lunedì 1 giugno 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





NULLA E' COME SEMBRA...
di Umberto dell'Eco (e l'ignoto gattaro)
12a puntata




RALF si avvicina con un occhio pesto e la coda mozzicata.
- Capo, abbiamo un problema.
- Pulisciti quei grumi di sangue alle orecchie ed esponi. Chiaro e breve, non ho tempo da perdere con i malconci. A proposito, cosa ti è successo?
- OSCAR, il nuovo arrivato, pretende che gli rilegga tutti capitoli già pubblicati.
- E cosa c’entra con i grumi di sangue, quei due denti mancanti e l’occhio semichiuso?
- Non gli è piaciuto.
Metabolizzo in silenzio la notizia poi chiamo OSCAR in disparte.
- Se provi ancora a dire che il romanzo non ti è piaciuto – lo ammonisco – ti faccio dormire nel cubo insieme a CREMINO.
- No! CREMINO, no! – risponde terrorizzato.
Lo osservo in silenzio, uno di quei silenzi che pesano tonnellate e ce lo hai tutto sulla schiena.
- E’ bellissimo Capo… - dichiara prostrandosi a terra e rotolandosi, mostrando il vulnerabile ventre.
- Mai più, OSCAR… mai più.
Quanto è duro fare il Capo…

12)

