venerdì 12 giugno 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





NULLA E' COME SEMBRA...
di Umberto dell'Eco (e l'ignoto gattaro)
14a puntata




Sciaff!  Sciaff!  Sciaf-sciaff!
- Chi è che disturba durante la lettura? – chiede BAIOCCO infastidito.
- E’ il Capo – risponde OFELIA – Ha cominciato la sua personale crociata contro le zanzare del bosco.
Sciaf! Sciaff!  Sciaraciaciafff!
- OSCAR! – ordina il nostro Capocolonia pro-tempore – Vai a porre rimedio tu.
SCIAFFFF!
– Putt… Miferia  zocc…  ma fei difentato sfcemo?
- Ancora quella Miseria? – domanda ATTILA.
- Silenzio! Riprendiamo la lettura senza umani importuni.

14)

Alle 22 sono al ‘Sorbo Pub’ e, finalmente, conosco anche questo locale e il suo proprietario, Sergio, amico di Giorgio Gaddi.
Il locale è proprio come Giorgio lo ha descritto nei suoi diari, affollato e pieno di donne.
 perché non ci sono mai venuto prima?
Noto Eleonora che mi aspetta seduta ad un tavolo. La raggiungo. Malgrado la mole, non indifferente, indossa un vestitino leggero, chiaro con motivi floreali stampati, che le mette in evidenza le sue generose curve. Eleonora non è grassa o obesa, diciamo un po’ abbondante, ha un culo generoso, due cosce da calciatore, due braccia grosse il doppio delle mie e… due tette! Due opulente protuberanze carnose che se ci cadi dentro ci vogliono i cani da valanga per ritrovarti. Sono poi messe in sfacciata evidenza dalla scollatura del vestito.
Mentre la saluto il mio sguardo ci cade, esattamente in mezzo, e ci rimane per lungo tempo. Ne rimane visibilmente soddisfatta.
- Allora? - le chiedo.
- Pilsner Urquell o Strong Ale? - replica.
- Fai tu… - non avendo capito un cazzo di quello che ha chiesto.
Ferma una ragazza dello staff e gli ordina 2 Strong Ale grandi e una patatina doppia con maionese e una normale per me.
- Metà porzione di patatine, per me - preciso.
- Falla normale - dice alla ragazza - Casomai le finisco io - sorridendomi.
- Allora? Hai trovato qualcosa?
- Certo! Ma di lavoro parliamo dopo. Sai giocare a scacchi?
Annuisco. Lei si alza e dopo pochi minuti torna con una scacchiera e la scatola dei pezzi.
Mi lascia i neri, ho l’impressione che voglia condurre lei la serata.
Fa la sua apertura.
- Sei sposato? - domanda.
Mi sorprende e sbaglio subito la risposta all’apertura.
- No
Muove un altro pedone.
- Neppure io. Fidanzato?
La guardo negli occhi perplesso e sbaglio ancora a muovere un pedone.
- Irrimediabilmente fidanzato - rispondo per smorzarle ogni velleità.
Parte con un cavallo.
anche lei gioca di cavallo, interessante
- Sicuro?
Stavolta non sbaglio la mossa e quasi rimedio la cappella precedente.
- Anche troppo.
In quel momento mi arriva un SMS.

Ciao!
Un bacione,
ti salutano le mie amiche.
Dove sei?
Vanessa.

Eleonora libera l’alfiere.
- Già ti cerca?
Muovo anche io un cavallo.
- Non è lei.
Rispondo velocemente al messaggino mentre arrivano le birre e le patatine.

Ciao
sono a Carpaneta, a leggere un libro.
Salutami le tue amiche.
Tu dove sei?
bagio

Comincia ad attaccarmi con i pedoni e a fare strage di patatine.
- Esiste anche un’altra?
Paro l’attacco e mi attacco alla birra. Buona, fresca, forse un po’ troppo alcoolica.
- Può darsi.
Si beve metà bicchiere di birra tutta di un fiato e parte di alfiere.
- Mi piacciono i tipi di larghe vedute. 
Addento una patatina, muovo un altro pedone e ricevo ancora un SMS.
Eleonora muove il secondo cavallo e continua il massacro delle patatine.
- Un’altra ancora? - chiede.
Muovo anche io un cavallo.
- Sempre la stessa. - rispondo.

