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martedì 25 gennaio 2022

STORIA DELLA COLONIA

 



L'ERA 

PRE-COVID





SAETTA non c'è più, quale esponente più anziano de I Gatti di Monte Malbe distaccati alla casetta nel bosco tocca a me, BARTOLOMEO, continuare a raccontarvi la storia della nostra Colonia Felina.

10 anni sono passati da quando ci siamo trasferiti dalla Colonia Vecchia alla Nuova, ci siamo adattati, siamo ridimensionati come numero e questa è una cosa buona, per tutti, Capo compreso.

Prima con la presenza media di 50 gatti (picco 70 felini) era oltremodo difficile essere gestiti al meglio ed avere le giuste attenzioni. Ora, che siamo in media dalle 23 alle 28 unità è tutto un altro mondo. Un'occhiata basta per sapere subito chi sono gli assenti del giorno, qualche secondo per ricordare se l'assenza è prolungata o solo temporanea, si mangia meglio e più abbondante, le attenzioni sono per tutti e ci scappa pure qualche spazzolata al pelo quando uno ne ha bisogno.

La casetta è stata coibentata e ora fa meno freddo, le panchine esterne rifatte, come pure la scaletta che porta su al tetto della casetta. Molti irriducibili o assenti cronici sono oramai presenti giornalmente.

E' un vivere quasi da gatti di casa.

In 10 anni molti colleghi sono arrivati, alcuni si sono fermati solo qualche momento, altri sono stati per fortuna adottati, alcuni sono stati trasferiti alla Reggia per problemi vari e altri, come SAETTA, ci hanno lasciati per sempre. Ma si sa; è quello che in gergo quasi scientifico chiamano la turnazione della colonia felina. Tanti ne arrivano e tanti ne partono; la colonia felina è un mondo fluido, in movimento costante e ogni giorno il Capo arriva da noi con il pensiero di trovare novità (di solito non belle).

Siamo grassi, ce lo dicono tutti e cominciamo a crederci, soprattutto quando arriva qualche gattofila che ha avuto 3 gatti in vita sua (e già dal verbo avuto capiamo che è una persona che di gatti capisce quanto noi di fisica quantistica) e rimprovera il Capo che ci sono gatte incinte tra di noi (TURMALE', CORNIOLA, RALF e GGNAZZIO per fare un esempio) e, peggio ancora, pretende di spiegare al Capo come si gestiscono i gatti.

Sono i momenti migliori della giornata, vedere il Capo che spiega che quelli (i nomi tra parentesi) sono maschi (e pure senza palle) per poi virare al "Ma levati dai coglioni" (solo pensato, ma oramai noi lo leggiamo come le etichette dei barattoli di paté) quando iniziano la lezione sulla nostra corretta gestione. Anche BAIOCCO pensa "Ma levati dalle palle, va!"

Per il resto noi siamo qui, alla casetta o sparsi per il bosco a riposare, in attesa del momento clou della giornata: l'arrivo del Capo con i vettovagliamenti!

Vostro BARTOLOMEO, l'esponente anziano della Colonia Nuova.


PERONI e FLIPPER

"Il bancomat, fregagli il bancomat al Capo!"

  

lunedì 10 settembre 2018

STORIA DELLA COLONIA






 LE ULTIME PAROLE       FAMOSE




SAETTA, dopo lunga latitanza narrativa, riprende a raccontare la storia della Colonia di Monte Malbe; si sta invecchiando e cerca qualcosa per poter passare il tempo.

