venerdì 5 giugno 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





NULLA E' COME SEMBRA...
di Umberto dell'Eco (e l'ignoto gattaro)
13a puntata




La telefonata arriva in Colonia via Skype. LIRA, la segretaria, risponde. Ascolta, annuisce silenziosamente, quindi – Se è proprio necessario…
- Un problema – fa rivolgendosi a BAIOCCO che ripiega il suo Wall Street Journal e accende il mozzicone di sigaro che tiene tra i denti.
- Sono crollate le azioni della Royal Canin? – chiede preoccupato.
- No, peggio. L’editore ha detto di accelerare la lettura del… la schifezza perché il pubblico è impaziente di conoscerne il seguito.
Il mozzicone di sigaro scivola dalle fauci di BAIOCCO.
- L’ho sempre detto – commenta raccogliendolo – Questo mondo è marcio.

13)

Al risveglio, dopo una vergognosa colazione al bar dell’aeroporto, restituisco la Focus e invio l’SMS a Francesco.

Tutto ok.
Serata fenomenale!
Grazie.
Andrea
P.S. Mi sono dimenticato di dare un regalino a tuo padre.
Nel pomeriggio ti chiamo.

Prima di salire a Carpaneta mi fermo da Claudio.
- Chiama il Tigre e digli che nel pomeriggio passo da lui a portargli un po’ di materiale.
Poi mi faccio una colazione bis, ma di quelle veramente buone.
- Missione compiuta? - chiede Serena appena arrivo a casa.
- Certamente! – mostrandole  le confezioni di medicine - Però devo tornare a Roma nei prossimi giorni, ho dimenticato di dare un pensierino al padre di Francesco.
- Mmm… - commenta - Sento puzza di imbroglio. Bionda o mora?
Non le rispondo e salgo nel mio appartamento.
Mando subito una mail a Ken.

Ciao boscimane!
Sospendi tutti i lavori che ti ho passato.
Concentrati solo su questo:
Soldato William Betz – addetto alle comunicazioni – 56° Recce Corps – 78 a Divisione  - VIII Armata britannica - nato a Londra il 18 gennaio 1920 – ufficialmente disperso in azione il 5 luglio 1944 in Umbria.
Voglio sapere in quale azione e parte dell’Umbria risulta disperso.
Datti da fare, gli archivi del British Army ti aspettano!
Gatto.
P.S. prima che me lo chiedi, ti dico che ci sono grosse novità.
Un giorno ti farò partecipe di tutta la storia.

Appena la invio arriva un SMS al telefonino.

Ciao bello!
Ti sei dimenticato di me?
Vanessa

sì!
Mi stendo sul letto e mi addormento.
Nel pomeriggio chiamo Francesco.
- Ciao frocio! Tra qualche giorno torno a Roma. Ho un pensierino per tuo padre, me ne sono dimenticato ieri. Grazie per la serata!
- Tutto a posto? - risponde - Raccontami un po’.
- Una belva assatanata, nulla di più.  Ti racconterò prossimamente. Ciao!
Arrivo dal Tigre carico di reliquie.
- Tutto per te! - sorrido - Ma c’è un cambiamento.
Prende in mano l’elmetto con tutti gli altri oggetti dentro con gli occhi che sprizzano gioia.
- La pistola non mi serve più.
- Meglio - risponde - Non riuscivo a trovarla per quel prezzo.
- Però - continuo - mi serve una scatola di 9 x 21 mm.
- 9 x 21? - chiede - Beretta 98? Non è un problema, te li rimedio gratis.
Si alza e da un cassetto dell’armadio prende una scatolina con una trentina di proiettili.
- Eccoli! Omaggio della ditta. Ora levati dai coglioni che mi puzzi sempre più di sbirro.
Arriva un altro SMS di Vanessa.