Sono al Sorbo Pub a cenare.
C’è un bel po’ di movimento.
Forse, poi, ci facciamo quattro passi in centro,
ma non ne sono sicura.
Buona lettura!
Vanessa.

? … sta qua?
Muove la regina.
- Non ti distrarre, per favore – commenta.
- Scusa, ma ho un bisogno urgente – la informo mentre mi alzo.
Faccio un giro panoramico per un paio di sale poi chiedo ad una cameriera del bagno. E’ dall’altra parte del locale.
Lo attraverso tutto, lentamente, controllando le persone sedute ai tavoli.
Nessuna traccia di Vanessa.
?
Quando esco dal bagno ripercorro tutte le sale e salette osservando con attenzione. Nessuna Vanessa in vista.
Torno al nostro tavolo e continuo la partita ma oramai la mia testa è persa in altri pensieri.
Vengo massacrato dalla betoniera Eleonora con la stessa meticolosità con cui massacra le patatine fritte.
Alla seconda birra le comunico che devo tornare in bagno. Rifaccio il tour del locale ma non vedo Vanessa. Neppure nel tragitto di ritorno al tavolo della sconfitta scacchistica.
- Non reggi la birra o cominci ad avere problemi alla prostata? - domanda ironica Eleonora.
- Tutte e due - rispondo - Allora, fammi vedere cosa hai trovato.
- Le scomparse sono due. Due volontari dell’associazione “Progetto Pogo” avvenute a un mese di distanza. La polizia dovrebbe aver chiuso le indagini in quanto i due casi non sembrano essere collegati tra loro. Il primo scomparso, Davide Occhietti, 31 anni, pare avesse un’amante e da tempo i rapporti con la moglie erano deteriorati. Scomparso dal 2 dicembre 2009. Si presume una fuga volontaria.
- Con l’amante? - domando.
- Non si sa… e questo puzza.
- Perché?
- Perché altrimenti le persone scomparse sarebbero due. La polizia sta indagando solo sull’Occhietti.
- Come si chiama l’amante? - domando ancora.
- Quello te lo devi scoprire da solo.
- E l’altro giovane scomparso?
- Chi te l’ha detto che è giovane?
ach!  cappella…
- L’altro giovane… - continua - si chiama Alessandro Berti. Celibe, 29 anni. Scomparso il 17 dicembre 2009. Pieno di debiti di gioco. La polizia presume che sia fuggito perché non in grado di onorarli. L’indagine è sospesa, come dire chiusa. La cosa strana è che il collegamento tra i due scomparsi, cioè l’associazione “Progetto Pogo”, lo conosci solo tu e , sicuramente, la polizia. Dai giornali non risulta. Io ci sono arrivata casualmente, ma non ti dico come. E’ un passatempo da pensionati quello che stai facendo?
- Sì - taglio corto - Mi hai portato le copie degli articoli?
- No, non me le avevi chieste. Se le vuoi te le porto la prossima volta che ci vediamo.
- Va bene. Vado a pagare il conto, vorrei andare a casa.
- Mia o tua? - domanda col sorriso sornione.
- Ognuno la propria - rispondo e continuo a guardare tra i clienti del pub per vedere se scorgo Vanessa.
- Chi stai cercando? - domanda Eleonora.
a questa non sfugge nulla
- Prima mi sembrava di aver visto un conoscente.
Dopo quattro passi in centro per verificare l’eventuale presenza di Vanessa e amiche ci salutiamo, anche se Eleonora insiste per un approfondimento della nostra conoscenza.
- Sono irrimediabilmente fidanzato. Ricordatelo - salutandola.
Appena in auto ho lo scrupolo di fare un’elementare verifica.
Vado sotto casa di Vanessa e controllo la sua presenza.
La sua vecchia Toyota Yaris è parcheggiata nel piazzale. Le luci del suo appartamento sono spente. Il cofano del motore della Yaris è freddo.
sarà passata a prenderla una sua amica… però mi ha raccontato la cazzata del Sorbo Pub… perché?
Parcheggio la Range cento metri più avanti, dove la strada finisce e mi siedo su una panchina del giardinetto che sta proprio davanti a casa all’ingresso del suo palazzo, in completa penombra.
aspetto solo il tempo di una sigaretta
Me la accendo e la fumo con poco gusto. Come le successive tre.
Sto per accenderne una quinta quando vedo arrivare un’auto che conosco bene.
?
Ne esce una donna che conosco altrettanto bene, o almeno pensavo, ed entra nell’ingresso del palazzo aprendo il portone con le chiavi.
cazzo ci fa qua?
Dopo poco tempo si accende una luce all’appartamento di Vanessa.
Decido di aspettare ancora e vedere cosa succede.
Succede che, poco dopo, la luce si spenge e l’appartamento torna al buio.
Dopo altre due ore l’appartamento è sempre al buio e nulla è successo.
Sto finendo le sigarette e la pazienza. Decido di tornare a Carpaneta, oramai sono quasi le quattro di mattina.
Vengo svegliato dall’avviso di un SMS al telefonino.

