martedì 3 dicembre 2013

LA MALEDIZIONE DELL' ALTALENA




LA MALEDIZIONE DELL' ALTALENA






Come ho accennato giorni fa, in occasione delle Grandi Opere in atto a Monte Malbe, la primordiale altalena che stava nel giardino sopra la Colonia Vecchia è stata smantellata e rottamata.
“Non lo dovevano fare!” ha commentato LITTORINA, la mia Vice. “C’è sempre stata, da secoli e secoli, la dovevano trasformare in un monumento, non venderla al ferrivecchi.”
“Che ti importa?” ribatte ARCHIMEDE. “Era solo un pericoloso mucchio di ferro arrugginito.”
“Porta male distruggere i vecchi giochi; vedrai che il cielo li punirà”, aggiunge la Vice Capocolonia, famosa per la sua superstizione a cui mescola una vaga, ma temuta, arte del presagio catastrofico.
Anche se non più provvisti del necessario vedo i maschietti all’ascolto toccarsi le parti intime.
Il tetro presagio si è puntualmente avverato dopo pochi giorni.
Una notte il cielo ha punito Monte Malbe scaricando una quantità inverosimile di pioggia accompagnata da un’impressionante bufera di vento.
Terrorizzati dalla inconsueta tempesta tropicale abbiamo passato la notte e il mattino successivo barricati dentro la nostra casetta nel bosco, sperando che l’ancoraggio realizzato dal Capo reggesse alla furia del monsone.
Abbiamo sentito vari schianti e boati in lontananza, mentre LITTORINA proclamava: “Li sta punendo!”
Uno schianto l’abbiamo sentito vicino, troppo vicino per non preoccuparsi.
Il senso di responsabilità mi ha costretto ad indossare cerata e stivali e uscire allo scoperto per verificare l’accaduto.
“Oh, porco di un cane!” mi hanno sentito esclamare, costringendo i più volenterosi ad unirsi a me sotto il diluvio.
“Oh… diavolo cane!” ha commentato ARCHIMEDE. “E mò? Chi glielo dice al Capo?”
Di nuovo mi sono sentito investito dai pesanti obblighi del Capocolonia.
Ho provato a rintracciarlo al telefonino, ma la linea era assente.
Ordinare l’evacuazione della casetta è l’unica cosa che ho potuto fare.
Ci siamo ritrovati in trenta dentro alla stalla del contadino a far compagnia alle pecore (che puzzano da morire ma sono simpatiche ed ospitali).
Al pomeriggio il ciclone si è esaurito e, con notevole ritardo sulla tabella di marcia causa chiusura della strada che porta al Convento e conseguente salita sul monte dall’altro versante, il Capo si è presentato con il nostro rancio.
L’abbiamo visto pallido osservare la strage di pini e cipressi caduti lungo la strada e sul sentiero che conduce alla Colonia ma, quando ha visto quello che era successo in prossimità della nostra casetta, ha avuto un mancamento.
Tre pini, di ragguardevoli dimensioni, si erano appoggiati alla recinzione appena terminata, scardinandone un buona parte, ma salvando la casetta e la nostra comunità dalla distruzione.
Evito di riportare la totalità dei commenti espressi dal Capo, una volta fatto l’appello e constatato che eravamo tutti salvi ed integri, per la presenza di epiteti che la netiquette suggerisce di non menzionare.
Un sunto:
“Ma cazzo, con un Convento appena ridipinto e un nuovissimo pacchiano cancello, simbolo di pura ostentazione, proprio qui ‘sti maledetti pini dovevano cadere!”
Da convinto agnostico, poi, ha alzato gli occhi al cielo e Lo ha rimproverato: “E’ inutile! Con le minacce non otterrai niente da me! Quando fulminerai chi dico io (e Tu sai), allora potremo trattare!”
“Mai visto il Capo tanto incazzato!” ha commentato ORFEO, il Custode della Colonia.
Ma l’incazzatura gli è rientrata presto: c’era da distribuire il pasto, ripulire alla meno peggio e verificare la sicurezza del luogo.
Eseguite, nell’ordine, tutte le operazioni, si è seduto sulla sua panchina preferita, ancora fradicia di pioggia, accendendosi la consueta sigaretta e assumendo la sua solita aria meditabonda (cioè ebete).
Finito il rito propiziatorio al cancro ai polmoni si è alzato sussurrando:
“Lo sapevo… la maledizione dell’altalena ha colpito.”


P.S. LITTORINA è stata presa a calci nel culo dal sottoscritto e ad ogni calcio le ripetevo:     “Il cielo LI punirà?” 

LITTORINA - La Vice Capocolonia

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