domenica 2 agosto 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO




DUE INDAGINI

 -CAPPERI E ALICI - 
di Andrea Gamilleri (e l'ignoto gattaro)
2a puntata





- Portatemi il capitolo da leggere, presto!
- BAIOCCO, abbiamo un problema. LIRA si è trasferita alla Reggia, ora siamo senza segretaria.
- Oh perdindirindina! E ora? Nominiamone subito una! SCHIZZETTA, sarai tu la nuova segretaria della Colonia!
- No, BAIOCCO, no! Io voglio diventare la cacciatrice, come ATTILA!
- Silenzio o ti metto a cacciare la polvere degli archivi!
- Ma BAIOCCO…
- Sudditi! D’ora in avanti SCHIZZETTA sarà la nuova segretaria della Colonia! E chi non fosse d’accordo…
Silenzio di tomba. Si ode solo un sommesso mormorio
- Com’è che si organizza un golpe?

2)

Stamattina l’incazzatura è passata, al suo posto sono comparsi doloretti sparsi in varie parti del corpo tipici del post prima trombata con gentile fanciulla, un po’ tardona, ma meritevole delle migliori attenzioni.
 le mie riserve strategiche… sorridendo sotto al pizzetto.
Passo al bar vicino al parcheggio coperto, prendo il secondo caffè della mattina e me ne faccio preparare uno in un bicchierino di polistirolo.
Lo vedo seduto, sempre sulla solita panchina, intento a leggere un libro. Gli porgo il caffè.
- Ci ho messo meno zucchero, stavolta - dico mentre cerco di sbirciare il titolo del libro.
Enzo mi asseconda inserendo il segnalibro e chiudendolo con la copertina in vista.
- Impero… Alberto Angela… com’è? - chiedo.
- Interessante - commenta - descrive il modo di vivere degli antichi romani seguendo una moneta che passa di mano in mano durante la durata dell’Impero. Se vuole glielo presto.
- No, grazie! - rispondo pronto - Ne ho abbastanza di monete, romane poi…
- Collezionista? - indaga.
- Neppure appassionato. Diciamo succube, da dieci anni a questa parte succube di monete romane.
Mi guarda non capendo e mi porge una busta gialla imbottita, di quelle da spedizioni. E’ gonfia, piena di qualcosa.
- Le dia un’occhiata, appena è in ufficio – dice - ci vediamo tra un’ora.
La prendo in mano sorpreso.
- La apra in ufficio - ripete e riprende la sua lettura.
In ufficio, mentre Maria Grazia mi sta elencando i pochi impegni mattutini, apro la busta e ci do una sbirciata dentro.
Rimango basito.
- Beh? - fa Maria Grazia - Stamattina non lo troviamo il tempo per una sveltina?
- Sssssss… - mormoro ed estraggo quattro spesse mazzette di carte da 100 Euro.
Maria Grazia mi guarda sorpresa e interviene - Se proprio mi vuoi pagare, accetto. Assaporiamo il gusto del sesso mercenario.
Senza parlare appoggio le mazzette sulla scrivania e conto le banconote della prima.
…quarantanove …cinquanta!
Faccio la stessa operazione con le altre mazzette.
- Ventimila Euro! - esclamo sorpreso - In contanti!
- Una notte completa di sesso, più che una sveltina! - commenta Maria Grazia - Chi te li ha dati?
- Il barbone di ieri.
- Perché? - chiede stupita.
- Non lo so, ma tra poco viene qua.
Lo aspetto in trepidante attesa, non riesco neppure a trovare la concentrazione per leggere il quotidiano.
Dopo una mezz’ora arriva, Maria Grazia lo introduce nel mio ufficio e lui si accomoda sulla poltroncina gialla.
- Maria Grazia - le dico mentre ci sta lasciando -portaci due caffè, per favore.
- Maria Grazia? - chiede Enzo - Ma… è una donna?
- Credo di si - rispondo e appoggio sulla scrivania le quattro  mazzette di banconote - Cosa significano queste?