Purtroppo ho il solito imprevisto.
Rimandiamo l’incontro al tardo pomeriggio, ti va?
Un bacio  Vanessa

cazzo mi svegli a fare, se non puoi venire?
Mi alzo e dopo un paio di potenti espressi all’agriturismo di Claudio comincio a riordinare le idee. E’ giunta l’ora di far vedere la moneta d’oro a chi ne capisce.
 Respingo l’offerta dell’incontro pomeridiano con Vanessa e nel pomeriggio parto per Roma.
Finito di cenare a casa di Francesco passo la moneta a suo padre chiedendogli cosa sia e che valore potrebbe avere.
Antemio la prende, si infila gli occhiali e strabuzza gli occhi.
- Come l’hai avuta? - domanda.
- L’ho trovata. Nel pozzo di casa mia, ora è asciutto, sono sceso a fare un po’ di pulizie.
- Solo questa o ce ne stanno altre?
- Sola.
- Nel pozzo di casa tua, hai detto?
- Sì.
- Bene, bene… che fosse una storia strana lo immaginavo. Non immaginavo però che anche i servizi segreti ci stessero sopra.
- Cosa? - domando allarmato.
- Perché i servizi segreti si interessano a queste monete? - replica.
- Che ne so! Io vorrei solo qualche semplice informazione -
cazzo c’entrano i servizi segreti?
- Senti Andrea. Io vorrei finire di godermi la pensione in pace, senza problemi. Tieni la tua moneta, fa finta che non me l’hai fatta vedere. Rivolgiti a qualcun altro. Fammi questo piacere.
- Antemio, non capisco. Cosa c’entrano i servizi segreti con questa moneta?
- Me lo domando anche io - risponde - Forse tu me lo potresti dire, ma a me non interessa. Per le vostre indagini rivolgetevi altrove.
- Antemio, io ho trovato questa moneta, insieme al cadavere di un soldato inglese nel mio pozzo. Non c’è nessuna indagine dei servizi segreti, di cui non faccio più parte. La mia è solo una curiosità. La curiosità, legittima, di sapere perché un soldato inglese e questa moneta sono nel mio pozzo.
- Non ho letto o saputo nulla del ritrovamento di questo soldato inglese sui giornali o in tv - puntualizza.
- Il soldato ancora sta la sotto. Se lo vuoi sapere si chiamava William Betz, disperso in azione nel 1944, ho trovato il suo piastrino di riconoscimento. Appena capirò qualche cosa di questa faccenda deciderò il da farsi. Dimmi tutto di questa moneta.
Antemio scuote la testa.
- Voglio la tua parola che tutto quello che ti dirò non dovrà essere reso pubblico e che io e te non abbiamo mai parlato di questa cosa.
- Promesso. Sulla testa di tuo figlio - regalandogli una battuta scontata.
Francesco ci pensa sopra un attimo.
- La mia testa lasciatela stare. Voi andate a parlare di là, io mi guardo la partita in tv e non vi disturbo. Chiamatemi se avete bisogno di un altro caffè.
Ci accomodiamo nello studio. Antemio si siede dietro alla sua scrivania e accende il computer.
- E’ una storia lunga… - comincia - lunga come la leggenda di un favoloso tesoro nascosto sotto il letto di un fiume in Calabria. Il tesoro di Alarico. Tutto inizia qua a Roma nel 410 dopo Cristo, o nel 1163 ab Urbe condita oppure nell’anno 5918 del calendario bizantino. Scegli te. E’ l’anno del sacco di Roma perpetrato dai Visigoti di Alarico. La leggenda narra che l’imperatore Onorio, certo che stavolta l’Urbe non se la potrà cavare con un semplice riscatto per non essere invasa dai barbari, ordina di fondere tutte le sue ricchezze personali in oro per fare una coniazione straordinaria di solidi, una moneta d’oro, quella con più valore in tutto l’Impero. Perché?
Antemio si versa della minerale nel bicchiere e ne beve un lungo sorso e continua nel racconto.