Allora!
Ce lo facciamo un aperitivo?
Vanessa.

 no.
Ho altro da fare.
Vado a Perugia, in centro, agli uffici della Free Press, l’agenzia dove avevo il lavoro di copertura quando ero in servizio al SIG.
Mi aprono il portone e, nella saletta d’ingresso, mi qualifico e chiedo alla segretaria che non conosco se posso parlare con Cecilia, la direttrice.
- Non c’è più - risponde.
- Franco? Giovanni? Erminia?
- Neppure.
- E’ rimasto qualcuno che lavorava qua sei anni fa?
Ci pensa.
- Il vicedirettore, Attilio. Lo conosce?
- Attilio! Come no! Se mi può annunciare, Andrea Rossi… grazie.
La segretaria mi guarda sorridendo, è giovane, un trentina d’anni, bionda e con un bel viso.
- Se mi favorisce un documento… - dice con voce melliflua e occhi dolci.
Rimango perplesso, ma prendo il portafogli e gli allungo la carta d’identità.
- Daniel Lacruz? - fa sbarrando gli occhi - E Andrea Rossi, chi è?
cazzo!
Gli ho dato il documento sbagliato, Daniel Lacruz era la mia identità in Sudamerica. Cerco nel portafogli ma della mia vera carta d’identità non trovo traccia.
è nella tasca degli altri pantaloni! 
Prendo la patente e gliela mostro.
- Vede! Qui c’è scritto Andrea Rossi! - riprendendomi il documento falso.
La segretaria alza la cornetta del telefono
- Dottor Franchi, mi scusi, qui c’è un certo Daniel Lacruz che dice di chiamarsi anche Andrea Rossi… le vorrebbe parlare. Grazie.
- Arriva subito – puntualizza - Già che ci siamo mi può dire il motivo della sua visita e lasciare un recapito telefonico?
- Perché?
- La procedura - risponde, sempre sorridendo - Il domicilio è Migiana di Corciano o Caracas?
- Né l’uno né l’altro.
Finalmente arriva Attilio, baci e abbracci.
- Che fine hanno fatto gli altri? - gli chiedo.
- Tutti via, i nuovi Servizi Informativi hanno tenuto solo me perché tra due mesi vado in pensione - poi, sottovoce - E’ diventato un covo di spie.
Guardo di sfuggita la segretaria che ci sta osservando.
- Tu, invece? - prosegue Attilio - Dopo che ti hanno sparato, credevo che fossi in pensione ma ho saputo che sei stato per anni in Sudamerica. Da che parte stai, ora?
- A Carpaneta - rispondo ingenuamente mentre la segretaria osserva sempre più interessata.
- Va bene - annuisce Attilio - Cosa posso fare per te?
- Avrei bisogno di un piccolo favore. Quando posso venire a consultare gli archivi dei quotidiani locali?
- Qua non è possibile senza autorizzazione da Roma. Ce l’hai?
- No. E’solo una mia curiosità da soddisfare - replico - Tu non potresti farmi una ricerca?
- No. Da domani sono in ferie e poi in pensione. Mi hai beccato nelle mie ultime ore di lavoro.
Vede la delusione stamparsi sul mio viso.
- Però - continua - la nostra gentile Eleonora forse potrebbe…
Ci accordiamo. La segretaria Eleonora farà le ricerche che mi interessano e mi comunicherà il tutto appena terminate. Saluto Attilio, gli faccio gli auguri e mi dedico interamente alla segretaria Eleonora.
- Ho bisogno di sapere tutto sulla scomparsa di un giovane, 25 – 30 anni, non so il nome, avvenuta circa un anno fa, qua a Perugia. L’unico indizio che ho e che era un volontario di un’associazione animalista, Progetto Pogo. Tutto qua.
- Sarà fatto con piacere! Allora! Quel recapito telefonico?
Le detto il numero del mio cellulare.
- Quanto prima ti chiamerò. A proposito, mi chiamo Eleonora - si alza da dietro la monumentale scrivania e mi tende la mano.
La stringo ammirando il suo più monumentale corpo distribuito in centottanta centimetri di altezza.
 ma questa è un quintale abbondante!
- Andrea… Andrea Rossi. Dimentica quel Daniel Lacruz - la saluto.
sembra una betoniera a quattro assi, ma è sveglia, non ha perso una sillaba del nostro discorso. E’ dei Servizi
Chiamo Vanessa, più per non essere scortese che per interesse.
Mi stoppa subito, ha da fare con un cliente, mi richiama più tardi.
La sera, dopo la cena con Serena e un po’ di vuote chiacchiere, mi ritiro in solitudine… finalmente! nel mio appartamento.
Comincio a sistemare mentalmente tutti i pezzi del puzzle che ho disposizione ma mi accorgo che sono pochi, ancora, per fare luce su tutto.
Solo una cosa mi è chiara: le cassette contenevano monete d’oro e qualcuno o qualcuna se le è prese e, in cambio, ha lasciato due cadaveri.
Dopo la colazione faccio un collegamento in rete per controllare la posta elettronica. Ken mi ha risposto.

