mercoledì 10 giugno 2015

STORIA DELLA COLONIA





BARONE



E’ giunta l’ora di occuparci di gatto Messner, il tigrato che ondeggiava pericolosamente insieme alla cima del pino cipressino.
Il Capo se ne andò con i suoi nuovi sei micro acquisti e le promesse concesse dimenticandosi completamente di lui. SCIRE’ glielo fece notare ma rispose con un’alzata di spalle.
- Come è salito scenderà – la sua conclusione logica.
Il giorno successivo, appena arrivato in Colonia con i viveri e alcuni numeri arretrati, ma intonsi, della Settimana Enigmistica, alzò subito gli occhi al cielo e scorgendolo ancora abbracciato alla parte terminale superiore del tronco lo invitò gentilmente a scendere.
- Scendi coglione! E’ ora di mangiare!
Poi rivolgendosi a LITTORINA.
- Ma quello, dove lo avete trovato?
- Era la mascotte dei pompieri, poi hanno trasferito la caserma e lui era rimasto in cima al pennone della bandiera.
- Idiota! Scendi giù! – il Capo lo blandì ancora – Ritardato mentale! Sbrigati!
Di nuovo a LITTORINA.
- Ma è scemo?
- Certamente!
La seconda giornata di abbandono finì col Capo che salutava il gatto Messner.
- Domani porto la doppietta, vivo o morto scendi!
TAZZA si informò di una cosa essenziale: il nome.
- Capo, se scende come lo devo chiamare?
- Se scende morto: AMEN. Se è ancora vivo, anche agonizzante, vedremo. Non posso sprecare un nome per nulla.
Il giorno successivo gatto Messner era ancora sulla cima del pino cipressino, alquanto agitato.
Si divertiva a passare da un ramo all’altro rischiando la vita ad ogni spostamento. Il Capo chiudeva gli occhi ad ogni movimento aspettando di sentirlo precipitare a terra. Aveva perfino delimitato l’area del possibile impatto al suolo con del nastro da cantiere, bianco e rosso, rubato da un furgone della Polizia Scientifica.
A terra BARTOLOMEO aveva piantato piccole bandierine gialle con dei numeri e tutti potevamo scommettere su quale delle bandierine si sarebbe spiaccicato.
Ad ogni passaggio di ramo senza precipitare gatto Messner festeggiava con degli sfregamenti di mento al nuovo ramo ospitante. Da terra si cominciava a intravedere una larga chiazza di pelle nuda vicino al collo.
Un attimo di distrazione gli fu quasi fatale, BARTOLOMEO sospese la raccolta di scommesse mentre il Capo si infilava i guanti di lattice e preparava il nero sacco mortuario. Ma la grazia e l’agilità felina fecero si che gatto Messner rimase aggrappato al ramo dell’albero a corpo in giù, come un bradipo.
- Un altro pomeriggio senza sangue – commentò la perfida ATTILA.
Il Capo afferrò il telefonino e lo vedemmo perplesso: forse era indeciso se chiamare i pompieri, sue vecchie conoscenze, o il Circo Orfei. Chiamò invece la sua amica Miseria per loschi accordi serali, poi se ne andò senza degnare di uno sguardo il povero acrobata, ma con gli occhi che gli brillavano.
La notte successe il finimondo.
No! Micia Susanna non aveva scoperto gli sporchi traffici del Capo (quello capitò nei mesi seguenti): venne giù il diluvio universale. Tuoni, fulmini, saette (che non sono i miei fratelli), grandine con chicchi grossi come palline da golf (fa più fico delle palline da tennis) e pioggia monsonica.
Un uragano si era abbattuto sulla Colonia, più precisamente sul pino cipressino che ospitava gatto Messner.
La mattina dopo il Capo fece un salto in Colonia a verificare la situazione e, mentre con gli occhi gonfi e la sigaretta in mano, ci osservava svuotare i locali dormitorio dall’acqua che li avevano invasi si sentì strofinarsi sulle gambe. Gatto Messner era sceso terrorizzato e stava fraternizzando con lui, credendolo il dio dei pini cipressini.
- Ce l’hai fatta a scendere, eh! coglione! – il benvenuto elargito dal Capo – Avrai fame!
Il nostro umano aprì un paio di scatolette della riserva di emergenza per sfamarlo mentre la TARTARUGHINA stava combattendo la sua personale battaglia contro alcune nutrie penetrate nottetempo nei nostri locali insieme all’acqua piovana.
Sospendemmo i lavori per gustare l’inaspettata colazione.
Il Capo piazzò sotto al muso di gatto Messer un mastodontico piatto di bocconcini al coniglio (di marca infima e sconosciuta). Quello reagì con il massimo entusiasmo e cominciò a strofinarsi fino a quando alcuni pezzi rimasero appiccicati alla pelle nuda del mento.
- Non ti piacciono i bocconcini? – lo ammonì il nostro umano – Pazienza, ho pure del paté! (sempre di marca sconosciuta)
Gatto Messner si strofinò anche contro al piatto col paté facendo crescere una putrida stalattite gocciolante di gelatina che COBALTO e ZAFFIRO leccavano avidamente.
- E’ veramente stupido… - la conclusione del Capo.
Fu TOPAZIO a prendere l’iniziativa del supremo passo.
- Scusa Capo…  - disse – proporrei di cambiare nome a gatto Messner. Abbiamo deciso all’unanimità di chiamarlo BARONE.
- BARONE? Perché?
- Il personaggio del libro di Italo Calvino: “Il barone rampante”, quello che…
- Smettetela di rubare libri alla biblioteca del convento! – lo interruppe – Limitatevi alle cassettine delle elemosine! Cosa ci facciamo con degli stupidi libri?
Capimmo subito che il Capo non avrebbe approvato l’istituzione della sala lettura nei locali della Colonia.
Il pomeriggio finì con BARONE che veniva scaraventato nel trasportino in dotazione al Land Rover per raggiungere la sua nuova destinazione: il reparto psichiatrico della Reggia.

Vostro SAETTA (l’attuale memoria storica della Colonia)


BARONE e la sua comoda cuccia estiva della Reggia

2 commenti:

  1. Sono una lettrice eclettica e assai esigente. Credetemi se vi dico che questi racconti mi deliziano. Non è solo perché parlano di gatti!

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