- Perché Onorio sa che il tuo tesoro per essere in salvo deve raggiungere la capitale dell’Impero, che è Ravenna, ed è anche la sua sede. Piatti, statue, stoviglie ed oggetti in genere sono ingombranti, le monete, messe in piccoli sacchi, con un paio di carri possono raggiungere senza dare nell’occhio Ravenna. La leggenda narra pure che Onorio volesse un segno indicativo in queste monete di coniazione straordinaria. La leggenda continua dicendo che queste monete andarono comunque disperse o catturate dai Visigoti e finissero a far parte del tesoro di Alarico sepolto sotto il fiume Busento.
- L’hanno trovato questo tesoro?
- No - risponde - Siamo ancora nella leggenda. Ma, veniamo a questa moneta. - Antemio accende il suo computer e apre alcuni file
- Ultimamente ho avuto occasione di rileggere tutta questa storia e di scrivere alcuni appunti che porterebbero un terremoto nel mondo numismatico, almeno per quanto riguarda il periodo del V secolo dopo Cristo.
Beve ancora un bicchiere di acqua mentre mi accendo una sigaretta.
- Ora passiamo alla storia e alle mie supposizioni. Storia, bada bene, Andrea, la leggenda è terminata. Antefatto numero 1: nel 1975, quando ero ancora un novizio archeologo specializzato in numismatica ai Musei Vaticani, lessi un articolo su ‘La Gazzetta del Numismatico’ riguardante un anonimo tondello d’oro non coniato, cioè liscio, senza nessun rilievo. Le poche informazioni che il redattore dell’articolo era riuscito ad ottenere erano che il tondello era stato trovato da un contadino in un monastero dell’Umbria, quello dei frati camaldolesi di Colle Corona. Nulla più. Il tondello era realmente d’oro, eccolo qua! Ho la foto inserita nell’articolo in bianco e nero, poco chiara, ma meglio di niente.
Mi alzo dalla poltrona e guardo la foto. Un dischetto liscio grigiastro con i bordi non perfettamente circolari, ma frastagliati.
?
- La leggenda… - continua Antemio - un’altra leggenda, racconta che nel monastero di Colle Corona fosse nascosto un favoloso tesoro. La scoperta del tondello d’oro fece si che il monastero venisse letteralmente sventrato dagli abitanti della zona alla ricerca di questo tesoro.
- E lo trovarono?
- Chi lo sa? - risponde - E’ una leggenda, ricordati, leggenda, non storia. Di sicuro si sa che trovarono i corpi di alcuni soldati, intervennero i Carabinieri e la caccia al tesoro cessò.
- Che soldati? - domando interessato.
- Non lo so. Ma ricordo che nell’articolo c’era scritto che, durante la seconda guerra mondiale, il monastero era un ospedale della Wermacht. Probabilmente saranno stati corpi di soldati tedeschi che non hanno potuto seppellire o portarsi via durante la ritirata dall’Umbria.
Antefatto numero 2: nel 2002, quando già collaboravo a ‘La Gazzetta del Numismatico’, mi viene girata la richiesta di identificazione di una moneta romana. Questa - gira lo schermo del computer verso di me.
- Una moneta d’oro, un solido, per la precisione, trovato da un cercatore di militaria col metal detector sui monti Aurunci, nel Lazio, che aveva individuato il punto di impatto di un aereo caduto nella seconda guerra mondiale. La moneta in questione è messa malissimo. E’ quasi ripiegata su se stessa, come un portafogli, annerita in maniera permanente dai fumi dell’incendio del carburante dell’aereo e con profonde incisioni e colpi da impatto nel lato più a vista.