Il giorno dopo sono a Roma, da Francesco.
Sborsati gli 810 euro per le medicine automaticamente la mia mente cancella la velata richiesta finanziaria di Ken.
Il pomeriggio dico a Francesco.
- Mi devi fare un favore. Io stanotte non resto a Roma. Devo fare una cosa, urgente. Se domattina non trovi un mio messaggio sul telefonino all’ora di pranzo telefona a questo numero. Ti risponderà Serena, una mia amica. Le devi dire che sono dentro al pozzo della casa di Migiana e, probabilmente, ho qualche problema, che chiamasse i pompieri.
- Cazzo stai combinando?
- Non chiedermi nulla. Fammi questo favore senza chiedermi nulla. So quello che faccio.
- Non mi sembra - dice preoccupato - Ma non mi avevi detto che eri in pensione? Lo sapevo, le tue solite palle… il Sudamerica, la jungla… non mi mettere in mezzo ai casini.
- Fai come ti ho detto. Se entro mezzogiorno non hai ricevuto un SMS da me chiama quel numero e dille che sono in pericolo.
- Non faresti prima a chiamarmi?
- Non credo sia il caso, probabilmente ho il telefono sotto controllo.
- Tu? Tu… hai il telefono sotto controllo?
- Non lo so, ma é probabile. Ricordati bene quello che ti ho detto. Entro mezzogiorno.
- Che vai a fare dentro il pozzo di casa tua? – domanda ancora.
- Il piccolo esploratore.
- Dammi un attimo una delle scatole di medicine.
Gliela porgo, la apre, estrae il bugiardino e comincia attentamente a leggerlo.
- Beh? - chiedo.
- Zitto! Sto controllando gli effetti collaterali del MaCriz, secondo me tu hai qualcosa che non va. Volevo portarti a scopare stasera e invece ti vai ad infilare dentro a un pozzo. Mi sembri scemo.
- Scopare?  Ancora?  Per carità!
- Appunto…
Appena esco da Roma spengo il telefonino e gli stacco la batteria.
Mi fermo a cenare a un Autogrill prima di uscire dall’Autostrada e compro sigarette, accendini, alcuni snack e barrette di cioccolato e delle bottigliette di acqua.
Alle 20 sono all’aeroporto di Perugia. Parcheggio la Range e vado a noleggiare un’auto. Scelgo un’anonima Ford Focus grigio metallizzata.
La parcheggio vicino alla Range e trasbordo tutti i viveri e l’attrezzatura.
Dopo un paio di potenti espressi presi a un bar lungo la strada per Migiana alle 22 sono a destinazione.
Passo una volta davanti al portone del convento per vedere se c’è gente in giro o qualcuno in auto che potrebbe non farsi i cazzi propri.
Tutto tranquillo.
Torno indietro e ricontrollo, poi parcheggio vicino al portone.
In pochi attimi scarico tutto dentro all’androne e richiudo con cura il portone.
Alle 22,30 comincio a calarmi nel pozzo.
Quando sono dentro cerco tra i detriti sul fondo altri oggetti che potevano appartenere al soldato inglese.
Trovo un paio di bottoni metallici e li intasco.
Lego la piccola corda comprata al Briko ad un grosso anello infisso nella parete del pozzo, l’altro capo me lo lego alla caviglia sinistra.
Illumino il cunicolo che portava acqua al pozzo e inizio ad entrarci.
E’ stretto e basso, devo strisciare per un paio di metri.
Tutta la roba che ho nelle tasche mi ostacola.
Poi il cunicolo si allarga, soprattutto in altezza, riesco a proseguire a carponi.
Con la torcia riesco ad illuminare un qualcosa incastrato tra due mattoni, sul pavimento.
Prendo l’oggetto e mi accorgo che è una fibbia, forse da cinturone militare.
Avanzando sempre a carponi e bestemmiando in silenzio per il dolore alle ginocchia arrivo a una sporgenza della parete.
la prossima volta che faccio lo speleologo mi devo ricordare delle ginocchiere
Una specie di tegola murata alla parete con molte incrostazioni di calcare. E’ murata al’altezza di un foro nella parete di circa trenta centimetri di diametro.
ecco la sorgente
Proseguo ancora un paio di metri e il cunicolo si allarga ancora. Ora è più vivibile. Riesco a mettermi in piedi e a proseguire piegato. Anche la larghezza è aumentata. Vedo uno strano vaso a terra. Non è un vaso è un elmetto, forse inglese.
il Tigre sarà contento
Mi ci siedo sopra e fumo la prima sigaretta da speleologo della mia vita. Mentre fumo illumino il cunicolo nella sua lunghezza con la mia Maglite. Prosegue per un’altra decina di metri poi devia a sinistra con una curva a gomito.
Bevo un sorso d’acqua per inumidirmi la bocca secca dalla tensione e dal fumo della sigaretta e riprendo il cammino.
Svolto a sinistra e proseguo fino a che mi si apre una nicchia sulla destra.
E’ l’ingresso di un locale, un rifugio scavato nella roccia e rivestito di mattoni sul pavimento e sulle pareti fino a circa un metro di altezza.
Il locale è largo circa due metri, profondo sei - sette e alto un metro e settanta circa. Riesco ad alzare la schiena un poco.
Comincio a frugare con il fascio di luce della torcia, del lume sul caschetto e con gli occhi.
Vedo subito due cose che mi fanno gelare il sangue.
Mi avvicino alla prima.
Uno scheletro quasi completamente spolpato.
topi?
Lo smuovo con la punta dello scarponcino destro.
Un po’ di ossa già sono staccate dal busto e disperse a terra, col movimento del piede ne stacco delle altre. Lo scheletro ha ancora brandelli ammuffiti di divisa militare.
ed ecco il nostro soldato Betz disperso in azione… come cazzo avrà fatto ad arrivare qua?
Frugo tra le ossa con le mani guantate e recupero un piccolo distintivo, altri bottoni metallici di varie dimensioni, degli spiccioli e quello che rimane di una penna e un accendino.  Trovo anche due caricatori con proiettili da fucile o mitragliatore. Intasco tutto e passo alla seconda cosa che ho visto.
Un altro corpo, meglio, un cadavere.
Un cadavere in avanzato stato di decomposizione seduto, appoggiato alla parete del locale.
Anche qui i topi hanno fatto scempio.
Non è un soldato e non ha fatto neppure la guerra.
Ha delle scarpe da tennis Adidas ai piedi, dei brandelli di pantaloni jeans e quel che rimane di una polo gialla.
Dovrebbe essere abbastanza giovane, all’anulare sinistro ha una fede d’oro, che brilla ancora alla luce della torcia. Al polso un orologio di gomma morbida, arancione, come se ne vedono portati dai giovani. Frugo dentro le tasche dei jeans ma non trovo portafogli o documenti. Gli sfilo la fede e l’orologio e noto che il polso sinistro è rotto.
Dietro la fede c’è inciso un nome e una data.
Barbara 20-5-2006
Noto un logo sulla manica della polo gialla.
E’ ricamato con filo scuro, forse blu.
