martedì 24 dicembre 2013

IL SOLARIUM LETTERARIO




5
UNA TRANQUILLA DOMENICA DI SANGUE
(alla Colonia felina di Montelepre)





“Dov’è la mortadella?” chiede RALF, il cucciolotto – già obeso – della Colonia.
“La porta domani il Capo, non mancare e, ora, statti zitto un po’!” la sempre gentile PRIMULA.
“Silenzio!” interrompo. “LIRA, portami una ciotola con l’acqua, per favore.”
La Segretaria della Colonia si attiva per soddisfare la mia richiesta.

Dopo qualche leccata di liquido sono pronto a riprendere la lettura.

CAPITOLO 5
-Distribuiti i bocconcini, il Capo se ne va dicendo: ”Domani altra sorpresa, accorrete numerosi!”  Ancora un rapido scambio di sguardi tra i randagi della Colonia.
“E’ di nuovo Natale?” domanda perplessa Emilia.
Non torno a casa con il Capo; ho un tacito appuntamento. Mi siedo su una delle panchine davanti alla casetta, costruite da Silvio con materiali di recupero, e aspetto Flash.
Compare come un fantasma pochi minuti dopo. Mi osserva sospettoso mentre si avvicina alla ciotola delle crocchette sopra al tavolo di plastica. Solitamente preferisce la ciotola sotto al tavolo ma, stavolta, ci sono io, seduto sopra la panchina. Salendo sul tavolo sta più in alto di me. Lascio che mangi la sua cena. Quando ha terminato alza la testa e guardandomi chiede: “Cosa volevi?”
“So che stamattina sei entrato prima di noi negli ex locali della Colonia.”
“Esatto”, conferma.
“Hai parlato con qualcuno di cosa hai visto?”
“No.”
“Bene, non ne parlare.”
“Tutto qua?”
“Sì.”
Mentre si allontana aggiungo: “Flash…”
Si volta aspettando il seguito della frase.
“… domani vieni un poco prima: c’è una buona sorpresa per tutti i gatti.”
“Ok”, riprende la sua strada.
Pinella ha sentito il nostro breve discorso. Chiede subito spiegazioni.
“Fatti gli affari tuoi”, la rimprovero, “e vedi di venire puntale, anche tu, domani pomeriggio.”
“Cosa succede domani pomeriggio?”
“Si mangia qualcosa di eccezionale, dillo anche agli altri.”
“Cosa?” la sento domandare mentre mi incammino per tornare qua a casa.
-E’ una spy-story a tutti gli effetti! commenta Cesare, il gatto ciccione di Casa Carpaneta.
-Passo la serata con i miei umani, in cucina, davanti alla tv. E’ una strana abitudine che hanno. Prima si riempiono la pancia poi si ipnotizzano davanti a quella scatola che manda immagini, voci e suoni e, inevitabilmente, si appisolano. Non ho capito perché non se ne vadano direttamente a letto, a dormire.
Silvio annuncia a Susy che l’indomani non andrà a lavorare. Vuole riscuotere la vincita e versarla nel conto corrente, passare dai veterinari a saldare il conto arretrato e pagare qualche bolletta alle poste.
“Poi”, dice, “ho trovato dove nascondere la droga.”
“Dove?” domanda Susy.
Silvio tace. Lo sento mormorare: “In meno lo sappiamo e meglio è…”
La mattina, al risveglio, lo vedo stravolto come non mai. Barcolla mentre accende la macchina del caffè espresso e prepara le ciotole con l’umido per i gatti dentro casa.
Beve tutto d’un fiato il caffè e mentre si stira la schiena, quasi come facciamo noi gatti, lo sento emettere un grido rauco e fare una smorfia di dolore.
Si piega e lo vedo respirare forte, ma senza affanno.
Susy, appena alzatasi dal letto, lo vede accucciato a terra e domanda preoccupata: “Cosa è successo?”
“I muscoli dietro al collo. Ahia! Mi sono stirato e ho sentito una fitta dolorosa. Ora non riesco a girare la testa.”
Si rialza, ingessato come un robot. Mi avvicino al suo viso e ci struscio il mio contro. Gli do pure una leccatina sulla guancia ma non si è fatto la barba, punge.
“Grazie Tazza”, sospira e a passi incerti si siede su una sedia.