LE ULTIME PAROLE FAMOSE 

La vita felina nella nuova casetta nel bosco ci piacque subito: meno rotture di palle da parte degli umani, più silenzio, un bosco pieno di tane da esplorare, una bella vista panoramica sulla strada sottostante che potevamo così controllare.
L'unico dubbio era se il gelo invernale non ci avesse congelato dentro la casetta di legno. Il Capo era molto soddisfatto del lavoro svolto e della nostra accettazione del nuovo posto, aveva migliorato la qualità del cibo e delle crocchette e con quello aveva risolto il problema di quei 3-4 gatti che si ostinavano a rimanere alla Colonia Vecchia. 
Poi un pomeriggio, in piena estasi da nicotina, fece la peggiore premonizione che un gattaro può concepire.
-Vedrete- ci disse in tono tranquillo -qui siamo molto meno visibili che alla Colonia Vecchia quindi sono sicuro che caleranno drasticamente gli abbandoni!
- 9 maggio 2010: Inaugurazione ufficiale della Colonia Nuova
- Fino al 31 maggio 2010: Abbandonati PASQUALINO e MENELIK
- Giugno 2010: Abbandonati ONCIA, MARENGO, ZECCHINO, PIASTRA, AGATA e TIGRE
- Luglio 2010: Abbandonati BAIOCCO (con fratello), PATROCLO, BUBU, YOGHI, TRASTULLO, GINGILLO (e una sorellina che sparì subito)
- Agosto 2010: Abbandonati ZORRO, FIORINO, LIRA, SIGNORINO e SPAZZOLA
- Settembre 2010: Abbandonate FRITTELLA e ANDY
- Ottobre 2010: Fummo graziati dalla stagione delle piogge
- Novembre 2010: PINELLA, PIRATA e BELFI
- Dicembre 2010: ORESTE
-Le ultime parole famose... - commentò sorridendo SCIRE'. 
Comunque su una cosa il Capo aveva perfettamente ragione: nel bosco eravamo praticamente invisibili: crollarono ai minimi storici le adozioni dei piccoli e adulti ex di casa abbandonati.


La saggia SCIRE'



mercoledì 21 giugno 2017

STORIA DELLA COLONIA







LA TRANSUMANZA





- Anche oggi si schiatta dal caldo! SAETTA, per punizione scrivi una nuova puntata della STORIA DELLA COLONIA!
Il Capo è inquieto, come fosse colpa mia se Monte Malbe non è indenne dal caldo tropicale. Vabbè… accontentiamolo, ma più si invecchia e più diventa scorbutico.