- E’ l’acconto - risponde - l’acconto per la ricerca che deve farmi.
- Non ho detto che accetto l’incarico, anche se qui ci stanno buoni motivi - commento alzando una delle mazzette - da dove viene questo denaro?
- Parte dei mie risparmi - risponde con calma Enzo.
- Risparmi?
- Certo! – continua - Ho un’ottima pensione, che mi da la previdenza inglese, e il mio stile di vita mi permette di accantonarne gran parte.
- Mi parli di lei.
- Non vedo il nesso con l’incarico che le offro.
- Prima di accettare qualsiasi lavoro voglio conoscere il committente –  replico - Chi è lei?
Arriva Maria Grazia con i caffè, li serve e ci lascia salutando.
- Una donna interessante… - fa il barbone appena bevuto il suo  - Ma veniamo a noi. Mi chiamo Enzo Contessa, già lo sa. Sono un ingegnere minerario in pensione anticipata da una multinazionale inglese. Prendo una buona pensione, vivo così perché mi piace. Per anni ho vissuto in tenda e sacco a pelo in Iran, Afghanistan e Yemen, come un nomade, quando seguivo i geologi nei saggi minerari. Ma ho anche una casa, una piccola casetta in legno, con tutti i comfort, luce, acqua calda e riscaldamento sui monti vicino al Verghereto. Quando sono stanco della città mi ci rifugio, certe volte sto lassù per dei mesi. Che altro vuol sapere?
        - Perché vuole cercare quella ragazza?
- Mi ci sono affezionato. E’ una ragazza gentile, forse con qualche problema ma, in fondo, una buona… d’animo intendo.
- Che rapporto ha con la ragazza? - chiedo ancora.
- Nessuno. Avevamo un tacito appuntamento la sera. Alle 19, quando andava a far spesa al supermercato Spendar all’angolo di Piazza del Grifo, mi portava sempre la copia della ‘Gazzetta Umbra’ del giorno. Forse lei pensava che utilizzassi il giornale per ripararmi dal freddo, invece io lo leggevo e facevo il sudoku del giorno.
- Sudoko?
- Sudoku, con la ‘u’. E’ un gioco di logica molto in voga in Giappone. Anche se lo ha ideato un americano, ma pochi lo sanno.
Lo guardo sempre più meravigliato, o questo è un pazzo o è un pazzo geniale e istruito.
- Perché parla al passato?
- Perché sono tre giorni che non vedo la ragazza. Ho paura che le sia successo qualcosa. Qualcosa di poco piacevole - mormora con espressione preoccupata.
- Cosa glielo fa pensare? Potrebbe essere andata in ferie o stare a casa ammalata, è periodo di influenza.
- Forse, ma c’è un particolare che mi fa essere pessimista.
- Quale?
- Il giorno prima mi ha portato il quotidiano, come al solito, ma ne mancava una pagina, strappata volontariamente.
- Tutto qua?
- Qualche giorno prima era successa la stessa cosa. Un’altra pagina del giornale strappata. E la ragazza mi sembrava nervosa, agitata.
- Non mi sembra che ci siano le ragioni sufficienti per iniziare un’indagine di ricerca di persona scomparsa. Mi scusi, ma lei non la conosce personalmente, non sa nulla di lei. Mi creda, sono soldi buttati al vento - restituendogli le mazzette di banconote.
- Perché non prova? - insiste.
- Mi dia il nome, il cognome e l’indirizzo e potrei fare una semplice verifica.
- Non conosco né il nome né il cognome. Dovrebbe abitare poco distante dal supermercato, la vedevo sempre a piedi e spesso comprava delle vaschette di gelato confezionato.
- Siamo a marzo, la temperatura ancora è fresca, potrebbe abitare a mezz’ora di cammino dal supermercato.
- Posso darle una descrizione particolareggiata della ragazza.
- Ha qualche segno particolare che la possa distinguere dalla folla?
