giovedì 5 febbraio 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





VUOTO A PERDERE di Favio Bolo
24a puntata




Il popolo dei lettori assidui ci chiede di accelerare ancora con la lettura: sono masochisti, a detta di PALLUCCHINO.
Lo facciamo volentieri, tanto fuori piove e non abbiamo un cazzo di meglio da fare!

29

Finalmente giungiamo a destinazione con Ken che non ce la fa più di stare ad ascoltare le mie prediche e i consigli.
Si cena veloce in una malfamata, zozza e anonima pizzeria del luogo e si va a fare un primo sopralluogo. Prima tappa il club privè, senza avvicinarci troppo. E’ un villone fuori mano che puzza di soldi mafiosi riciclati da un miglio distante. Come immaginavo intravedo un alto muro di cinta e immagino un pesante cancello con una selva di videocamere piazzate verso l’esterno.
- Domani sera alle 23 devi stare qua – dico a Ken – Prima ti spari un paio di drink al bar e fai finta di voler rimorchiare qualcuna, soldi alla mano. Quando la vedi la agganci e le fai la tua proposta.
- Se non ci fosse?
- Aspetti, magari ti fai fare un pompino, tanto i soldi ce li hai, e torneremo il sabato successivo.
Secondo sopralluogo al palazzo dell’appartamento della troiona, classico condominio con pretese di signorilità ma, forse, in quella zona potrebbe essere veramente signorile. Non c’è traccia di portiere e al suo campanello c’è solo il nome, nessun cognome.
- Stai a vedere che questo appartamento lo usa solo per battere! Se ne ha un altro dove abita e ti ci porta siamo nella merda.
- Perché?
- Neppure sappiamo dove sia, speriamo bene…
- Ma loro ci hanno dato queste indicazioni!
- Forse hanno sottovalutato il soggetto.
Vedo Ken pensieroso: - Vogliamo mollare? – chiede.
- E poi? Cosa facciamo? Ricordati che questa è la tua vendetta ed il motivo per cui io mi trovo qua.
- Speriamo bene…
Il coglione esce di casa alle 22,30 per recarsi al privè. Ho il tempo e la giusta concentrazione per pensare cosa fare se l’operazione non dovesse riuscire. Dovrei scappare all’estero, ma non saprei dove; non ho appoggi e, sicuramente, gli aeroporti sono sotto sorveglianza. Non ho il passaporto, solo un mio documento e sarebbe una follia utilizzarlo. Forse la cosa migliore sarebbe il darsi alla macchia rimanendo in Italia per qualche anno, i soldi ce li avrei, in un conto non riconducibile a me. Giungo alla triste conclusione che l’ipotesi che il coglione ci lasci la pelle non sia poi così remota.
Lo sento tornare alle 5 del mattino, mi sveglio e vado a controllare se è ancora tutto intero. E’ uno straccio, stravolto e con delle occhiaie da paura.
- Tutto ok! – fa biascicando la misera frase.
- Cosa hai combinato?
- Tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile. Dovremmo tornarci a cose fatte in quel posto.
Mi racconta tutta la serata. Di come ha agganciato la troiona, di come è rimasta pietrificata dalle dimensioni del suo pisello e tutto quello che gli ha fatto. Non solo, ha sparso pure la voce nel locale e lo ha portato nella dark room dove ha dovuto spendere le ultime energie con un paio di amiche della rossa e il marito di una di queste.
- Anche con un uomo? – ho chiesto allibito.
- Ho dovuto – ha risposto – Lei ha insistito troppo e non la potevo deludere. Ma le ho strappato un appuntamento per dopodomani sera.
- Bravo! Il sacrificio non conta, finocchio!
- Mi spiace solo che non saprai cosa ti perdi…
- Cioè? – chiedo perplesso.
- E’ una macchina da sesso, un fenomeno della natura, la rossa.
- Uè! Mica ti sarai innamorato?
- No. La voglio solo scopare un’altra volta e poi ucciderla.
- Bravo.
