sabato 28 febbraio 2015

STORIA DELLA COLONIA




MILLELIRE




Arrivò la primavera, come tutti gli anni e con lei arrivarono i primi abbandoni. Dapprima due simpatici gattini: una tartarugata e un batuffolo rosso tigrato. Il Capo li ingabbiò seduta stante e se li portò via, dove non fu lecito saperlo.
Fu il giorno di Pasquetta che arrivò il solito regalo, quello trovato dentro l’uovo di cioccolato, non gradito e scaricato il giorno dopo in Colonia. Ogni anno succedeva così, tanto da aver istituito la ricorrenza della Maledizione di Pasquetta. Qualsiasi giorno e mese capitasse Pasqua, il giorno dopo alla Colonia eravamo perlomeno uno in più.
Lo buttarono dentro al locale con le grate, senza troppi complimenti, tanto era già ferito e malconcio.
Un cucciolone di circa un anno di età, socializzato e impaurito.
Quando il Capo se ne accorse biascicò un: - Menomale, stavolta è uno solo e adulto!
Menomale un cazzo! si corresse poi, quando vide che era ferito al posteriore con perdita di sangue e urina e la coda ciondoloni. Era stato investito.
Ingabbiato fu portato a un altro studio veterinario che doveva un favore al Capo. Visitato, notate le ferite e l’addome un poco gonfio fu diagnosticata la peggiore delle malattie: FIP. Il tutto senza avergli fatto uno straccio di radiografia. Fu curato con antibiotici e cortisone mentre il Capo avanzava sospetti sul fatto che la coda del nuovo arrivato fosse inanimata.
- Sicuro non si tratti di un banale investimento?
- Ma che investimento e investimento! Ha l’addome gonfio, pregno di liquidi. Va aspirato, curato e fatte tutte le analisi del caso. Tra le varie analisi del caso si scoprì pure che MILLELIRE, questo il suo nuovo nome, era un FIV+.
- E’ un concentrato di disgrazie! – il commento del Capo, che continuava a nutrire dubbi sulla diagnosi.
Il Capo non è un veterinario anche se, a forza di stare in mezzo a gatti disastrati, qualcosa ha per forza imparato.
- Questa non è FIP – andava ripetendo ai veterinari, dopo che passato un mese MILLELIRE non era ancora schiattato.
- E’ FIP, sicuro al 100%! – la risposta degli stregoni.
La FIP (Peritonite Felina Infettiva) non è diagnosticabile con nessun tipo di test, con il gatto ancora in vita. Alla sua morte si possono fare esami necroscopici ma, di solito, è oramai tardi per intervenire sul paziente.
Rimane comunque la più grande ancora di salvezza per veterinari incapaci o alle prime armi.
Con la FIP sei a posto come diagnosi, nessuno ti può smentire, e se il gatto muore ha fatto solo il suo dovere.
Finisce che il Capo si incazza, prende MILLELIRE e lo porta dai veterinari di fiducia che, in poco meno di mezz’ora, diagnosticano uno slittamento delle vertebre sacrali con atrofia completa della coda e scarsa ritenzione delle feci, solide e liquide a causa di un trauma.
- Con un bombardamento di cortisone si poteva ripristinare la corretta funzionalità urinaria e defecatoria! – commentarono – Oramai è troppo tardi per intervenire, ma col tempo tutto si dovrebbe aggiustare.
Il Capo minacciò i precedenti inetti veterinari di provvedere al bombardamento del loro studio a base di tritolo.
MILLELIRE guarì e fu dimesso, dopo la sterilizzazione e l’amputazione della coda. Tornò in Colonia insieme agli altri randagi e fu motivo di una massiccia protesta popolare. Dopo mesi di gabbia e isolamento MILLELIRE era euforico per la ritrovata libertà; non stava fermo un minuto e la sua passione era visitare tutte le cucce dei dormitori per annusarle. Il problema era che per ogni cuccia lasciava un peto ricordo.
Il Capo fu informato e alla minaccia dello sciopero generale decise di prendere in carico alla Reggia il malconcio MILLELIRE. I divani e le poltrone della Reggia non furono più gli stessi e MILLELIRE venne relegato nel garage insieme ai poco sociali, scorreggioni e refrattari alle cassettine igieniche. Ma non si lamentò.
Aveva una ventina di nuovi gatti da martirizzare, altri divani ancora non battezzati dai suoi peti e la libertà di uscire e andare per il bosco quando voleva.
Col tempo la natura fece il suo corso e MILLELIRE tornò continente nei liquidi, mentre i solidi tendevano ad appiccicarsi al suo posteriore. Il suo arrivo veniva sempre annunciato da un inconfondibile puzza di m….
Visse alla Reggia, felice ed inseguito dal Capo per la pulizia del posteriore per tre anni. Una mattina stava poco bene, all’ora di pranzo era improvvisamente morto. Il Capo ancora lo ricorda con affetto e nostalgia del suo inconfondibile e pungente aroma.
MILLELIRE era un sommergibile italiano della seconda guerra mondiale, titolato a Domenico Millelire, pseudonimo di Domenico Leoni, ufficiale della Regia Marina Sarda e prima medaglia d’oro al valor militare delle Forze Armate Italiane.
La tradizione dei nostri nomi dedicati a sommergibili italiani della seconda guerra mondiale è tutt’ora in voga in Colonia e alla Reggia.


Il prode MILLELIRE alla Reggia - Luglio 2008

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