sabato 14 novembre 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





LE MALEDETTE
di Catus Silvestris
2a puntata






Tumulti fomentati dai nuovi piccoli arrivati AMELIA, ARTU’ e ASTERIX: si lamentano della lettura domenicale.
- Siamo venuti qui perché è una zona selvaggia ed inospitale, senza scuole, letture e compiti! – proclama il portavoce ASTERIX.
- Bene! – replico – Allora, in quanto zona selvaggia ed inospitale vi comunico che non esiste PlayStation, connessione ad Internet e neppure il segnale radio per ascoltare la Hit Parade di Lelio Luttazzi!
- Baiocco – sussurra BARTOLOMEO – la Hit Parade saranno duemila anni che non la fanno più!
- Benissimo! Vedete che ho ragione, come sempre, piccoli! Ora salite sul Solarium e pensate che un giorno diventerete tutti come il Professore PALLUCCHINO! Beh? Perché ora scappate nel bosco?

1)

            Intasco le 150.000 lire, ringrazio i due vecchietti e ripongo le banconote ordinatamente nel portafogli, tutte per lo stesso verso; è una mia innocua mania.
- Alla prossima!
Sono più che soddisfatto, questa settimana ho già incassato mezzo milione e sto aspettando pure il bonifico dalle Ferrovie. A rasserenare l’animo c’è anche questa splendida giornata estiva. Un bellissimo sole che però non scalda troppo. La temperatura ideale per lavorare col sorriso sulla bocca, senza maledire il sudore che ti appiccica la camicia alla pelle.
Controllo l’orologio. Sono in ritardo, ma parcheggio davanti a un bar per prendere il caffè. Fa schifo, è troppo lungo. Le prime due tirate di sigaretta riportano l’armonia al mio palato. La assaporo prima di rimettermi in viaggio, non ho fretta; so che mi aspetta l’ennesima rottura di palle che vorrei schivare, ma non posso. Meglio prenderla con filosofia. Con calma arrivo all’appuntamento. Mentre parcheggio davanti all’ingresso del convento si fa incontro uno dei novizi.
- Salve Fosco! E’ in ritardo.
- Lo so.
- Sono tutti al parcheggio che l’aspettano.
Storco il naso presupponendo una scocciatura più grande di quello che mi aspettassi. Scendo dal mio pickup, prendo una piccola accetta da sotto il sedile e mi incammino.
Vedo il Priore discutere con un forestale che conosco.
- Finalmente, Fosco! – il suo saluto ansioso – Qui vogliono fare una strage!
Osservo un altro forestale che nel bosco sta tacchettando le piante da abbattere con una bomboletta di vernice arancione. Molti castagni secchi e quasi tutti i pini e i cipressi sono segnati dalla vernice. E’ decisamente peggio di quello che pensavo.
- Ciao Fosco! – fa il forestale con la bomboletta in mano – Scalda la motosega!
Annuisco e salgo sulla piccola collina da ripulire a dare un’occhiata: è arida, senza un ciuffo di erba che gli aghi dei pini non fanno crescere. Sembra un paesaggio spettrale. E’ una vera strage quella da fare. Castagni, pini e cipressi: tutta merda. Un mucchio di fatica, tempo e bestemmie per un lavoro che renderà quasi nulla.
- Lei sarebbe il tagliaboschi? – fa una voce femminile alle mie spalle.
Mi volto e la osservo. Di femminile ha solo la voce. Infagottata dentro la mimetica, se stesse zitta, neppure ti accorgeresti che è una donna. Solo un paio di piccoli orecchini con un brillantino ai suoi lobi tradiscono un vezzo femminile. Il viso è duro e spigoloso, il naso pronunciato, il collo lungo sopra una figura esile ma di notevole altezza.
Annuisco e faccio una decina di metri per osservare una grande quercia secolare visibilmente sofferente e fuori contesto. Chissà come avrà fatto a crescere e sopravvivere là per tutto questo tempo. La indico e chiedo al forestale con la bomboletta – Gino, perché non è segnata?
- E’ una quercia secolare, protetta. Se non se ne fosse accorto – ribatte la bellezza in divisa.
- E’ marcia. Tra poco viene giù.
La batto con l’accetta dalla parte del martello e faccio ascoltare i vari suoni di risposta del tronco.
- Dentro è cava, sta morendo – poi indico alcuni rami che hanno cominciato a seccarsi.
Noto Gino aspettare un qualsiasi sguardo di risposta dalla collega.
Lei si avvicina e con la mano mi chiede l’accetta. Gliela porgo tenendola per il ferro.
- Grazie – mormora e continua a battere il tronco. Riprova in un punto, poi con alcuni colpi toglie la corteccia secca e rigonfia. Dà un paio di colpi secchi con la lama e dal tronco cadono pezzi di fibra di legno asciutti. Ancora altri pochi colpi e riesce ad aprire una piccola cavità.