LA TRANSUMANZA

Fu una domenica pomeriggio che il Capo ci mise in apprensione
- Hanno messo tempo buono per tutta la settimana, domani preparatevi! – lasciandoci con questa oscura minaccia.
I più pavidi temevano una somministrazione supplementare di antipulci, un nuovo sperimentale antipulci radioattivo che teme l’umidità.
I pessimisti ipotizzavano un nuovo abbandono a loro stessi, anche da randagi.
I catastrofici vagheggiavano che sarebbero arrivati i furgoni cellulari della ASL a catturarci, portandoci via di qua per rinchiuderci in un triste gattile.
Gli ottimisti quel pomeriggio erano assenti.
E venne il “domani” con il Capo che alla solita ora si presentò con il rancio.
Ma ci fu una strana novità: niente più pasto sui tavoli del giardinetto; la distribuzione del cibo avvenne sul muretto sopra e sulle grandi pietre vicino alla vecchia altalena.
?
Il “domani” + 1 portò ancora un piccolo cambiamento: stavolta il pasto venne distribuito sui tavoli fatti con delle enormi pietre sotto agli ippocastani.
??
Il giorno dopo nessuna variazione, a parte che l’assistente Umberto arrivò e continuò a sfamarci ai tavoli di cemento nel giardinetto. Il Capo. Invece, ripeté l’operazione al posto del giorno prima.
??? (Non ci capivamo più un cazzo)
Giovedì il Capo cambiò ancora posto e somministrò il pasto sopra il tavolo di pietra più lontano al giardinetto.
???? (CERES si attivò per interpellare un valido psichiatra specializzato in umani)
Venerdì si mangiò a terra, come fosse un picnic sull’erba, all’imbocco del sentiero che scendeva alla misteriosa casetta. Sabato fu la stessa cosa (Lo psichiatra interpellato aveva rifiutato l’incarico adducendo assurde scuse per non confessare che oramai era troppo tardi per qualsiasi cura).
Comunque i meteorologi ci avevano azzeccato: niente pioggia da una settimana.
E venne la domenica!
Il Capo arrivò di buon mattino buttandoci tutti giù dalle cucce e cacciando dai nostri locali anche chi aveva fatto le ore piccole ed era ancora mezzo ubriaco.
- Fuori dalle palle! – imprecò – State in giardino che è una bella giornata!
- Sì!... Ma sono anche le otto di mattino… - protestò timidamente il nuovo arrivato UGHETTO.
Non ci furono Santi (malgrado fosse domenica), il Capo buttò fuori tutti e cominciò a raccogliere le copertine dai nostri numerosi giacigli.
- Un altro cambio? Oppure è il famoso sfratto di cui si vagheggia? – ci domandammo vicendevolmente.
Quando dai locali cominciarono ad uscire anche i cartoni, i cesti e i cubi di polistirolo cominciammo a temere che fosse la seconda ipotesi.
Poi il Capo fece un’accurata selezione delle nostre cucce, scartandone circa l’80%. Il rimanente, le più nuove e pulite se le caricò nella Land partendo, per poi fermarsi all’imbocco del sentiero che conduceva alla casetta.
Era giunto il famoso e temuto sfratto! Ora sarebbero arrivati anche i famigerati furgoni cellulari della ASL a prelevarci!
Ci fu un rapido e silenzioso fuggi-fuggi.
Solo io, TAZZA, LITTORINA, ROSINA e BERENICE andammo a vedere cosa stesse combinando il Capo.
Scendemmo alla casetta di legno e lo trovammo intento a sistemare quei quattro contenitori di polistirolo sugli scaffali metallici che aveva montato.
Gli scaffali erano già pieni di altre nuove cucce con le copertine pulite!
Finito di sistemarle il Capo impugnò il trapano a batteria e cominciò un lavoro certosino per fare due aperture quadrate agli estremi del lato con la porta della casetta. Poi ci montò due strane cornici con un coperchio basculante trasparente.
Finito il tutto, tra bestemmie immemorabili per aver lavorato chinato col mal di schiena, proclamò - E ora facciamo la prova!
Acciuffò la ROSINA e la catapultò dentro la cornice di destra, il coperchio basculò e la ROSINA si ritrovò, mezza spaventata, dentro la casetta. Il Capo chiuse le porte e ci sussurrò - Se quella mezza ritardata capisce come si può uscire lo capite tutti! (PERONI non era ancora arrivato da noi, altrimenti il posto da mezzo ritardato sarebbe stato suo d’ufficio)
Come per miracolo, e soprattutto per dimostrare che mezza ritardata non era, ROSINA uscì dall’altra cornice, si guardò intorno poi rientrò inaugurando subito la cuccia più comoda per riprendere il sonno interrotto.
- Perfetto! – esclamò il nostro umano – Ora l’ultimo tocco!
Tornò alla Land e riscese con un cartone colmo di ogni ben di Dio: ciotole nuove fiammanti che riempì con crocchette di estrema e a noi sconosciuta qualità, altre con acqua limpida e disseminò pure il piazzale e l’interno della casetta con palline da ping pong e giochi vari.
- Ma… è un asilo? – chiese BERENICE.
Il Capo non rispose e ci lasciò con un - Ci vediamo nel pomeriggio!
Cominciammo la nostra esplorazione in anteprima mentre TAZZA andava a richiamare i pavidi fuggiaschi.
Al pomeriggio, solita ora, il Capo si presentò alla Colonia Vecchia per chiamarci e farci mangiare chissà dove, stavolta. Ma non c’era nessuno!
Scese pensieroso verso la casetta nel bosco, da dove aveva inteso arrivare qualche strano rumore, e ci trovò tutti là. Chi correva e si azzuffava per prendere l’inafferrabile pallina da ping pong rosa, chi, agguantato tra le fauci il verde topolino peloso, saliva su un castagno per non dividerlo con gli altri, chi in piena coma digestiva per aver abusato delle crocchette di estrema qualità chi, ancora, russante dentro una delle nuove cucce.
- Bravi! – ci fece orgoglioso – Avete capito che questa sarà la vostra nuova casa!
Poi, vedendo a terra in mille pezzi gli sportelli basculanti delle gattaiole cambiò umore e si mise silenziosamente ad aprire la solita dozzina di scatolette.
Quello fu il nostro primo pasto alla COLONIA NUOVA!
Era il 9 maggio 2010

Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

UGHETTO
Autoproclamatosi Gatto-immagine della Colonia Nuova

sabato 25 marzo 2017

STORIA DELLA COLONIA








LA CASETTA DEL MISTERO




SAETTA assomiglia sempre più al Capo: schivo e scontroso, di poche parole (cioè miagolii) e ora pure col blocco dello scrittore.
- Non è colpa mia se il mio intelletto non collabora! – si è giustificato.
- Guarda che il Capo mica fa lavorare il cervello quando scrive! – ha replicato TARANTOLA – Fa come lui, butta giù le prime stronzate che ti passano per la testa!
- Ah… vabbé! Ci provo…