- Sì! Ha gli occhi di due colori diversi.
- Avrei preferito un tatuaggio ben visibile, una particolarità fisica accentuata, una pronuncia singolare o un modo di vestire eccentrico. Gli occhi di colori diversi poco si notano, potrebbero essere anche artificiali, due lenti a contatto.
- Facciamo un patto - propone mentre prende in mano due delle mazzette - Lei inizia la ricerca e io le lascio 10.000 Euro per le spese e il disturbo. Se, tra una settimana, trova qualche traccia della ragazza le lascio gli altri 10.000 per continuare il lavoro.
- Ci provo ma, secondo me, butta via i suoi soldi. Probabilmente è partita per qualche viaggio.
- In quel caso guadagna 10.000 Euro in maniera semplice e io mi tranquillizzo.
- Comunque ne devo parlare col mio socio.
- Nessun problema.
- Cominci a descrivermela - prendo la penna e un block notes.
- 30, 32 anni, alta… un metro e settantacinque circa, bionda, bionda quasi platinata, forse tinta, capelli corti, un sette… dieci centimetri, collo esile e slanciato con un girocollo di perle bianche, credo artificiali, magra, ma non scheletrica… il giusto fisico, due tette pienotte e all’insù, una terza… credo, un bel sedere e lunghe gambe. Si veste sempre in jeans attillati e con scarpe basse, mocassini o scarpe sportive, un paio di volte aveva degli stivaletti tipo anfibi. Sopra un maglione fino di lana o una felpa e un giacchetto di quelli stile militare. Un filo di trucco, poco, un bel sorriso e denti bianchissimi. Due mani lunghe e affusolate, si mordicchia le unghia e le pellicine delle dita, porta un orologio di caucciù, di quelli da quattro soldi, niente anelli, è mancina.
- E’ mancina? - lo interrompo.
- Sì! Porta l’orologio a destra e porge e afferra le cose con la sinistra.
- Probabile mancina - puntualizzo.
- Occhi chiari, uno celeste e uno verde.
- Quale? - lo interrompo ancora.
Ci pensa un attimo.
- Il destro azzurro e il sinistro verde. Non fuma e mastica chewingum. Probabilmente gioca a pallavolo.
- Perché?
- Spesso aveva qualche falange delle dita incappucciata con benda e cerotto.
- Inflessione dialettale?
- Nulla, neppure io sono riuscito a capirne la provenienza, ma è italiana.
- L’ultima volta che l’ha vista?
- Venerdì alle 19. E’andata a fare spesa, come al solito. Era vestita con i jeans, una felpa gialla e il giacchetto militare, non ricordo le scarpe.
-Oggi è mercoledì, sono cinque giorni. Perché ieri mi ha detto che sono tre giorni che non la vedeva?
Sorride.
- Non tengo conto della domenica. La domenica il supermercato è chiuso e non la vedevo mai.
- Da quanto tempo le porta il giornale?
- Sono tornato ai primi di gennaio. Diciamo dal 7 o 8 gennaio.
- Tornato?
- Sì. Ho passato le feste a casa, su al Verghereto, non sopporto la folla e il chiasso dello shopping natalizio. Sono tornato appena finite le feste perché mi annoiavo.
- Prima di gennaio non l’aveva mai vista la ragazza?
- Certo che l’ho vista! Ma non mi portava il giornale.
- Sempre sola? - lo incalzo.
- Sempre sola.
- Perché ha cominciato a portarle il giornale?
- Non lo so, forse mi ha visto che ne leggevo uno.
- Di che cosa parlavate quando la incontrava?
- Nulla. Solo saluti e ringraziamenti. Lei è una timida e io sono molto riservato.
Poso la penna e il block notes e mi accendo una sigaretta. Lo guardo in silenzio, anche lui mi guarda senza dire nulla.
- Cosa rappresenta per lei la ragazza? - domando a bruciapelo.
- Nulla. Una ragazza gentile.
Giro la pagina del block notes e comincio a scarabocchiare qualcosa.
