martedì 26 agosto 2014

IL SOLARIUM LETTERARIO





VUOTO A PERDERE di Favio Bolo
9a puntata




Quello iettatore di ZORRO ci aveva azzeccato!
Temporali, grandine, rovesci improvvisi (manca solo la tromba d’aria) si sono abbattuti su Monte Malbe costringendoci alla lettura indoor (anziché sul tetto, pardon: solarium) con PALLUCCHINO fuori alle intemperie per la sua avversione atavica a Favio Bolo.
Gli fa compagnia WAFER allontanato dalla casetta per via delle sue mefitiche flautolenze.
Proseguiamo la lettura.

     CAPITOLO 13

     Un boato, nella mia testa. Sembra che mi scoppi il cranio e tutta l'acqua delle Cascate delle Marmore mi si riversi dentro con violenza e fragore. Sento le gambe cedere, faccio fatica a respirare, un freddo polare mi attanaglia il corpo. Barcollo, mi aggrappo istintivamente ad un ripiano della libreria ma scivolo. Sono un corpo molle e inanimato. Riesco ad evitare la caduta mentre sento delle voci.
-Oddio! Andrea! Che ti succede?
-E' svenuto! Presto, Vanessa vai a prendere dell'acqua fresca!
-Andrea, Andrea … rispondi! Mi riconosci?
Faccio cenno di sì con il capo e, con fatica, mi rialzo.
-Sei bianco come un foglio di carta!
-Soffre di sbalzi di pressione? - chiede Serena.
Riesco a raggiungere un divanetto e mi siedo. Nascondo il viso tra le mani, poi farfuglio.
-Cosa ha detto? - rivolgendomi a Serena.
-Cosa ho detto? - stavolta è Serena che si rivolge ad Antonella.
-Di quella foto, - gliela indico.
Serena mi guarda spaventata: -Pogo. Pogo con Giorgio.
-Giorgio … come?
Ancora più perplessa Serena guarda preoccupata Antonella, mentre Vanessa mi porge un bicchiere di acqua che tracanno avidamente.
-Giorgio … come si chiama? - replico.
-Giorgio … Giorgio Gaddi, - risponde timidamente Serena.
Stringo di nuovo il viso tra le mani.
-E' lui! E' lui! L'anello mancante! L'anello di giunzione! - quasi piango, mentre lo dico. -Io stavo indagando su lui. Giorgio Gaddi! Mi hanno sparato per questo!
Serena passa lo sguardo su Antonella e le domanda: -Ma … è normale?
-Sì! Sono normale! - rispondo quasi incazzato.  Mi hanno sparato per colpa sua!
-Calma un attimo, - fa Serena tornandosi a sedere dietro alla sua scrivania , -mi spieghi bene. Credo che lei si stia sbagliando.
Riprendo fiato alcuni secondi e riorganizzo tutti i dati che il mio cervello ha ritrovato.
-Per lavoro ho conosciuto due donne. Una certa Domiziana e una mia ex collega, Agata. Sempre per lavoro ho preso informazioni su di loro ed è uscito il collegamento con un'altra donna. Un capitano dei Carabinieri.
-Francesca, - annuisce Serena.
-Brava! Il capitano Francesca Coletti. Francesca e Agata sono state trasferite improvvisamente a Perugia dalle sedi dove lavoravano. E, prima di trasferirsi, hanno incontrato la fidanzata di Giorgio a Venezia. L'avvocato Silvia Pisani.
-La nana, - puntualizza.
-La nana?
-Sì! - continua Serena. -Tra amici la chiamavamo così.
-Tutto questo mi è sembrato molto strano e ho approfondito le indagini. Ho scoperto che a Domiziana è stato cancellato un procedimento per sfruttamento della prostituzione su richiesta del capitano Coletti e Giorgio Gaddi era colluso con la mafia.
-Alt! Un attimo! - interrompe Serena, ma non la ascolto.
-Intanto da Roma mi sono arrivati segnali di mollare questa indagine personale. Per qualche giorno ho lasciato perdere perché avevo qualcosa di più urgente da fare, poi, quando stavo per riprendere le indagini mi hanno sparato. E' stato lui il mandante!
Serena scoppia in una risata. La guardo, il momento per me è drammatico, e quella ride.
-Innanzitutto se doveva spararle, Giorgio l'avrebbe fatto di persona, non avrebbe  delegato nessuno, - replica con calma.
-Era un killer della mafia?
-Ma mi faccia il piacere! Giorgio le avrebbe sparato, ma non per queste stronzate! Poi non le avrebbe sparato alle spalle e alla testa!
-E dove? - chiedo curioso.
-Alle rotule. Giorgio sparava alle rotule, - puntualizza. -Se le avesse sparato Giorgio, lei stava qui su una sedia a rotelle.
