venerdì 16 gennaio 2015

FIGLI DI MATER IGNOTAE





LA CUCCIA DEL CAPO





Mercoledì giorno di cattura alla Colonia. Cattura facile, senza particolari difficoltà, tanto che ho fatto mangiare come al solito tutti i mici, comprese le due vittime designate.
Probabilmente non sarebbe servita neppure la gabbia da cattura; una presa rapida alla collottola del prescelto e via, sbattuto dentro un trasportino.
Ma i due beneficiari del trattamento non sono perfettamente socializzati e pensare di lasciare dentro un trasportino tre giorni una micetta non mi pare cosa buona.
Allora si va di cattura col gioco e l’inganno. I pregiudicati sono giovani e giocondi e apprezzano assai il bocconcino premio a fine pasto.
Anzi, se glielo lancio scattano ad afferrarlo come fosse una preda. Questa sfumatura sarà loro letale.
Basta coinvolgerli nel lancio del bocconcino facendoli avvicinare alla gabbia, un bocconcino, per errore, cade dentro, in fondo, e il primo che entra si tira la cordicella del bastoncino che tiene sollevata la ghigliottina.
Zacchete! Felice, contento, premiato e sterilizzato!
Mercoledì, però, i randagioni della Colonia erano quasi anestetizzati dallo splendido sole e avevano più voglia di poltrire che di mangiare. Invece di arrivare tutti insieme, come al solito, si sono presentati ‘a puntate’.
Il pasto, perciò, è durato più a lungo del solito e mentre aspettavo che gli ultimi finissero di mangiare sono salito a prendere l’acqua alla fontanella.
Al ritorno tutti i piatti erano stati spazzolati e i mici giravano impazienti nell’attesa del rituale del bocconcino.
Ho sorriso, un sorriso viscido e ricco di insidie.
Ho aperto il borsone della Colonia rovistandoci dentro, ma del contenitore dei bocconcini nessuna traccia.
Cazzo! L’ho lasciato di nuovo a casa!, ho pensato tra me. Poi ho ricordato di averlo portato all’auto.
Allora, come al solito, l’avrò lasciato sul tettuccio della Panda e alla prima curva…
Guardo i quasi cento occhi speranzosi ,con malinconia, e comunico loro la triste notizia.
- Scusate… sono mortificato… non volevo… proprio oggi che… scusate ancora… chiedo perdono…
Vedere la delusione negli occhi di sfortunati innocenti animaletti mi rattrista il cuore e mi fa sentire in colpa come il pilota che sganciò l’atomica su Hiroshima.
Quasi che mi scendono le lacrime agli occhi. Ma cerco di rimediare: - Domani, dose doppia! Anzi, tripla!
Ma il danno, doppio, oramai è fatto: li ho delusi e non posso procedere alla cattura.
A capo chino per la vergogna procedo a raccattare i piatti vuoti sparsi intorno alla casetta.
Ma noto una cosa: una specie di verme marroncino, sottile tutto attorcigliato su se.
Lo raccolgo e aggrotto le sopracciglia; un elastico… l’elastico che solitamente blocca il coperchio del contenitore dei bocconcini.
A un paio di metri di distanza scorgo il coperchio, passo dietro all’altro lato della casetta ed intravedo il contenitore vuoto e rovesciato.
- MALEDETTI!!! Bastardi! – grido – Brutti figli di putt…  No! – esiste un termine più appropriato –Brutti figli di Mignotta!*
Naturalmente scappano via tutti, chi spaventato, chi con la coscienza lercia e chi non vuole affrontare il sommario processo per complicità in associazione a delinquere.
- Maledetti… - ripeto tra me, oramai quasi unico essere vivente alla Colonia.
- Capo! – invece fa TAZZA, che non ha più paura delle mie sfuriate e si sente sempre candido come un angioletto.
- L’occasione fa il gatto ladro! – mormora con il suo perfido sorriso felino.
Come è andata a finire?
Semplice: ho recluso due dei gatti di scorta alla Reggia e MINA e DASH non conosceranno mai le gioie del sesso e della maternità.
Si chiama rappresaglia, mi sembra.
* - MIGNOTTA
Termine dispregiativo del dialetto romanesco,
indicante una donna, o persona in genere,
che vende il proprio corpo in cambio non di soldi
ma di favori di varia natura, anche a scapito di
altre persone.
L'origine del termine potrebbe risalire all'abbreviazione
di mater ignotae apposta sui registri anagrafici
ai neonati abbandonati: m.ignotae.
A tali neonati veniva apposto un braccialetto
di stoffa al polso con la scritta
filius m.ignotae
da cui il termine figlio di mignotta.
Le m.ignotae erano donne che anteponevano
i loro interessi alla vita dei propri figli,
che abbandonavano.
( da una recente pubblicazione sulla pagina Facebook de IGattidiMonteMalbe)

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