Riesco, comunque, ad identificarla. E’ un solido di Onorio con al fronte il busto dell’imperatore e, al retro, per quanto si possa vedere, lo stesso imperatore, in piedi, con labaro e vittoria, mentre schiaccia con il piede sinistro il nemico. A prima vista sembrerebbe una moneta comune, preziosa, ma comune. Ma, nulla è come sembra… c’è un piccolo insignificante particolare che mi salta agli occhi. Al centro del retro della moneta ci dovrebbero stare le lettere R e V divise dal corpo dell’imperatore, che stanno a significare che la moneta è stata coniata dalla zecca di Ravenna. Per quanto possa riuscire a vedere, noto che la V non è proprio una V, a me sembra una M e ciò starebbe a significare Roma, R e M. Non risulta che queste monete siano state coniate anche a Roma. Ma non è possibile avere la prova certa, la moneta è troppo rovinata. Rimane il dubbio. A me il dubbio rimane doppio. La moneta si presenta con vistose sfrangiature di metallo ai bordi, difficilmente è una moneta circolata, cioè passata di mano in mano. Ma la moneta è troppo rovinata per fare qualsiasi ipotesi. Prendiamoci un caffè, che ora arriva la parte migliore.
Dopo il caffè e la rituale sigaretta faccio alcune domande ad Antemio.
- Quali sono questi dubbi?
Antemio sorride.
- Finalmente qualcuno che mi da soddisfazione e ascolta con interesse le farneticazioni di un povero vecchio rincoglionito - dice - I dubbi, due. In primis, la moneta non è circolata, come ti ho detto, e probabilmente fa parte di un ripostiglio, o tesoretto, cioè di una certa quantità di monete e o oggetti preziosi tesaurizzata e nascosta. Ma la moneta era sola a sentire lo scopritore e tutti quelli che hanno partecipato al recupero dei resti dei morti nell’incidente aereo. In secundis, secondo me, questa moneta non  stava già sottoterra al momento dell’impatto dell’aereo, ma era dentro l’aereo stesso.
- Cosa te lo fa pensare?
- Questa moneta, se fosse stata sola, sarebbe una perdita casuale e significherebbe che, per almeno 1500 anni, è stata sottoterra. Ma la moneta non è circolata e non ha neppure nessun segno di dilavamento.
- Cioè? - lo interrompo.
- Il dilavamento è un’azione naturale degli agenti atmosferici, dell’acqua che permeando nel terreno modella le rocce. Lo stesso può succedere con le monete, col tempo, in maniera molto più contenuta ma visibile, soprattutto sui rilievi e ai bordi.
- L’ossidazione? - domando.
- E’ oro, Andrea, un metallo nobile. Più è puro e meno subisce ossidazione e, nel nostro caso, guarda la scritta sotto i piedi dell’imperatore Onorio nella tua moneta. COMOB. Sta a significare che è oro zecchino, puro al novantanove per cento. Questa moneta è caduta insieme all’aereo. Cosa ci facesse dentro all’aereo non lo so.
Antemio beve un altro sorso d’acqua.
- Ora veniamo alla storia recente. Attuale. Nel dicembre scorso mi viene girata una mail da ‘La Gazzetta del Numismatico’ riguardante la stima di valore di una moneta d’oro romana. Eccola.
Mi alzo e leggo velocemente la mail e guardo le foto della moneta. E’ simile alla mia.
- Hai visto che i miei dubbi erano fondati? - dice con un sorriso di soddisfazione Antemio.
Non capisco.
- Guarda le due lettere ai lati dell’imperatore. R e M. Zecca di Roma, non di Ravenna. Questa moneta fa parte della leggendaria coniazione straordinaria di solidi voluta dall’imperatore Onorio. Questa moneta è identica alla tua e a quella trovata nel 2002 sui monti Aurunci.
Un attimo di pausa per creare la giusta suspance.
- Ho contattato subito la persona e l’ho invitata a venire qua a casa per fare una perizia, gratuita, della moneta. D’altronde si sarebbe potuto trattare anche di un falso con un grossolano errore. Dopo una settimana si è presentato un giovane, alto, sportivo e coi capelli rossi. Aveva con se la moneta e pure un’altra sorpresa. Un tondello d’oro, non coniato, simile a quello trovato al monastero di Colle Corona. Mi sono fatto raccontare dal giovane come mai fosse in possesso di quei due pezzi d’oro.
- E… - lo invito.
