domenica 24 maggio 2015

I RACCONTINI DEL CAPO (ma solo quelli pubblicabili)






I RACCONTINI DEL CAPO
(ma solo quelli pubblicabili)




Non tutti i Raccontini sono politicamente corretti…

PULIZIA ETNICA

I capricorno hanno un destino nel loro segno: portare a termine i loro progetti, costi quello che costi.
La crudele idea era scaturita appena la Micia era tornata da un grande magazzino che svendeva tutto (commesse escluse) per chiusura attività.
- Guarda, Ciccio, che belle tazzine ti ho comprato!
Con il solito ‘ti ho’, seguito dall’immancabile sorriso pieno di orgoglio, la Micia si mette al riparo da rimproveri per spese non autorizzate e pacchianeria degli acquisti. Anche le sue ciabattine a forma di tricheco rientrano nella categoria ‘ti ho’, più sorriso; ma sono incredibilmente sexi…
L’operazione Pulizia Etnica, riferita alle orribili tazzine da caffè in vetro con bolle colorate disegnate, è scattata due giorni dopo, preceduta da accurata programmazione. Dodici tazzine, dodici spiacevoli incidenti.
La Pulizia Etnica va fatta scientificamente, in modo sistematico e con il massimo silenzio, senza clamore: i media non devono sapere. Hitler, Pol Pot e Milosevic avrebbero avuto da imparare molto da Ciccio Kan, lo sterminatore silenzioso.
La prima, quella con le oscene bolle cremisi, mi è sfuggita inavvertitamente dalle mani mentre preparavo il caffè del dopo pranzo.
- Ti hanno inculato – l’ho informata mentre raccoglievo i cocci – te le hanno vendute per infrangibili!
La crudeltà deve essere sempre accompagnata da una sottile spietatezza psicologica: il nemico non si annienta con le bombe, ma con la sottomissione.
Per la seconda, quella con le bolle arancioni, mi sono servito del migliore sicario della Reggia: RINGO.
Dopo averla appoggiata sul bordo estremo del tavolo le (RINGO è femmina, ma potrebbe benissimo concorrere per Mister Gatto 2015) ho mostrato una scatoletta di Gourmet Gold (al pollo) promettendole:
- Metà ora, metà a lavoro ultimato.
Dopo dieci secondi la Micia strillava e inveiva contro l’indifesa micetta.
Per la terza, la quarta e la quinta (bolle gialle, celestine e viola, nell’ordine) mi sono affidato al vecchio trucco della birra serale che alza troppi gradi e annebbia la vista, rallentando i riflessi.
- L’Alzheimer galoppa, Ciccio? – ha domandato abbastanza incazzata.
- E’ la birra, Micia! Ne bevo troppa perché cucini assai salato! – la demolizione deve continuare su tutti i fronti.
La sesta (bolle verdoline) è misteriosamente scomparsa, come dissolta dentro la lavastoviglie, ricomparendo nel bidone dell’indifferenziata, ben nascosta.
Il capolavoro è stato con le matricole 7, 8, 9 e 10. (Bianche, marroncine cacarella, avana vomito e blu) Triturate da alcuni ignoti gatti nei loro folli e spericolati giochi.
La undici (arancioni) si è suicidata: nella notte è precipitata dal mobiletto della macchinetta espresso.
La dodici (colore indefinibile)l’ho naturalmente confiscata, come tutte le tazzine spaiate che tengo gelosamente nel cucinino al piano di sopra per ricordarmi di quanto possa essere crudele, a volte, la vita.
Pago e soddisfatto ho riesumato le vecchie tazzine con i personaggi di Walt Disney, antico omaggio di una marca di marmellata fallita pochi anni dopo.
Il caffè con la tazzina di Paperoga ha tutto un altro sapore.
Ma qualcosa deve essere sfuggito alla strage di bolle; si sono riprodotte, mutandosi stavolta in ripugnanti tazzine troncoconiche, in vetro e manico di acciaio e le solite bolle del cazzo. Me ne sono trovate tre dozzine sul tavolo della cucina, in bella mostra.
- Ciccio! Non ci crederai! – ha esclamato la Micia in preda ad un orgasmo multiplo da altri, lontanissimi, tempi – Ti ho ritrovato le tazzine che ti piacevano tanto!
A seguire il solito, splendido, sorriso di complicità.



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