venerdì 17 ottobre 2014

STORIA DELLA COLONIA





ARCHIMEDE e EMILIA



La prima ad affacciarsi fu la femminuccia, una tigratina carina e smorfiosa. Fece subito quattro versetti al Capo capendo subito chi, tra tutti, doveva ingraziarsi. Piccola, un tre mesi circa, fece subito capire al nostro umano che era di sesso femminile strusciandogli il culo sul viso mentre lui la stava riempiendo di coccole e complimenti.
- EMILIA! – fu il parto quasi istantaneo del nome.
Ma EMILIA si rifiutava di mangiare sui tavoli di cemento insieme agli altri gatti.
- Avrà timore di tutti questi randagi – il commento del Capo che le appoggiò un piattino con l’umido e delle crocchette sul muretto della recinzione, vicino alla via di fuga.
EMILIA apprezzò il gesto e fece una specie di miagolio.
- Prego! – rispose il bipede pensando fosse un ringraziamento.
Invece era il richiamo per il fratellino, anche lui tigrato, ma più scuro, che sbucò subito fuori da dietro alla rete e cominciò ad addentare il paté controllando, sospettoso, la situazione.
- Oh, cazzo… - il nuovo, ma solito, commento del Capo.
Le orecchie del piccolo, di dimensioni abnormi rispetto al suo corpicino, tradirono subito il suo sesso.
- Beh, almeno e un maschietto! ARCHIMEDE! – il secondo parto della giornata.
Appena il nostro umano se ne andò furono subito arruolati ed investiti del loro compito.
- Siamo pieni di gattini più piccoli di voi – dissi loro – Il vostro compito sarà quello di controllarli e tenerli uniti.
- Ehi! – replicò la piccola EMILIA – Ci hai forse preso per maremmani che fanno la guardia al gregge?
- Ehi! – aggiunse il fratello ARCHIMEDE – Ma sono quasi tutte femminucce! – sgranando gli occhi.
Lo guardai minaccioso ma capii che era arrivato il pericolo che temevo: Il Latin Lover della Colonia.

ARCHIMEDE e BARTOLOMEO
Colonia Vecchia - Ottobre 2007

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