LA CASETTA DEL MISTERO

La casetta era terminata, ma il Capo non si decideva a portare su gli arredi e soprattutto il frigorifero che i Gatti della Reggia descrivevano pieno di ogni ben di Dio commestibile.
- Forse Micia l’ha perdonato e se lo tiene – ipotizzò ancora SCIRE’.
- E con questa capanna cosa ci facciamo? – il pensiero comune.
Invece il Capo tornò più volte ad ammirare la sua creatura e a sistemare piccoli dettagli.
Uno proprio piccolo non era; progettò (male) e costruì (peggio) una tettoia lungo un lato della casetta.
Troppo penduta e bassa, sbilenca tanto da far pensare al genio che progettò la Torre di Pisa, ma la ancorò a terra manco dovesse reggere alla furia di qualche tifone tropicale.
Comunque quella casetta in mezzo al bosco continuava ad essere un mistero per tutti noi, e pure per gli umani che la guardavano un poco perplessi.
Una mattina beccammo il Capo a piantare a terra, a suon di mazzate, dei poveri pali di castagno con un’estremità appuntita. Poi ci fissò una rete sbilenca e strana che riconoscemmo come una rete per pecore, uguale a quella che aveva il contadino sotto (forse una losca fornitura di INTREPIDO). Con pali e rete delimitò un grosso spazio intorno alla casetta.
Il giorno dopo lo spazio fu chiuso da un cancelletto di legno, sicuramente l’opera più pregevole di tutta quell’impresa.
La casetta era stata circondata dalla recinzione e SCIRE’ ci ammonì di nuovo – Non ha funzionato, lo caccia e viene a vivere vicino a noi.
- Manca la cassetta postale! – notò VITTORIO.
- E pure il campanello col citofono! – BARTOLOMEO.
- E pure l’energia elettrica, così pure come l’acqua corrente – puntualizzò TAZZA.
- Si laverà alla fontanella del piazzale – la spiegazione dell’igienista LITTORINA.
- Oppure quando piove – PACCOLINO, famoso per la sua avversione all’acqua.
Poi, un giorno, successe un fatto strano: il Capo arrivò con la Land carica di profilati di ferro, anche un poco arrugginiti, e si mise a montarli dentro alla casetta. Alla fine del lavoro due lati della stessa erano occupati da una scaffalatura metallica.
- Apre un centro commerciale! – la spiegazione di BERENICE.
- Troppo nascosto e poco facilmente raggiungibile – TOPAZIO – Sicuramente qui spaccerà qualcosa di illegale!
Fu PAPERINO, durante una delle sue visite, a spiegarci l’arcano.
- Quella casetta è per voi. Ancora il Capo non vi ha informato che siete stati sfrattati dai locali degli ex bagni e vi trasferirà qua, in mezzo al bosco.
- Trasferirà pure quegli enormi scorpioni e quegli schifosi lumaconi neri che ci stanno là? – domandò a tutti la ROSINA (della Colonia).
- E le nostre pulci? Che fine faranno? – l’intoccabile e inavvicinabile CERES.
- Ma… - la domanda più sensata la fece la saggia MICIA – lascerà la porta aperta oppure darà la chiave della serratura a ognuno di noi?
- Ci chiuderà dentro tutto il giorno e avremo una mezz’ora d’aria solo quando verrà a portarci da mangiare – ATTILA, sempre incline al catastrofismo.
- Peggio che al 41bis!
- Io me ne vado, emigro in città!
- Ti seguo.
- Torno dalla mia vecchia famiglia umana!
- Sì! Quei grandi bastardi che ti hanno abbandonato, sai che contentezza quando ti rivedranno! – TAZZA riporta la calma – State buoni e vediamo cos’altro succederà. Non sottovalutiamo l’unico neurone rimasto al Capo.
E così fu; aspettammo con ansia gli eventi.


Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

L'informatore PAPERINO sempre in contatto tra Reggia e Colonia


sabato 24 settembre 2016

STORIA DELLA COLONIA






GRANDI OPERE
A MONTE MALBE






- Ma oggi è domenica! E’ il turno di QUARK coi suoi Misteri! Perché devo fare questo straordinario festivo?
- Zitto e scrivi – la risposta lapidaria di BAIOCCO –QUARK è ancora ubriaco da ieri sera, smetti di portarlo al pub… lo sai che non regge l’alcool!