- E, le solite bugie. Il lascito della defunta nonna che le aveva tra i suoi gioielli, bugie, solo bugie. Comunque ora non avevo più dubbi. Secondo me la moneta era autentica come pure il tondello non coniato ma, per maggior sicurezza, la avrei voluta trattenere per qualche giorno per studiarla accuratamente. Io gliel’ho identificata come un solido di Onorio e gli ho fatto pure la stima di valore, ma del valore del solido di Onorio coniato dalla zecca di Ravenna, bada bene!
- Perché?
- Sai quanto potrebbe valere quella moneta inedita? Pezzo unico e in quello stato di conservazione? Parliamo di una fior di conio.
Scuoto la testa in segno negativo.
- Valore inestimabile. Per tradurlo in soldoni, un collezionista tematico e danaroso sarebbe disposto a spendere più di centomila euro per quel pezzo.
- E lui, quante ne aveva di monete?
- Solo quella, mi ha detto. La moneta e il tondello.
- E come è finita?
- Ho sentito tanta puzza. Puzza di marcio. Quella moneta dovrebbe stare in un museo, è proprietà dello Stato. Non può essere venduta così, come un prosciutto. Ho consigliato al giovane di recarsi presso la Soprintendenza dei Beni Archeologici  della sua città, a proposito! Ti ho detto che è di Perugia pure lui?
- No. Ma lo sapevo già.
Antemio mi guarda sorpreso, ma non fa domande.
- Siamo rimasti d’accordo sul risentirci appena avesse fatto la visita alla Soprintendenza, ma non l’ho più visto né sentito. Stavo pensando di scrivere un articolo bomba su ‘La Gazzetta del Numismatico’ quando ho ricevuto un’altra visita. Un mio collega siciliano, esperto in monetazione del basso impero romano. Voleva una perizia, accuratissima, su delle monete per conto di un suo cliente. Aveva con se altri cinque solidi di Onorio coniati dalla zecca di Roma e cinque tondelli non coniati.
- Il tesoro è stato trovato - faccio annuendo.
- Sì! Il mio collega, di cui non faccio il nome e, che per te, non esiste neppure, mi confida che di queste monete e tondelli, il suo cliente ne ha… tante. E mi confida pure che, sempre il suo cliente, apprezza molto il silenzio e la discrezione, cosa che ripaga lautamente, altrimenti…
- Altrimenti…
- Andrea, c’è di mezzo la mafia… non l’hai capito?  La mafia ha in mano tutta la coniazione straordinaria di solidi di Onorio. Se sanno gestire la vendita delle singole monete sono milioni di euro! Ho intascato il mio compenso, lauto e in contanti, e ho archiviato il tutto. Fino a stasera. Andrea, la tua moneta è inopportuna e pericolosa. Stai molto attento, quella è gente che non scherza coi soldi.
- Lo so. Non ti preoccupare, la moneta rimarrà in mani mie.
ci potrei riparare mezza casa, però
- Però… - continuo - avrei una domanda. Secondo te è stato trovato il tesoro di Alarico?
- No - risponde - Il tesoro di Alarico sta ancora sotto il letto del fiume Busento, come racconta la leggenda. E’ stata trovata solo la coniazione straordinaria, Andrea. La coniazione straordinaria di solidi che è partita in tutta fretta, con monete coniate e anonimi tondelli in attesa della battitura, da Roma per Ravenna e a Ravenna non è mai arrivata.
- L’avranno nascosta nel monastero di Colle Corona ? 
- Forse, ma chissà quando, il monastero è del XVI secolo.
- Un’altra domanda Antemio. Ti ricordi come si chiama il giovane che ti ha portato la moneta e il tondello?
- Alex… Alex Rossi, ha detto, ma mi sembra un nome di comodo.
- Già - rispondo - posso prendere l’indirizzo mail di questo Alex?
Richiama la mail nel computer, la stampa e mi porge la lettera completa di indirizzo di posta elettronica.

OSCAR - Il nuovo pacificatore della Colonia

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