Segue una mezz’ora di massaggi con pomate e unguenti miracolosi vari.
Poi il Capo si riprende: “Per l’agitazione stanotte non ho dormito un cazzo. Sempre a pensare a quei soldi e a mettere in fila i conti da pagare. Mi sarò rigirato nel letto cento volte, ecco perché ho preso il colpo della strega. Va meglio, grazie”, dice a Susy. “Spero di riuscire a guidare l’auto.”
Dopo un paio d’ore sale in auto, con la stessa scioltezza di chi sta per fare la prima lezione di guida.
Lo vedo entrare nella strada principale senza causare incidenti.
Saluto i gatti già stesi sul piazzale a catturare quei rari e preziosi raggi di sole e mi incammino verso la Colonia.
Arrivato al parcheggio del convento controllo subito la presenza delle sentinelle.
Ci sono Corniola e Magoo appostati sui due lati opposti del piazzale, quasi invisibili.
Sul sentiero che scende alla casetta intravedo Lira e Frittella sopra i rami di due castagni.
“Bravi!” penso tra me.
Al rifugio, invece, c’è solo il solito Orfeo, nominato Custode della Colonia per la sua onnipresenza alla casetta.
Poco dopo arrivano i miei vice, Archimede e Littorina.
“Ragazzi”, faccio loro, “aumentate il servizio di sorveglianza, in questi giorni.”
“Temi un ritorno dei cani?” chiede Littorina.
“Non solo. Voglio sapere se vengono a curiosare alla casetta degli umani che non conoscete.”
“Chi?”
“Poliziotti e tutti gli altri. Con quello che è successo ieri ho paura che avremo delle noie.”
“Ma… noi che c’entriamo?” ancora Littorina che, su mia indicazione, era stata messa a conoscenza dell’accaduto da Archimede.
“Nulla. Ma è meglio stare in campana. Mai fidarsi degli umani, sarebbero capaci di incriminarci per quegli omicidi.”
Controllo le ultime cose e Orfeo fa il suo quotidiano rapporto:
“Niente di nuovo, Generale! (mi chiama così) A parte la consueta visita notturna dell’istrice e dei soliti gatti inselvatichiti a mangiare crocchette e bere, le sentinelle non hanno notato movimenti sospetti. Anche il viavai di auto è stato quasi assente.”
Annuisco soddisfatto e riprendo la strada di casa.
Arrivo dopo il ritorno di Silvio. E’ ancora dolorante e si muove lentamente. Lo vedo scaricare dall’auto un grosso sacco di crocchette. Non è quello solito, con l’immagine dei due gatti che giocano. Questo ha solo il primo piano del muso di un gatto.
?
Con molta fatica lo trasporta nel garage, lo apre e comincia a versarne il contenuto in un paio di secchi di plastica.
Poi prende una manciata di crocchette e me le appoggia vicino alle zampe anteriori.
“Tieni”, dice.
Le guardo perplesso. Non sono le solite crocchette. Queste hanno il buco con la crocchetta intorno. Le annuso: sanno di buono. Ne assaggio un paio: sono squisite!
Ne chiedo ancora.
“Ti piacciono, eh!” fa il Capo. “Queste sono le crocchette dei tempi delle vacche grasse!”
Non ho capito a cosa si riferisse, mi sono accucciato e ho sgranocchiato l’ulteriore manciata di crocchette bucate che mi dato. Ho poi trovato una sedia libera davanti al termosifone acceso. Anche il Generale deve riposare…
Mi risveglio all’ora del pranzo degli umani.
“Missione compiuta”, aggiorna il Capo a Susy. “Solo che il grattaevinci l’ho dovuto lasciare in banca. Riscuotono la vincita loro decurtata dalla nuova tassa.”
“Quella roba?” indaga Susy.
“Sistemata”, risponde Silvio sorridendo sotto i baffi.
“Come… sistemata?” mi domando. Ero curioso di vedere come e dove il Capo la nascondeva.
“Hai preparato la pasta speciale per i gatti della Colonia?” prosegue, sempre sorridendo.
“Un po’ l’ho dovuta dare anche ai nostri; li avevo intorno come avvoltoi mentre la condivo.”