- E sia – sentenzia – Ma facciamo delle foto dopo l’abbattimento, non vorrei scatenare le solite polemiche delle associazioni ambientaliste . Quando viene a tirarla giù? – mi chiede.
Non rispondo e osservo il Priore sperando si opponga a quella pulizia etnica, crudele ma necessaria.
- Ci dovrai pensare tu, Fosco. Contiamo sulla tua disponibilità – chiarisce invece Padre Giacinto, lavandosene le mani come tutte le persone di chiesa.
- Per tutto il lavoro?
- Sì, naturalmente con i tuoi tempi e metodi.
- E quali sarebbero questi tempi e metodi? – domanda miss simpatia.
- Ora ho già troppo lavoro, ne riparliamo a fine mese.
- Va bene – conferma il Priore, visibilmente soddisfatto di aver passato ad altri la patata bollente.
- E a chi devo intestare il permesso? – mentre mi restituisce l’accetta in maniera scorretta.
- Emme centosedici – interviene Gino.
Lei ha un’espressione perplessa, non so se per il nome dell’intestazione o perché mi rifiuto di riprenderle l’accetta che tiene in mano.
- Emme Centosedici srl – chiarisco – Gli utensili da taglio non si porgono tenendoli dal manico.
- Scusi, ero distratta – ora me la porge correttamente e la prendo – Comunque mi dovrà comunicare preventivamente il giorno di abbattimento di questa quercia.
- 28 luglio. La mattina verso le 9,00.
Continua a guardarmi in maniera poco amichevole mentre ci incamminiamo verso il convento.
- Fosco – fa il Priore preoccupato – l’1 e il 2 agosto abbiamo la Festa del Perdono.
- Lo so, apposta vengo qualche giorno prima. Tirerò via solo i pericolanti che possono creare problemi.
- Grazie – fa nuovamente sollevato.
- Prego.
- E’ nuova, Sorbo – quasi si scusa Antonio, l’altro forestale - …porta pazienza.
Sorrido e faccio spallucce. Alzo una mano a mo’ di benedizione papale per salutare tutti, salgo sul pickup e me ne torno, finalmente, a casa.
Appena apro il cancello automatico il botolo comincia a saltare e a agitare la coda.
- Buono Picche! Lo sapevi che oggi non potevi venire, tanto erano solo rotture di coglioni. Ora ti do un biscotto.
Appena scendo dal fuoristrada mi si fanno incontro anche Perla e Zaffiro, i siamesi di zia Isolina.
- Ho qualcosa anche per voi, ma non fatela vedere a Picche! – gli apro e verso nella loro ciotola una scatoletta di umido che avevo a bordo.
Picche si fionda sul regalo inaspettato ma viene bloccato da un imperioso miagolio di avvertimento di Perla.
- Fosco, sei tu? – grida zia.
- No, è Babbo Natale!
- E’ pronto, sali!
- Arrivo – rispondo sottovoce.
-Cosa voleva il Priore? – domanda zia.
- La solita rottura di scatole; stavolta devo tirare giù un’intera collina di castagni e pini.
- Bene!
- Bene un tubo! Che ci faccio con pino e castagno, i saldi di fine stagione?
- Mischiala all’altra legna.
- Mmm… non è corretto.
- Altre novità?
- Una nuova forestale – mentre litigo con i piselli del sugo che non si fanno acchiappare.
- Carina?
- Quasi come il Priore e simpatica come la diarrea.
Zia non reprime una risata, ma non perde occasione per riaprire un argomento che le sta caro:
 - Non fare sempre il difficile! E’ una dipendente statale, uno stipendio sicuro!
- Dovrei sposare lei o lo stipendio?
- So io cosa ti ci vorrebbe! – continua – Una bella scossa.
Finalmente si zittisce e posso continuare, in pace e silenzio, il mio personale safari di palline verdi.
- Ha chiamato la Pizzeria del Carro, la prossima settimana vuole il solito carico.
- Bene.
- E anche il Professore. Ha un paio di piante da tirare giù.
- Male, non mi è simpatico.
- Però paga subito.
- Giusto.
Dopo questa gratificazione inaspettata zia si alza a preparare il caffè.
Appena accendo la sigaretta sento che comincia la solita solfa sui danni del fumo e lo spreco di denaro collegato. Prendo gli avanzi, mi alzo e li porto a Picche.
La pennica pomeridiana mi viene stroncata dallo squillo del telefono. E’ di nuovo il Professore.
- Fosco, scusami ma avrei un piccolo problema.
- So tutto – rispondo scocciato – L’avrei chiamata più tardi.
- Quando potresti…
- Domani pomeriggio. Va bene?
- Perfetto. Scusami ancora.
E’ un rompicoglioni, gentile e che paga, penso tra me.


AMELIA controlla l'ingresso al Solarium



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