GRANDI OPERE A MONTE MALBE
Eravamo rimasti al Capo che stava devastando un fazzoletto di terra in mezzo al castagneto. Dopo aver abbattuto diversi castagni (malati, dice lui) e spianato a suon di pala e piccone il terreno lo vedemmo intento a trasportare di tutto con quel catorcio della sua Land e portarlo allo spiazzo che aveva costruito.
I piccoli vagheggiavano che lì il Capo volesse costruire una Disneyland tutta per loro, le signore propendevano per una piscina con tanto di terrazza per mettere al sole sdraio e lettini, gli sportivi un campo da tennis, o da basket o un ring per il pugilato.
I pessimisti optavano per un campo di concentramento per felini di razza incerta, gli ottimisti per un campo di sterminio per padroni di cani di scarsa intelligenza. Il solito allegrone VITTORIO per un cimitero destinato alla nostra dipartita.
Un giorno lo vedemmo arrivare per ben quattro volte con la Land impennata e carica di piastrelloni di cemento. Più di 100 pezzi, al peso di chili 27 cadauno. Immaginate le bestemmie del Capo mentre li scaricava e doveva portarli a braccia allo spiazzo in mezzo al bosco: ha fatto il giro del calendario 18 volte nominando pure Santi sconosciuti anche ai frati del convento.
Infine un giorno arrivò addirittura col suo amico con il pick-up, anche lui impennato, carico di tavole di legno e valigette portaattrezzi. Arrivò a dar man forte pure un altro amico, sempre carico di utensili vari, e si misero a lavorare di buona lena di mattino presto, con la nebbia che ti spaccava le ossa e diversi gradi sotto lo zero.
Lavorare! Una parola grossa!
Diciamo che era un continuo darsi del coglione, incapace, cieco, rimbecillito dal freddo e via dicendo…
- Sto pezzo va qua! Tonto!
- Il tetto si monta all’ultimo, scemi!
- Squadrate le pareti, mi raccomando!
Infatti, terminata quella che poteva sembrare la struttura di una casetta in legno, il Capo si accorse che su un lato era rimasta una fessura di circa 5 centimetri, una sottile finestra verticale che scendeva lungo tutta la parete.
- Nessun problema! – disse prendendo un’asse di legno avanzata e inchiodandola all’interno per chiudere lo spazio.
Al montaggio del tetto cominciò a scorrere il sangue, oltre alle martellate sulle dita per la stanchezza volavano oggetti disparati all’indirizzo di uno o dell’altro.
- Meglio che al cinema! – il commento di ARCHIMEDE, mentre BARTOLOMEO raccoglieva scommesse sulla sorte dell’opera: qualcuno puntò anche su una durata superiore a quella della Salerno - Reggio Calabria.
Infine toccò al montaggio delle porte; successe di tutto per far riuscire il miracolo della loro chiusura e relativa apertura.
Nel pomeriggio, contrariamente al volume delle scommesse effettuate, il lavoro finì e i tre, stanchi, sporchi, incazzati e sanguinolenti si salutarono a malo modo.
Fu qui che SCIRE’ lanciò un pesante dubbio:
- La Micia l’ha sbattuto fuori casa, il Capo viene ad abitare in questa catapecchia vicino alla Colonia. Gli siamo rimasti solo noi… dovremo adottarlo.
In un attimo crollò Disneyland, il ring per la boxe e la piscina con le sdraio.

Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

SCIRE' - La saggezza fatta gatta

giovedì 11 agosto 2016

STORIA DELLA COLONIA






I PREPARATIVI ALLO SGOMBRO
(non il pesce)





- Capo, del periodo che va dallo sfratto alla nostra nuova sistemazione posso parlare? Naturalmente evitando tutti quegli antipatici fatti che si sono succeduti, compresa la tua incursione nel convento?
- Bravo, evita.
Ci avevano sfrattati, tornavamo ancora più randagi di quello che eravamo una volta. Qualcuno aveva già cominciato ad informarsi presso lontani parenti per avere un misero giaciglio in qualche sperduto gattile, barattando la libertà con una cuccia e un pasto sicuro al giorno. Altri esprimevano la volontà di migrare; qualche stolto vaneggiava delle meraviglie della città e delle sue splendide colonie feline, coi cassonetti pieni di ogni ben di Dio, mille cantine da visitare, topi di dimensioni da caccia grossa e…  tante più probabilità di venire adottati. Ma quante famiglie desiderose di avere un gatto in casa ci sono in città? Infinite! Finalmente un cambio di vita radicale! Benessere, socialità, consumismo sfrenato, gatte di facili costumi e, soprattutto, niente più Capo tra i piedi!
Solo io, TAZZA e qualche altro anziano sapevamo che tutto questo era una pura illusione: eravamo nati, o diventati randagi e tali saremmo restati per tutta la vita, e barattare la libertà del bosco con il caos e i pericoli della città presto ci avrebbe fatto rimpiangere questo luogo. Poi esisteva un’altra possibilità, la migliore: che il Capo non riuscisse a trovarci un’altra sistemazione e, per evitare ulteriori spargimenti di sangue (e non finire in galera), ci avesse traslocati in blocco alla mitica Reggia.
Mentre le menti pensavano al futuro e i nostri discorsi cercavano di dargli una certa forma il Capo, ogni giorno, si accendeva una sigaretta e se ne andava a fare una passeggiata nelle vicinanze. I più curiosi, tra cui io, cominciarono a seguirlo in questi suoi viaggi solitari nel bosco per constatare che stava diventando ancora più pazzo di quello era. Ogni tanto si fermava in un punto e cominciava a fare strani gesti con le mani, parlando da solo. Poi partiva con passo marziale a contare non si sa che cosa. Infine si rivolgeva agli alberi dicendo loro: - Tu… giù! Tu, mmm… vedremo! Tu, tu e tu, via! Tu rimani! No, qui no!
- E’ impazzito – il commento di TAZZA.
Un giorno inforcò un sentiero che scendeva verso il bosco di castagni malati e improvvisamente si fermò.
Con la sigaretta ancora accesa ne accese un’altra e cominciò la sua danza del passo dell’oca. Poi il solito dialogo con gli alberi, infine prese un bastone cominciando a tracciare strani segni a terra.
- Perfetto! – esclamò alla fine della sigaretta, mentre il 118 veniva allertato.
Da quella volta ogni giorno il Capo scendeva in quel posto a piantare bastoni a terra, tirare giù qualche castagno secco e spostare terra per fare un piano.
Che piano avesse in testa solo lui poteva saperlo…

Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

TAZZA segue con lo sguardo i movimenti del Capo

venerdì 17 giugno 2016

STORIA DELLA COLONIA









LACRIME E SANGUE









Sono tornato e a malincuore riprendo la narrazione della storia della Colonia. Sì, perché quello che andrò a narrarvi è il periodo più buio e doloroso attraversato dalla Colonia da quando il Capo ne prese le redini.
Tutto cominciò in sordina, con la sc…
- Stop! – mi interrompe il Capo – Non rivanghiamo vecchie storie e mai sopiti rancori; abbiamo in qualche modo risolto il problema e siamo riusciti a superarlo, quindi inutile riproporlo e magari rischiare di scatenare di nuovo un pandemonio!
- Ma allora cosa racconto, Capo?
- Lo stretto necessario: i padroni di casa ci hanno sfrattato ma, in qualche modo, con l’indispensabile aiuto della Dottoressa Stefania Mancini della ASL Veterinaria,  siamo riusciti ad ottenere questo fazzoletto di terra dove ora sta la Colonia Nuova. Tutto qua!
- Non devo raccontare dei misteriosamente scomparsi, degli investiti e del casino che hai piantato costringendo chi di dovere a trasferire il problema che avevamo?
- Assolutamente no, considerando che dopo due anni quel problema ce lo siamo ritrovato di nuovo tra i piedi. Quindi, meglio lasciare perdere e continuare la nostra pacifica esistenza.
- Non racconto neppure di come hai reso inoffensivo il vecchio problema ripropostosi?
- Non serve, quel problema ancora sta qua, quindi continuiamo ad ignorarlo e vedrai che lui ignorerà noi.
- Sicuro?
- Lo spero… per lui.
- Occhei Capo. Allora mi spieghi una cosa?
- Dimmi SAETTA.
- Che cazzo sono tornato a fare se non mi fai raccontare la Storia della Colonia?!

Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

ATTILA - TAZZA - ROSINA
si apprestano a sgombrare dal non più nostro giardino

venerdì 11 marzo 2016

STORIA DELLA COLONIA







SI RIPARTE!!!







La partenza dell’anno 2009 è decisamente sottotono. Dopo i primi tre mesi dell’anno senza abbandoni il Capo già cominciava a cantare vittoria.
- Finalmente sono diventati tutti più civili! – dichiarava ai quattro venti  - Tre mesi senza abbandoni non erano mai capitati!
Stava per passare pure il quarto mese di verginità quando, il 24 aprile, ci depositarono sulle scalette della Colonia un cartone con dentro tre gattini grigi, di circa 10 settimane.
Dopo un primo mancamento il Capo tornò in se e battezzò subito il grigio terzetto di asociali: SKA, CERES e BECK’S; oramai s’era dato all’alcool e alla musica da perdizione.
I tre erano talmente uguali tra loro che spesso sbagliava il loro nome, ma non si preoccupava – Questi sono così forestici che appena cresceranno sicuramente se ne andranno per i fatti loro.
Infatti SKA e CERES ancora stanno tutti i giorni a pasteggiare alla Colonia Nuova.
BECK’S no! Fu una delle prime scomparse sospette alla Colonia Vecchia; ma il Capo ancora non aveva  idea di quello che stava per capitare a tutti noi.
E a maggio si aprirono le cataratte degli abbandoni.

Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)


I fratelli CERES e SKA in una recentissima foto

venerdì 5 febbraio 2016

STORIA DELLA COLONIA





EDIZIONE STRAORDINARIA!
Il reportage fotografico dei
DIMENTICATI






- Ma come? – è la protesta che si è sollevata nel web – A quei poveri disgraziati, già che sono stati dimenticati nella narrazione, neppure una foto ricordo vuoi dedicare?
Hanno perfettamente ragione, per questo ho dovuto passare una settimana a spulciare tra l’archivio fotografico del Capo per tentare di trovare delle foto dei dimenticati.
Non di tutti, forse qualcuno non ha neppure una foto ricordo del suo breve periodo trascorso alla Colonia, ma di molti uno straccio di immagine l’ho recuperata.
Mi scuso ancora con i lettori e, soprattutto, con gli ex colleghi scivolati via dalla memoria come un’anguilla tra le zampe di PERONI (che ancora non ha fatto la sua comparsa nella Storia della Colonia).

Il Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)


CIPRIA alla Colonia Vecchia - Novembre 2008

VOLPINO alla Colonia Vecchia  - Settembre 2008

FLAMINIA alla Colonia Vecchia  - Settembre 2007

Ancora una foto di APPIA alla Colonia Vecchia - Ottobre 2007

SALARIA alla Colonia Vecchia  - Ottobre 2007

PERLA alla Colonia Vecchia - Novembre 2007

CENERE nella sua nuova casa - Novembre 2007

Il nostro CORNIOLA alla Colonia Vecchia - Luglio 2009
Il grande VITTORIO alla Colonia Nuova - Maggio 2010


venerdì 29 gennaio 2016

STORIA DELLA COLONIA






LA PAUSA INVERNALE





Prima di finire l’anno il Capo decise di impegnarsi nella raccolta rottami.
Dall’ambulatorio dell’ASL tornò, insieme al gatto sterilizzato di turno, con un rudere tigrato, adulto e con mille problemi. Asociale quanto basta, FIV positivo che cominciava a essere sintomatica con la stomatite, decisamente non messo benissimo, anche per la sua avanzata età, lo liberò in Colonia in un tiepido pomeriggio di novembre, per poi non toccarlo più (era asociale!).
Fu battezzato VITTORIO, niente sommergibili stavolta.
Insieme a lui portò anche una micia adulta tigrata, sempre ex ASL, che però rimase in Colonia solo qualche giorno, poi scomparve nel nulla. L’aveva chiamata CASSIA, forse non le piaceva il nome.
- Ed ora inizia la tregua! – le ultime parole famose del Capo, riferendosi al periodo invernale, solitamente poco foriero di abbandoni.
Infatti da dietro la recinzione del giardinetto si materializzò subito un gatto rosso, magrissimo ma aggraziato nei movimenti.
- Un’altra femmina? – l’unica cosa comprensibile tra una sequela di improperie.
Asociale pure lei quanto basta, ma sempre presente al pasto pomeridiano, anche se lo consumava in zona nascosta e protetta.
Altro battesimo volante e la rossa CORNIOLA entrò a far parte della nostra famiglia.
Quando finalmente decise che del Capo ci si poteva fidare uscì allo scoperto ma venne subito ingabbiata per la sterilizzazione (scoprendo che la micia CORNIOLA aveva due pallucche sotto la coda abilmente mimetizzate).
- Non importa! – commentò il Capo –CORNIOLA è e CORNIOLA rimane! Così nella prossima vita impara a mostrare subito il sesso!
L’ultimo arrivo alla vigilia di Natale: un gatto adulto bianco e nero, schivo e rintanato sempre in una tana sotto una grande pietra vicino al giardinetto. Fu battezzato ROCCO e anche lui, dopo pochi giorni svanì nel nulla.
Si conclude così il 2008; quattro anni passati, prima erano in otto alla Colonia, poi è arrivato TAZZA e dopo di lui tanti altri, me compreso.
Alcuni sono stati adottati, altri sono scomparsi nel nulla, qualcuno è morto, come sempre succede.
TAZZA ha fatto un grande sforzo per ricordare gli episodi salienti dei primi tempi della Colonia passandomi poi, purtroppo, il testimone.
Molti amici non li abbiamo ricordati, o perché sono stati poco tempo con noi o per una semplice dimenticanza.
Con l’aiuto dei più anziani, ROSINA (della Colonia) –che ora vive alla Reggia, insieme alla ROSINA di Casa- in primis, ricorderò i nomi di questi vecchi amici dimenticati:
CIPRIA – VOLPINO – FLAMINIA – APPIA – SALARIA – GONDAR – PERLA – CENERE – NARSETE.

