento del letto, convinto che MIUSSI avesse deciso per la sveglia correndo come un pazzo dalla testa ai piedi (lo faceva) mi incazzai come un treno, pronto a strangolarlo, e invece lo vidi terrorizzato col pelo gonfio su un mobile e capii che il colpevole non era lui ma il terremoto della Valnerina.
MIUSSI finii la sua seconda vita da gatto borghese per consunzione, alla metà degli anni '80, non fece in tempo ad assaporare la verde libertà della Reggia.
Comunque, da come era stato raccattato, male non gli è andata!
lunedì 3 febbraio 2020
ARCHEOLOGIA FELINA
GENESI
Sempre scartabellando vecchi documenti è venuto fuori un foglio con due foto stampate, foto di cui ignoro l'autore, stavolta di epoca abbastanza recente: Novembre 2009, la Genesi della Colonia Nuova.
Il Capo, in una fredda mattina autunnale, impegnato alle rifiniture della casetta nel bosco. Manca ancora gran parte dell'opera per realizzare tutta la Colonia Nuova: la pavimentazione esterna, la veranda, le cucce esterne, la recinzione e soprattutto... i gatti (ancora parcheggiati alla Colonia Vecchia)!!!
Maronna, che freddo che era in quei giorni! L'unico aiuto per riscaldarsi erano quei piastrelloni di cemento appoggiati alla giovane quercia del lieve peso di 27 chilogrammi l'uno da portarsi a mano dal parcheggio allo spiazzo della futura Colonia.
venerdì 18 ottobre 2019
ARCHEOLOGIA FELINA
YETI
Una nuova rubrica nata dal ritrovamento fortuito di un vecchio libretto di vaccinazione in mezzo a polverosi documenti.
"Embé?!?" direte voi.
Un sorriso alla lettura del nome del gatto proprietario del libretto e una valanga di ricordi sono tornati miracolosamente a galla.
Era il lontano 1982...
un cucciolo di gatto, spelacchiato, magro ed affamato, si presentò una mattina alla porta del supermercato dove lavoravo, a San Marco.
Fu rifocillato alla meno peggio e il piccolo gradì, tanto che ogni mattina, ma pure il pomeriggio, alla medesima ora si presentava a riscuotere il dovuto (modello pizzo mafioso). Scoprii poi che lo stesso trattamento era riservato al Bar dello Sport dei fratelli Bordellini, dove il micetto si presentava verso mezzogiorno per avere il suo piattino ricolmo di panna montata.
YETI lo chiamai, non sapendo se fosse maschio o femmina; non era avvicinabile.
Una mattina fui chiamato da uno dei commessi perché YETI era stato investito da una macchina in manovra: aveva la zampa posteriore sinistra mezza tritata.
Adagiato in un cartone lo portai alla Clinica Veterinaria Universitaria di Perugia, dalla già altre volte citata Dott.ssa Lia Crivellini.
Fu ricoverato e riparato, poi spulciato, sverminato e sterilizzato, ma la prognosi finale fu che non poteva tornare in strada.
Non potevo piazzarlo a casa; una recente pestilenza chiamata gastroenterite virale aveva già decimato i gatti della casa dove abitavo (a 200 metri dall'attuale Reggia) lasciando immuni (e in vita) solo l'anziana BECKY e il giovanissimo CESARINO. Il pericolo di accopparlo dopo il salvataggio era ancora alto. YETI fece la sua convalescenza nel mio ufficio e come cuccia aveva il primo cassetto della scrivania.
Finito il periodo di quarantena lo portai a casa e lì trovo la sua giusta dimensione: grandi spazi all'interno e quasi 6 ettari di bosco penetrabile solo agli animali selvatici e da chi ne aveva l'unico accesso.
Nel 1988 successe il patatrac: non so come, forse cadendo da un albero, YETI tornò a casa con la zampa già riparata nuovamente distrutta. Insieme all'amico veterinario Dott. Carlo De Feo lo portammo da un illustre ortopedico felino di Arezzo a cercare di riparare di nuovo i danni. Ma 11 fratture erano troppo anche per l'illustre ortopedico inglese.
"Non c'è problema" disse "tanto se lei mette due pezzi di osso di gatto in due stanze differenti, non si sa come, ma quelli si rincontrano e si saldano di nuovo. L'unica accortezza: il gatto deve stare a stretto riposo per almeno un mese."
Tornati a casa, nel pomeriggio, beccai YETI che, evaso sul tetto, cercava di scendere a terra attaccato al tronco di un leccio con la zampa posteriore sinistra penzolante.
Fu recluso al 41bis.
Dopo un mese, in effetti, le fratture si erano risaldate ma la zampa aveva uno strano effetto zig zag e i movimenti erano poco fluidi.
Ma YETI tornò alla sua vecchia vita: casa d'inverno e bosco d'estate, sempre a caccia di prede che riportava.
Sparì misteriosamente nel 1989; qualche settimana dopo nel bosco ne ritrovai i resti spolpati dagli animali selvatici e lo riconobbi proprio per le condizioni della sua zampa sinistra.
Questa è la storia di un proto Gatto di Monte Malbe a cui ero molto affezionato e che, malgrado la sua disgraziataggine e visti i tempi remoti, campò più del previsto (praticamente un PUNTINO di altri tempi).
Ciao YETI, mi ha fatto immenso piacere ritrovare questo tuo ricordo e la foto del 1987 che ti ritrae insieme alla piccola Giulia.
![]() |
| 1987 - Giulia e YETI |


















