venerdì 27 giugno 2014

VECCHI, INDIMENTICATI AMICI

FUMO

Grigio come il suo pelo, come la nebbiosa giornata di novembre in cui fu abbandonato alla Colonia Vecchia, come il suo umore prima di adattarsi alla nuova, triste realtà in cui l’avevano scaraventato.
Un gatto timido e riservato, spaventato dal nuovo ambiente e dalla presenza di numerosi gatti randagi, di cui aveva solo sentito parlare dai suoi vecchi e bastardi umani nel salotto di casa, ma tenace!
Tutti avevamo scommesso che non ce l’avrebbe mai fatta ad accettare la nuova situazione e se ne sarebbe andato appena qualcuno lo avesse infastidito.
Invece rimase, pian piano uscì allo scoperto da dietro alla recinzione che divideva il nostro giardino con il campo del convento.
Ma non era stata la fame; il Capo provvedeva a rifocillarlo con umido e crocchette lasciati dietro alla rete, bensì la curiosità di scoprire perché un esercito di gatti randagi non si azzuffasse sempre tra loro e, anzi, vivesse pacificamente in una specie di comune felina.
“Questa è una Colonia Felina?” domandò stupito quando gli spiegai chi eravamo e cosa facevamo.
“Mi avevano raccontato un mucchio di cazzate a casa! Gatti rognosi e orbi, sempre affamati e attaccabrighe con i propri simili, pieni di pulci e malattie. Invece qui… Ma sei sicuro, TAZZA?”
“Certo, FUMO! (il Capo l’aveva battezzato così e, con una punta di gelosia, mi ero accorto che si era legato un sentimento di reciproco affetto tra i due) Abbiamo pure un posto dove dormire tutti insieme!”
Non fu mai curioso del nostro dormitorio, aveva scelto una tana di istrice in una collina dopo il campo del contadino come sua casa. Il problema era che spesso ci pioveva dentro e arrivava ai pasti tutto sporco di fango.
E il Capo lo ripuliva pazientemente, lo spazzolava e lui accettava di buon grado quelle attenzioni oramai dimenticate.
E la mia gelosia cresceva. Poco, ma cresceva.
Fu grazie a lui, e alla sua tenia, che il Capo inaugurò il rito del bocconcino di carne prelibata post pranzo.
Ci riusciva a nascondere le medicine che gli interessati dovevano ingurgitare.
“E’ un gatto speciale!” mi confidò un giorno il Capo, mentre schiumavo di rabbia.
Poi, col tempo, mi accorsi che per il Capo tutti i gatti della Colonia erano ‘gatti speciali’.
Io... il più speciale.
E la gelosia si sopì.
Terminò la sua esistenza a Monte Malbe investito da un’auto alla curva sotto la casetta della Colonia Vecchia, mentre se ne stava tornando alla sua amata casa la sera del 24 marzo 2012.
Il pomeriggio seguente il Capo trovò i suoi resti, straziati dagli animali notturni, e li ricompose dentro al sacco mortuario che si porta sempre appresso in auto.
Quel giorno, alla distribuzione del pasto, rimase sempre in silenzio.
E, ricordo, quel pasto aveva un sapore amaro; forse era la tristezza o, forse, le lacrime del Capo che cadevano sui bocconcini.

Ciao FUMO!

FUMO alla Colonia Vecchia - Marzo 2008

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