Dopo il pisolo pomeridiano si va in Colonia a portare le vettovaglie. Appena parcheggiata l’auto Silvio è circondato dalla folla dei randagi in impaziente attesa.
Scendiamo al rifugio. Ci sono tutti, Flash si è appropriato della mia panchina. Appena mi vede salta su quella vicina. Scorgo la Cinquina, che bazzica la Colonia ogni morto di Papa, anche Bartolomeo ha lasciato la sua lussuosa residenza saltuaria per venire a controllare la novità promessa. Il Capo si stupisce della presenza di tre nuovi ospiti, adulti. Noi li conosciamo: sono tre gatti che avevano abbandonato, in tempi diversi, alla Colonia ma che hanno preferito la solitaria vita nel bosco. Solo nottetempo vengono a nutrirsi di crocchette e di quel poco di umido che avanza dalla nostra cena.
Silvio li guarda sospettoso: vuole capire se siano le vittime di un abbandono di massa. I tre gatti sono più sospettosi di lui. Girano continuamente intorno alla casetta, mantenendosi a distanza di sicurezza.
“Cazzo! Oggi ci siete tutti!” esclama. “Ciao Intrepido e Elettra!”
Intrepido ed Elettra sono gatti della vecchia Colonia adottati anni fa dall’ex Priore di allora, vivono nel convento.
“O voi avete un sesto senso per il cibo buono o qualcuno ha fatto la talpa…” dice rivolgendosi a me.
Al sentire nominare la parola “talpa” Attila va in fibrillazione. Comincia a lanciare sguardi affilati come rasoiate alla ricerca della piccola preda. Attila è la cacciatrice della Colonia: dove passa lei scompare ogni forma di vita animale più piccola di un riccio.
Silvio inizia la distribuzione del cibo. La novità odierna è che la pasta è stata condita con piccoli pezzetti di pollo arrosto e una salsa, sempre a base di pollo.
Succede il finimondo. Saltano tutti gli schemi; le sentinelle abbandonano la loro posizione, gli altri gatti lasciano i loro soliti posti dove aspettano che venga depositato il piatto col cibo. E’ un tutti contro tutti. I piccoli che non riescono ad avvicinarsi ai piatti ci si lanciano sopra. Si accendono baruffe. Silvio velocizza le operazioni di distribuzione ma le mandibole dei mici sono più veloci. Solo io e Flash rimaniamo impassibili ai nostri posti. Veniamo serviti con gli ultimi due piattini disponibili.
Finita la pasta speciale, e considerando che oggi in Colonia c’è il pienone, il Capo passa ad aprire scatolette e a distribuire umido a destra e manca. L’euforia dei gatti si placa. Poi li vedo presi dallo sgomento. Silvio, con mossa fulminea, ha estratto delle siringhe senza ago e cominciato ad applicare antipulci a tutti i gatti più vicini e distratti.
Me marca una decina terminando tutte le siringhe.
Rivedo sul suo viso quello sguardo freddo e spietato del killer armato di antipulci che deve scegliere e colpire le prede designate.
E’ tornato il Capo di una volta…
La spending rewiev applicata da Silvio per contenere le spese aveva colpito pure la mensile distribuzione dell’antipulci. Era stato l’unico taglio approvato a furor di popolo dai gatti della Colonia Nuova e di Casa Carpaneta.
Ma ora le finanze sono risollevate e si torna alle consuete abitudini e alle vecchie torture.
Sono contento di non essere stato tra i prescelti.
Mentre molti gatti sono occupati a combattere le loro pulci che cominciano a capire che il bengodi è finito e devono traslocare sento dei passi sul sentiero che scende alla casetta. Poi vedo un umano che viene verso di noi. Mi alzo sulle zampe mentre Flash e altri gatti scompaiono nel bosco.
Riconosco l’umano: è il signore con l’impermeabile che ieri aveva fatto prelevare l’acqua alla fontanella a Silvio.
“Buon pomeriggio!” il suo esordio. “Complimenti! Veramente una bella struttura!”