Il Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)


Ci siamo dimenticati della microscopica APPIA!
Colonia Vecchia - Ottobre 2007

lunedì 28 dicembre 2015

STORIA DELLA COLONIA






TRE PER TRE!







L’invasione dei piccoli continuava senza sosta, in una settimana ne raccattammo altri sei; il Capo era prossimo al ricovero nell’ospedale psichiatrico.
Lo capimmo appena scoprì tre nuovi scriccioletti buttati dentro al nostro dormitorio senza troppi compimenti: prima impallidì, poi ringraziò il Signore (con il suo personalissimo modo di esprimersi, mezzo masticato tra i denti) infine li catturò tutti e tre senza rischiare falangi o dita intere. I tre nuovi erano piccoli ma decisamente socializzati.
La luce di allarme delle condizioni psichiche del Capo si accese appena li battezzò: BIM, BUM e BAM in memoria di una vecchio programma televisivo per bambini che era costretto a guardare con la sua piccola, ma che aveva lanciato un formidabile conduttore televisivo. Se i piccoli fossero stati due probabilmente li avrebbe chiamati Paolo e Bonolis.
BIM, BUM e BAM furono fortunatissimi, in quattro e quattr’otto trovarono casa, separatamente. Di loro non avemmo più notizie.
- Visto come si fa? – commentò il Capo appena affidato l’ultimo (BAM, uno dei due bianconeri).
Tempo di assaporare l’attimo di effimera gloria e soddisfazione per scoprire tre nuove sorprese nel giardinetto: tre fratellini di 12-15 settimane di vita, uno differente dall’altro.
Stavolta il Capo si impegnò di più (pur sempre ringraziando il Signore), almeno con i nomi: si affidò a nomi di civiltà oramai scomparse.
Gli etruschi BAST (similcertosino), ARIES (il bianconero che è ancora la migliore vedetta tra i gatti della Colonia) e la romana JULIA, una tricolore coccolona e per questo quasi subito adottata.
- Tre ne vanno, tre ne tornano… - il trito commento del Capo, oramai rassegnato ad accudire una Colonia cresciuta a dismisura.
Ma non sapeva ancora cosa ci aspettava il prossimo anno…

ARIES alla Colonia Vecchia - Maggio 2009

venerdì 4 dicembre 2015

STORIA DELLA COLONIA





URKA! UN ALTRO!





Invece proprio da dietro la recinzione sbucò fuori un nuovo cucciolo, sui 5-6 mesi, il classico “tigrato a coste larghe” come definisce quel tipo di mantello il Capo. Un irrequieto di natura, spaventatissimo da tutto e tutti ma affamato; faceva la spola tra la recinzione e il muretto dove erano appoggiate le crocchette. Ne mangiava tre, quattro per volta poi tornava dietro alla recinzione a nascondersi. Fu subito battezzato dal Capo ZIG ZAG. Ma durò poco, nel senso che dopo qualche giorno sparì definitivamente; forse aveva deciso che la Colonia non faceva per lui riprendendo il suo girovagare per il mondo.
Un altro bel regalo arrivò un pomeriggio, prima dell’arrivo del Capo. Una tartarugata sempre di 5-6 mesi zoppa: decisamente claudicante e con la zampetta posteriore destra tutta storta.
Anche lei affamatissima si fece subito prendere dal Capo per una rapida visita veterinaria con lo scopo di raddrizzarle la zampa offesa. Purtroppo, venimmo poi a sapere, era una vecchia frattura già risaldatasi in maniera imperfetta e non c’era più nulla da fare. La piccola venne subito trasferita alla Reggia e battezzata SAILA. So che ancora sta là, con la zampetta divergente ma non se la passa poi così male.
Ultimo arrivo del mese: un microbo, nel vero senso della parola.
Un micetto di 6-7 settimane bellissimo e simpaticissimo: CROCO venne battezzato dal Capo e fu quasi subito adottato da Cesare, un nostro sostenitore umano che se ne innamorò appena vistolo. E’ diventato un magnifico gatto di appartamento e, probabilmente, non si ricorda più di noi.

Il Vostro SAETTA (attuale memoria storica della Colonia)

Il piccolo simpaticissimo CROCO