martedì 23 giugno 2015

I RACCONTINI DEL CAPO (ma solo quelli pubblicabili)





I RACCONTINI DEL CAPO
(ma solo quelli pubblicabili)





IL RITO

Una volta la mia vita era scandita da riti e abitudini, i primi irrinunciabili, le seconde servivano a scandire il tempo e riempirlo di piccole attenzioni per me. 
Ero un uomo perfetto. Forse noioso e ripetitivo, ma solo nel mio intimo.
Poi è arrivata Micia, e con lei frotte di gatti, manco fossero migranti sub sahariani, ed è finita la pace.
Le abitudini e i miei riti sono andati letteralmente a puttane costringendomi a studiare un nuovo riassetto globale della mia vita, oramai orientata alla misera esistenza da povero Cristo solo e compatito da tutti. Ogni commento mi sembra superfluo, meglio utilizzare le energie per prendersi a frustate.
Il primo rito della giornata, il più importante, era la prima colazione. 
Sempre uguale, sempre quella: un poderoso caffè per avere la scusa della prima sigaretta, poi quattro fette biscottate con burro e marmellata di quattro gusti differenti (sono stato sempre incline alla varietà), un’altra con miele nostrale e l’ultima con crema spalmabile alla nocciola stile Nutella ma di qualità decisamente superiore. Spremuta di qualche arancia come combustibile liquido, poi si finiva il caffè della moka per dare un senso all’ulteriore sigaretta.
Fatto il pieno di carboidrati e vitamine, seguivano altre due abitudini, la lettura del fumetto comodamente seduto e concentrato e qualche telefonata di buongiorno alle amichette desiderose di una sveglia inusuale.
Con i gatti che amano leccare il burro direttamente dal panetto e i loro peli che sono irresistibilmente attratti dalla marmellata il rito è crollato come il Muro di Berlino, in una mattina. Con la Micia a spasso per casa anche le telefonate sono cessate. 
Sono rimasti solo i fumetti…
Ho provato vari stratagemmi per continuare la mia nutrizione mattutina, tutti falliti.
Un rito può essere sostituito solo da un altro rito.
Oggi ho il mio nuovo rito: la colazione al bar, sempre quello, ma ad orario elastico.
Al Gingillo di San Marco ho subito apportato un tocco di genialità modificando la loro offerta di brioche mattutina. Ciccio non può accontentarsi di un banale maritozzo alla similpanna o di uno strafritto bombolone. Ciccio vuole mix e fantasia!
Ho proposto alle innumerevoli e graziose bariste una variante decisamente golosa. Cornetto già farcito con Nutella ma arricchito con panna montata fresca dal montapanna della gelateria.
La novità è stata accolta tiepidamente, ma le fanciulle sono ancora giovani ed inesperte per capire l’arte sublime del mix di sensazioni; le ho perdonate, ma sono stato irremovibile.
E’ nata così La “Bombetta”, come loro la hanno nominata.
Alle 8,15 dl mattino, minuto più, minuto meno, si svolge un delicato e poco intimo rito pubblico.
Alla solita oziosa domanda: “Bombetta, Sergio?” cui segue una tacita approvazione e un cenno per il cappuccino con molta schiuma, la donzella di turno si mette al lavoro. Apre il cornetto e lo mostra al numeroso pubblico, poi passa al montapanna e con fare malizioso riempie tutto lo spazio disponibile del lievitato con candida panna fresca. Infine mi consegna, su un apposito piatto, la mirabile creatura che sfamerebbe un villaggio di negretti del Biafra.
Quando lo prendo in mano, con il dedicato tovagliolino personalizzato, so già di avere almeno venti paia di occhi femminili e vogliosi puntati su di me. Ma non è il concentrato di porcherie che le attrae bensì il sapere come riuscirò ad addentare la preda senza far partire pericolosi schizzi di panna ad altezza d’uomo.
Cala il silenzio, pure la cassa evita di emettere scontrini, il momento è estremamente delicato. Alcune avvenenti signore posizionano meglio la loro sedia per godersi lo spettacolo gratuito prima di andare a timbrare il cartellino per una nuova, noiosissima, giornata di lavoro. So che in quel momento regalo loro la spinta giusta per andare con leggerezza verso il martirio quotidiano.
Mi volgo verso  loro sorridendo e comincio a studiare la preda per decidere il punto di attacco. Qualche cliente comincia a mordersi le labbra asportando il rossetto.
Poi noto la falla, il punto debole: tutti i cornetti hanno un punto debole.
Sorrido di soddisfazione mentre intravedo qualche goccia di sudore freddo scendere dalla fronte della solita bionda in prima fila, la Bombetta fan per eccellenza.
Avvicino la Bombetta alla bocca, ma non troppo, e parte sinuosa la lingua a punta asportando delicatamente il primo ciuffo di panna che fuoriesce dal cornetto, si arrotola su se stessa e lo deposita con perizia in bocca.
Il livello di attenzione del pubblico è alle stelle, sanno già cosa sta per succedere.
La lingua a punta asporta altri tre ciuffi di panna con movimenti di varia velocità e sempre con un percorso zigzagante. Ora sono in diverse a mordersi le labbra; la vendita di rossetti a San Marco è triplicata da quando ho ideato la Bombetta.
Infine l’ultimo ciuffo, il più difficile, quello che se lo sbagli fai la figura del peracottaro. E’ esteso, non lineare e piatto, in alcuni punti rientra fino a dentro lo spacco del cornetto. Occorre calma, perizia e scioltezza del movimento; niente fretta. La lingua comincia a tastarlo e la punta lo scalza delicatamente, poi prosegue con attenzione e qualche movenza non scontata per raccogliere tutto. Quando arriva al punto da sondare dentro alla brioche rallenta e si ferma un attimo. Poi inizia lenta l’esplorazione del pertugio con relativo scavo fino a raggiungere le prime onde di Nutella, al che la lingua si ritira e torna in superficie. C’è ancora qualche centimetro da asportare, con guizzo repentino e inaspettato la punta opera e nasconde in bocca il piacere. Noto che qualche spettatrice sta trattenendo il respiro per il momento clou.
Che arriva, come sempre e come tutte aspettano, dopo aver scelto la punta del cornetto da attaccare.
Simulo il brutale morso, tra il raccapriccio generale, ma, invece infilo l’estremità in bocca succhiando avidamente il ripieno della mia colazione.
Appena sorrido al pubblico scattano i primi applausi e qualche silenzioso orgasmo. Seguono poi i complimenti, gli autografi, i mazzi di fiori con allegato bigliettino recante numero di telefono, mi inchino, ringrazio tutte e passo al cappuccino, con la bocca impiastricciata di panna e Nutella e il Sommo che osserva, sempre più schifato, la scena.
E’ bello poter condividere piccoli riti personali e allietare l’inizio di una dura giornata a chi ne ha bisogno.
E’ pure bello prendere una piccola percentuale dell’incasso del Gingillo per lo spettacolo estemporaneo e il conseguente incremento di vendite.
Siamo tutti mercenari, in fondo.

Vi aspetto al Gingillo alle 8,15 – dal lunedì al venerdì -




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