Ciao puzzone!
Ma sempre nei casini ti devi mettere?
Ho controllato nell’archivio del British Army quello che mi hai chiesto.
Il fascicolo era secretato ed ora non c’è più.
Un fratello sta provando a cercare negli archivi del MI6, tanto già ci sta dentro per altri motivi.
Appena posso ti faccio avere notizie.
Ken
P.S. sono sotto spese… vedi tu J

La mattina dopo Serena mi chiama.
- Ti spiacerebbe cenare con me stasera? Ci sono pure Oleg e Gabriella.
- Volentieri
E la sera siamo tutti e quattro riuniti nel salone grande di Carpaneta.
- C’è un nuovo problema - illustra Serena a tutti noi - Sono cominciati a sparire dei gatti della colonia e di alcuni privati vicino al convento dove è stato spostato il frate che ci aveva creato quei fastidi. Cosa posso fare?
Mentalmente sorrido e scuoto il capo.
- Ricominciamo daccapo – commenta Oleg - Anzi, sfruttiamo il lavoro fatto prima, ci aggiungiamo nuove prove e, stavolta, vai per vie legali!
- E’ l’unica cosa da fare - consiglia Gabriella - Denuncialo e dai in pasto alla stampa tutto quello che hai di documentato.
- E cosa sperereste di concludere, facendo così? – intervengo -  Con i tempi della giustizia, quello riesce a sterminare tutti i gatti del circondario poi, per ottenere cosa? Un nuovo trasferimento e una nuova strage?
- Ma la legge sul maltrattamento degli animali… - fa Serena.
- E’ un frate, Serena - la interrompo - non si prende la briga di far giustizia la sua Chiesa, figurati lo Stato.
- E allora? - domanda delusa.
- Lascia fare a me… e a Oleg.
- Cosa avresti intenzione di fare? - chiede accigliata Gabriella.
- Non ti interessa - chiarisco sorridendo e mi rivolgo a Serena
 - Comunque, se vuoi un consiglio, coltivati la stampa amica, forse ne avrai bisogno e le dovrai passare tutte le informazioni di quello che ha combinato prima.
- Cosa pensi di fare? - ripete Gabriella.
- Quello che avrebbe fatto Giorgio Gaddi, ma di testa mia.
- Non puoi! - ancora Gabriella.
- Lo sai che posso… lo sai - la risposta pacata - Oleg, ho bisogno delle tue informazioni.
La mattina successiva ricevo la telefonata di Eleonora.
- Ciao! Ti dovrei parlare.
- Dimmi pure.
- Non per telefono e neppure qui in ufficio.  Ti piacciono le patatine fritte?
???
- Sì.
- Bene! Stasera alle 22 al ‘Sorbo Pub’.
Appena chiudo la telefonata ne arriva un’altra.
Vanessa
- Ciao Andrea! Vorrei incontrarti quanto prima.
- Prendiamo un caffè - propongo.
- No! Oggi non posso che sono fuori Perugia.
- Stasera a cena - ci riprovo.
- Neppure a cena, in serata mi incontro con le amiche per la solita uscita settimanale. Facciamo domattina, un caffè veloce e ti dico tutto.
- Va bene - concludo.
figurati se anche stasera non aveva qualcosa da fare 

LIRA - la Segretaria della Colonia

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