Passiamo due giorni noiosissimi. Lui che non fa altro che dormire per rimettersi in forze ed io che ho il cervello impicciato dai racconti delle prodezze sessuali del troione.
Pensare che sono mesi che non scopo…
Il pomeriggio del grande giorno, come d’accordo i due peccatori si incontrano telefonicamente.
- Ho bisogno di te e del tuo cazzo – l’esordio della gentil fanciulla.
Seguono altre smancerie di pesante sfondo sessuale tra i due.
- Ho un piccolo problema, però – puntualizza la rossa, mettendoci subito in allarme – Stasera ho il mio appartamento occupato da due amici, se sei d’accordo potremmo finire la serata in un motel.
Faccio segno di no a Ken e gli suggerisco di portarla nel nostro residence.
Ken fa la proposta e lei la contro proposta: - Oppure potremmo lo stesso andare da me e coinvolgere anche gli altri.
Altro segno al coglione di farsi spiegare chi sono gli altri.
Due uomini, sento dal vivavoce.
Indico di no con il dito indice e gli suggerisco di dirle che non gli va.
Se la cava egregiamente: - No, Grazia. Non mi va, l’altra sera l’ho fatto solo per farti contenta. Andare con gli uomini mi deprime, preferisco lasciar perdere. Magari ci vediamo un altro giorno.
Rimango paralizzato; non ho intenzione di aspettare ancora.
- Ma che dici! – ribatte la bella – Dai, facciamo stasera come si era detto. Ce l’hai quella roba con te, vero?
- In abbondanza. te ne lascerò pure una piccola scorta, sai dopo devo partire per alcuni giorni e non quando sarò di ritorno.
- Ma… sei sposato?
- No. Parto per lavoro. Il mio appartamento è libero, sei vuoi…
- Benissimo. Allora ci vediamo alla ‘Bisboccia’ per la cena, poi facciamo un salto da te.
Ho pochissimo tempo per riorganizzare l’operazione, ma giocare in casa lo considero un vantaggio.
- Come si fa? – chiede Ken.
- Ne più ne meno come si era stabilito. Io rimarrò nascosto nella cameretta piccola e interverrò in caso di bisogno. Ricordati di legarla prima di ucciderla.
Se ne va in taxi alla cena poco prima delle 21. Scendo pure io a mettere qualcosa sotto i denti poi torno nella mia tana.
Alle 23, 15 vedo arrivare nel parcheggio una Mercedes sportiva, ne scendono la rossa e Ken. Controllo che sia tutto a posto e di non aver lasciato nessuna mia traccia visibile e apro l’armadio per accomodarmi dentro. Ma noto un riflesso di fari all’esterno: è arrivata un’altra auto e ha parcheggiato. Aspetto una manciata di secondi per vedere chi ne scende ma il rumore di serratura del portoncino dell’appartamento mi costringe ad intanarmi nell’armadio che chiudo dall’interno.
Sento le loro voci, sghignazzano,
- Subito una striscia – dice la rossa.
Alcuni minuti di silenzio e capisco che stanno pomiciando. Comincia a farmisi duro.
Interrompe i preliminari la rossa: - Ma che bell’appartamentino! Sai che avevo quasi voglia di comprarmene uno così, in un residence? Sei libera e, invece dell’affitto, paghi il mutuo. Posso dare un’occhiata?
- Fai pure! Troverai un po’ di disordine…
- Fa niente. Beh, il bagno non è spaziosissimo ma funzionale, Questo è un piccolo ripostiglio? – La sento aprire la porta dello sgabuzzino.
- E, immagino, che questa sia la cameretta dei bambini. Eventuali, naturalmente!
Apre la porta della cameretta ed, automaticamente, la destra impugna la mia Glock. Se apre la porta dell’armadio le devo sparare.
- Piccolina – la sento esclamare – ma ben rifinita.
Rimane qualche istante di troppo nella cameretta per una semplice occhiata; ho la Glock puntata verso l’anta dell’armadio.
Invece sento il click dell’interruttore della luce e la porta che viene accostata.