Progetto Pogo  -  Perugia
non so perché ma me l’immaginavo…
Noto anche che la sua testa ha una posizione innaturale.
La tocco e la smuovo, non c’è resistenza né attrito.
rottura di qualche vertebra cervicale, oltre che del polso sinistro
Ci fumo sopra, tanto il luogo del delitto? è già abbastanza inquinato.
Comunque metto in tasca il mozzicone.
Ho notato altre piccole cose.
Un notevole calpestio che ha asportato parte del muschio dal pavimento e un’area di circa un metro quadrato, dai lati lineari che ha la muffa di un altro colore, più chiaro e dei rottami di legno a terra.
Li esamino, sono schegge di legno di varie grandezze. Trovo pure un coperchio di legno, rettangolare, di 15 centimetri per 25 circa e una cassettina di legno, delle stesse dimensioni e alta una decina di centimetri, rotta.
Sul coperchio si scorgono ancora delle scritte stampate ad inchiostro che non riesco a decifrare per il pessimo stato di conservazione.
Rimango una decina di minuti a pensare cosa sia successo.
Poi riprendo il cammino tornando indietro a recuperare il mozzicone della sigaretta fumata prima. Continuo l’esplorazione del cunicolo. Le tracce del recente calpestio sono molto evidenti.
Dopo altri dieci metri si apre, stavolta sulla sinistra, un nuovo cunicolo grande quanto quello che sto percorrendo.
E’ ingombro di una catasta di cassette di legno, uguali a quella dell’altro locale, buttate alla rinfusa.
Saranno una quarantina, forse più.
Ne prendo una, è senza coperchio, come l’altra.
Comincio a spostarle, sono tutte senza coperchio.
Trovo un coperchio in buone condizioni, riesco a leggere la scritta.
 è tedesco! quel carattere strano che usavano nella seconda guerra mondiale
Mi accorgo che c’è pure una piccola aquila con svastica stampata a fuoco in alto, al centro del lato lungo.
un soldato inglese con delle casse di legno tedesche?
Continuo a spostarle dal cumulo e, mi paralizzo.
Ho scoperto una scarpa. Una scarpa sportiva, arancione, con annesso piede inserito. Piede lungo, uomo.
e tre! quanti cadaveri troverò ancora?
Comincio a spostare il cumulo di piccole casse fino a scoprire un corpo avvolto in un plaid scozzese.
Solo il piede destro fuoriesce.
Apro lentamente la coperta e il cadavere mi appare nella sua interezza.
cazzo! questa non me l’aspettavo!
Lo smuovo per capire cosa gli sia successo.
Ha un foro di proiettile alla tempia sinistra e una grande chiazza marrone alla schiena.
gli hanno sparato alla schiena e alla tempia
Ripenso a quanto mi ha scritto Ken.
 quale scomparsa di volontario mi interessa?
 quante cose dovrete spiegarmi…
Mi accorgo che tra le gambe ha un oggetto familiare.
e non pensate subito male
Oltre al pistolo ha anche una pistola, una Beretta, a occhio e croce, una 98 civile.
La prendo e noto che ha la sicura inserita e il colpo in canna.
Lo espello e tiro via anche il caricatore, ha ancora 9 colpi più quello che era in canna.
La matricola è abrasa, naturalmente.
La intasco.
500 euro risparmiati, anche se preferivo la SIG… domani passo dal Tigre
Prendo le cassette e le rimetto sopra il cadavere.
Ho quasi terminato e un guizzo di luce mi appare dal fondo di una cassetta. Ci punto la torcia e mi accorgo che c’è qualcosa di giallo incastrato tra due assi.
Lo tolgo, un piccolo disco di metallo giallo.
oro?
Lo osservo attentamente alla luce della torcia.
E’ una moneta, una moneta d’oro, del diametro di circa 3 centimetri.
C’è impresso il busto di un… imperatore? e, dall’altro lato, la figura intera che regge un lungo bastone con la mano destra e sulla sinistra ha… un angioletto?
Credo sia una moneta romana, ne ho viste diverse, ma non in oro, nella stanza museo di Giorgio Gaddi a Carpaneta.
ecco la causa di tutto!
Intasco pure la moneta, avvolgendola in un fazzolettino di carta per non rovinarla.
Conto le cassette di legno.
46 più quella nell’altro locale, 47! quanto cazzo di oro ci sarà stato?
Sono sopraffatto dall’emozione, ho i battiti cardiaci in fuori giri.
Mi siedo a terra a fumare una sigaretta e a mangiare uno snack.
Dopo una decina di minuti decido di riprendere l’esplorazione del cunicolo. Dopo una ventina di metri vedo che è chiuso, murato. Torno indietro e continuo a percorrere il cunicolo principale proseguendo in leggera salita.
Uno strattone al piede sinistro mi comunica che la lunghezza della piccola corda è terminata.
Libero la caviglia e proseguo con circospezione.
Dopo pochi metri arrivo alla base di una scalinata scavata nella roccia.
Gli scalini, una decina, hanno del muschio ai lati e sono puliti al centro, segno che ci hanno camminato sopra di recente, e ci hanno camminato diverse volte!
Illumino la cima della scalinata e vedo che termina con un soffitto, ma nel soffitto si vede la scanalatura di una botola.
Arrivo lì sotto e tocco la pietra che chiude l’apertura.
Provo a sollevarla, è pesante ma si muove.
La alzo, con tutta la forza disponibile e sbircio per capire dove vada a sbucare.
speriamo non finisca in qualche appartamento
Senza far rumore riesco a creare uno spiraglio che mi permette di vedere fuori ma non vedo un cazzo, solo una cascata di polvere e detriti che mi cadono addosso accecandomi per qualche istante.
Alzo ancora di più la pietra e i detriti cadono ancora più copiosi. Quando cessa la caduta osservo attentamente e
ma vaffanculo!
mi accorgo che sono nel piccolo ripostiglio dietro al locale delle cucce dei gatti della colonia.
Sollevo del tutto la pietra e la faccio scorrere sul pavimento ingombro delle macerie del tetto crollato.
averlo saputo prima…
Esco dal cunicolo e respiro un po’ d’aria pura a pieni polmoni, prima di accendermi un’altra sigaretta e mettermi seduto a pensare.
Guardo l’ora, sono le 2,45. Sono rimasto sottoterra per quasi quattro ore.
Riposiziono la pietra sull’apertura e ci getto sopra calcinacci, tegole e altri detriti.
Riordino tutta l’attrezzatura, mi calo di nuovo nel pozzo e recupero la piccola corda. Dopo mezz’ora sono di nuovo in auto. Mi fermo a un Autogrill a darmi una lavata e a farmi un paio di caffè.
Ho ancora l’adrenalina alle stelle. Poco prima delle 4 parcheggio la Focus vicino alla mia Range Rover, trasbordo tutta l’attrezzatura, ci salgo sopra e mi metto a dormire.

RALF si rifugia in grembo al suo Capo

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