Sono sorpreso, mi sta confermando tutto e in più mi dice che questo Giorgio sparava pure alle persone. Ma alle rotule!
ma chi cazzo era questo Giorgio Gaddi?  
-Quello che ha raccontato su Giorgio, - prosegue, -è fondamentalmente corretto. Le sue deduzioni, invece, sono completamente sbagliate.
-Chi lo dice? - faccio piccato.
-Io! che l'ho conosciuto meglio di tutti, - risponde altrettanto piccata.
-E' una storia incredibile!, - interviene Antonella.
-Potrebbe esserlo! - risponde sorridendo Serena. -Ma mi spieghi,  -rivolgendosi a me. -Che lavoro faceva, lei?
-Lasci perdere,  -rispondo. -Mi parli di Giorgio, invece.
Serena ci pensa un attimo.
-Potrei, - dice, -per farla contento. Potrei spiegarle tutto per filo e per segno. E anche di più.
-Allora cominci!
-Non ora, - sorridendo. -Prima dobbiamo fare un accordo.
La guardo con fare interrogato.
-Io le parlo e documento la vita di Giorgio, lei lascia i gatti dove stanno. Tutto qua.
-Che c'entrano i gatti?
-Che c'entra Giorgio?
Ci penso qualche secondo.
-Resta inteso, - prosegue, -che continueremo noi a sfamarli e curarli. E le posso assicurare che se dovesse arrivare qualche nuovo ospite provvederemo subito a spostarlo in un'altra struttura. La trasformerò in una colonia a termine.
Continuo a pensare mentre la ascolto.
-D'accordo? - conclude, guardandomi col sorriso trionfante.
-Ok, - faccio. -Quando cominciamo?
-Domani pomeriggio, stessa ora, poi rimanete a cena. Antonella, mi raccomando: il tutto deve rimanere tra noi.
-Promesso, - assicura Antonella.
-Io non le prometto nulla, - replico.
-Lei non mi preoccupa.
Sulla strada del ritorno sono confuso e disperato. Un potente mal di testa non mi permette di concentrarmi sulla situazione. E neppure Antonella me lo permette.
-Stasera noi due dobbiamo fare una profonda chiacchierata, - dice. -Fotocopie! Io faccio fotocopie, mi hai sempre fatto credere! E' ora che ti apri e mi parli un po' della tua vita del cazzo.
Continuo a guardare, con lo sguardo vuoto, la strada davanti a me.
-Poi, - prosegue, -voglio conoscere qualcuna delle tue vecchie indagini. Quello per me … e per il mio lavoro.
-Scordatelo, - rispondo secco.
-Dopo aver beccato cinque pallottole in corpo, di cosa altro hai paura? - chiede con tono di sfida.
-Della sesta.
La sera non la assecondo con le mie memorie. Neppure lei mi asseconda, scopro che il mio mal di testa è contagioso.
Il pomeriggio torniamo da Serena.
andiamo a svelare quello che non dovevo scoprire  
Serena ci accoglie tranquilla e serena, scusate il gioco di parole.
-Innanzitutto è bene cominciarsi a dare del tu e sgombrare il campo da precedenti attriti, - inizia. -Quindi voglio farti una piccola premessa su quando andrai a conoscere. Giorgio era una persona estremamente pacifica.
-Che sparava alle rotule della gente, - puntualizzo.
-Aveva le sue buone ragioni, lo scoprirai e condividerai la sua reazione, - chiarisce. -Una persona ricca, anche di generosità, e basta vedere cosa ha permesso di fare.
-Gatti, cani …, - la interrompo, -e i bambini del Kenia, come c'entrano?
-Anche quello è collegato alla storia, - precisa. -Comunque, bando alle ciance! Sul tavolino vicino a quella poltrona c’è un diario scritto da Giorgio. Le ultime pagine le ho scritte io, dopo la sua morte.
-E’ autentico?
-Sì. Ho infranto un patto. Giorgio aveva espresso la volontà che dovevo bruciarlo dopo averlo letto. Non l'ho fatto.
-Perché?
-Per una forma di rispetto nei suoi confronti.
Si ferma per bere un bicchiere di acqua, poi prosegue.
-Ti prego solo di non includere nelle tue valutazioni le esperienze strettamente personali di Giorgio e rispettare la privacy delle persone collegate. Detto questo, ti lasciamo alla tua lettura! Io e Antonella andiamo a passeggiare e chiacchierare un po'.
-Ma … - fa Antonella.
-Niente ma: la cosa riguarda solo lui. Andiamo.
Mi trovo finalmente solo con la verità. Ammesso che lo sia.
Comincio la lettura del diario.

WAFER sbrana la busta con le scatolette di bocconcini vuote

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