Faccio un sospiro e noto che la ho la mano tremolante.
Dopo poco comincia un casino della madonna. Lei si agita, sbuffa, ansima e lancia piccole grida. Torna di nuovo a farsi duro.
Dopo un’ora comincio a pensare che l’abbia ammazzata a colpi di cazzo ma mi sbaglio, inizia la scena finale.
- Ora facciamo un gioco che mi piace! – Ken, con il tono della voce un pelino più alto del solito – Ho questi foulard, ti voglio legare a letto e violentarti senza ritegno.
- Ancora? – la rossa – Sei insaziabile ma va bene! Però, prima, sono io che ti lego e ti lecco dove voglio.
- L’idea l’ho avuta io! – ribatte Ken.
- Beh? Ti metti a fare il ragazzino? Dammi qua che ti faccio passare tutte le voglie. Me ne dai un’altra striscia?
Qualche minuto di silenzio, troppo.
Ma che cazzo combina?
- Così è troppo stretto – lo sento protestare.
O cazzo, no…
- Va bene così, non ti preoccupare – lo tranquillizza il troione – Ora mi spieghi un paio di cose.
Sento volare dei ceffoni.
?
- Prima cosa: per chi lavori?
- Una ditta che produce pompe idrauliche. Ahhh!
- La verità. Voglio la verità, altrimenti te li torco ancora due giri.
- AHHH! – grida il coglione.
- Cocaina, troppa cocaina. Una pistola che non riesci a nascondere. Sì, l’ho notata, mica sono scema! Non fumi, ma i tuoi vestiti puzzano di fumo. E pure la tua casa, se è la tua casa. Che mi nascondi, pistolone?
Un altro urlo di Ken e altri schiaffi che volano.
- Se non parli chiamo i miei due famosi amichetti. Sono giù nel parcheggio ad aspettare, sai. Loro sanno come fare parlare gli stronzi come te!
Ancora un urlo, soffocato, di Ken.
Mi decido ad intervenire.
- Non si può entrare nel nostro mercato così sfacciatamente – prosegue la rossa – Poi vendi roba troppo buona per questa piazza. Allora? Parli con me o chiamo i rinforzi?
- Ti spiego – dice Ken – Hai ragione. Ma di quella roba ne ho un bel quantitativo disponibile.
- Dimmi tutto. Anzi, comincia dall’inizio. Sei un pellegrino, basta vedere con che pistola vai in giro! Perché è silenziata?
- Per non far troppo rumore, bella – rispondo alle sue spalle con la Glock già puntata.
Il troione si volta e mi guarda, guarda anche la mia pistola. Poi riguarda me e capisco che sta cercando di collegare il mio volto che non le sembra una cosa nuova.
- Perugia. La squadra speciale – la aiuto.
Sbarra gli occhi e capisco che sta cercando una via di scampo.
- Mi spiace solo che non potrò mai scoparti.
Due colpi al petto la scaraventano sul letto. Libero Ken dalle legature e appoggio la canna del silenziatore sull’occhio destro della rossa. Tiro il grilletto e il muro dietro alla spalliera si sporca di rosso e pezzi di cervello.
- Imbecille… - rivolto a Ken – Vestiti alla svelta ché dobbiamo subito scappare.
Il coglione si veste in fretta e furia, poi crolla a terra e vomita.
- Porca…
Lo rialzo, lo butto vestito sotto la doccia fredda e si rianima.
- Sbrigati che dobbiamo scappare! Quei due che diceva la zoccola sono nel parcheggio, vi hanno seguiti!
Riesce a spogliarsi e rivestirsi con abiti asciutti in un paio di minuti. Arraffiamo la nostra poca roba e scendiamo nei garage sotterranei.
- Dobbiamo prendere l’Alfa – gli dico – Speriamo si metta in moto.
L’accendiamo ed usciamo, lentamente, dai garage. Faccio abbassare il coglione per mostrare che sono solo in auto e appoggio la Glock sulle gambe.
Tutto fila liscio: in una mezz’ora siamo di nuovo in autostrada.
Ancora col buio della notte arriviamo a Carpaneta e nascondiamo l’auto dietro un fienile ristrutturato.

TOPAZIO è sempre più perplesso

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