Silvio lo saluta con un cenno del capo e comincia a smadonnare tra se; non gli piacciono intrusioni di estranei mentre ci distribuisce il cibo.
“Scatolette…”, continua, “li tratta bene questi gatti! E si vede: sono belli pasciuti, il ritratto della salute.”
“Hanno solo un difetto”, replica il Capo. “Mangiano carne, non complimenti.”
L’uomo con l’impermeabile rimane spiazzato, riesce a sussurrare: “La prossima volta non verrò a mani vuote…”
“Sono il commissario Loris Mazzetti, Polizia di Stato. Ieri un agente mi ha parlato di questo rifugio per i gatti: sono venuto a dare un’occhiata.”
“L’ha data già l’agente ieri…” risponde quasi sgarbatamente il Capo.
“Forse non è il momento opportuno”, replica il commissario, che più lo osservo e più trovo somigliante al tenente Colombo (lo guardo spesso con Susy, alla tv), “ma dovrei farle alcune domande. Faccia con comodo che aspetto.”
“Ho quasi finito. Riguarda quello che è successo ieri?”
“Sì. Sto cercando di mettere in fila alcuni tasselli.”
“Ho letto i giornali, stamattina. Le notizie erano scarse ma sembra si siano sparati tra loro. Un regolamento di conti”, indaga Silvio.
“Più o meno…”, il tenente Colombo rimane sul vago.
Silvio finisce tutte le consuete operazioni e si accende una sigaretta.
“Devo andare a prendere l’acqua: mi accompagna?”
“Volentieri.”
Li seguo, sono curioso di sapere cosa voglia. Durante il tragitto il commissario controlla attentamente le scarpe di Silvio.
“Ha visto qualcosa, ieri?”, domanda.
“No. Sono arrivato che c’erano già le pattuglie.”
“Viene anche la mattina a dare da mangiare ai gatti?”
“No. Ieri era solo un controllo. Abbiamo avuto un’incursione di cani randagi tempo fa. E ancora sono in giro a fare danni.”
“Mmmm… i gatti?”
“Due ne hanno ammazzati.”
“Mi spiace. Mi hanno riferito che la Colonia prima stava nel giardinetto e nei locali degli ex bagni.”
“Esatto. Poi ci hanno cacciati.”
“Chi?”
“I frati.”
Silvio gli racconta brevemente dei soprusi subiti dal frate nano e dal nuovo priore.
“Ce ne siamo dovuti andare in fretta e furia perché dovevano fare lavori urgenti. Dopo tre anni è tutto come e peggio di prima. Ma la crociata antifelini si è conclusa.”
“Come fa ad accedere ai vecchi locali della Colonia, ora?”
“Non ci vado. Non ne ho il motivo. Ogni giorno, quando vengo a prendere l’acqua, do un’occhiata al giardinetto per vedere se ci fossero nuovi gatti abbandonati. I vecchi locali sono chiusi: i gatti non possono entrarci.”
“Ha ancora la chiave della porta dei locali?”
“No. L’ho resa quando abbiamo traslocato. Volevo chiudere definitivamente la questione.”
“A chi? Al priore?”
“Non so se l’abbia presa lui. L’ho infilata dentro la cassetta della posta; non voglio più contatti diretti con quella gente.”
“Il priore dice che la chiave ce l’ha ancora lei.”
“Un’altra bugia; l’ennesima. Cosa ci farei con la chiave quando so che la serratura è difettosa e basta una spinta per aprire la porta?”
“Ah! Lo sapeva!”
“Certo! Ho fatto cambiare io la serratura dal fabbro, ma il lavoro fatto è stato un disastro. Per dissaldare la porta l’ha messa fuori squadra, col risultato che la serratura era difettosa e quando pioveva entrava acqua da sotto il battente. Se sta cercando di capire come sia finito là dentro l’altro uomo, le ho dato la risposta: basta una spinta o un colpo secco per aprire la porta.”
“L’immaginavo. La lascio ai suoi gatti, ci rivedremo!”
“Quando vuole…”
Torno con il Capo alla casetta. Lo vedo pensieroso.
“Stanno cercando quella roba, Tazza”, dice. “Non farti scappare una parola.”

FLASH - Il Clandestino della Colonia


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