Enzo controlla il mio accendino che ho lasciato sopra la scrivania e il portachiavi della Range.
- Begli oggetti – esclama - un massiccio Dupont d’argento e un portachiavi con montata una moneta romana d’oro. Chi è l’imperatore?
- Onorio… -  rispondo sottovoce.
- Ah! Ha contribuito notevolmente allo sfacelo dell’Impero Romano, la moneta è un solido, immagino.
Smetto di disegnare sul block notes e lo osservo, attentamente e in silenzio.
- Ha anche una bella auto – continua -Una Land Rover… la Regina, scommetto.
- Sì - rispondo continuando a guardarlo.
- Ne ho avute un paio in Iran, una Classic e una P.38, ma poi ho preferito le Toyota, più robuste e con meno elettronica.
- Ho una P.38 a gasolio - puntualizzo.
- Meglio il benzina, dicono.
Gli porgo il block notes.
- E’ preciso come identikit?
- No. I tratti sono troppo dolci. Aveva gli zigomi spigolosi, il mento un po’ sporgente  e con la fossetta. Il naso un po’ più sottile e pronunciato, quasi a punta.
Inizio le correzioni e chiamo Maria Grazia per farci portare un altro caffè.
Lo beviamo e gli faccio vedere la nuova bozza dell’identikit.
- Quasi perfetto!- esclama - Le guance un po’ più scavate e le sopracciglia segnate a matita.
Correggo con le modifiche e chiamo di nuovo Maria Grazia.
Le porgo l’identikit.
- La conosci? – le chiedo.
- No. Mai vista.
- Mi dica - rivolgendomi ad Enzo - quale giornale le portava la ragazza?
- La ‘Gazzetta Umbra’.
- In quali giorni mancavano le pagine?
- Giovedì scorso e… - pensandoci un poco - tre giorni prima, lunedì.
Faccio segno a Maria Grazia di andare a prendere le copie della ‘Gazzetta Umbra’. Torna con le due copie incriminate.
- Si ricorda quali pagine mancavano?
Enzo prende i giornali e comincia a sfogliarli. Indica la prima pagina della cronaca di Perugia della copia del giovedì e la seconda pagina delle notizie nazionali dalla copia di lunedì.
- Sicuro? - domando ancora.
Annuisce, contrassegno le pagine e metto da una parte le due copie del giornale.
Ci salutiamo dandoci appuntamento per la conferma dell’incarico e le relative, immancabili, firme sul contratto per la mattina successiva.
Appena Enzo esce dall’agenzia chiamo Maria Grazia.
- Hai ascoltato tutto?
- Ascoltato e registrato, come al solito.
E’ una nostra piccola precauzione, naturalmente illegale, di registrare tutti i colloqui che avvengono con i clienti o i collaboratori nel mio ufficio e in quello di Oleg. Naturalmente, durante l’operazione, Maria Grazia ascolta tutto con un piccolo auricolare che somiglia a quelli degli ipod.
- Che ne pensi? - le chiedo.
- Finalmente qualcosa di diverso dalle solite stronzate di cui ci occupiamo. Qualcosa che sembrerebbe eccitante come… trovarsi nel letto due uomini.
La osservo con sguardo perplesso ed indagatore.
- Dai - fa sorridendomi - non dirmi che non l’hai mai fatto, con due donne, naturalmente - ripetendo la mia battuta - Credo di sì…
Tolgo lo sguardo e torno ai problemi reali.
due uomini insieme,  non ci credo, ma… tutto è possibile
Prendo i due quotidiani e comincio a controllare le notizie delle pagine incriminate.
magari le ha utilizzate solo per incartare qualcosa
Il controllo della pagina mancante dal quotidiano del lunedì si presenta semplice, visto che il fronte ha una pubblicità a tutta pagina della promozione di un’automobile.
- E - chiedo a Maria Grazia - se fosse interessata alla Mercedes GLK?
- Un tipo del genere? Improbabile.
Passiamo al vaglio delle notizie del retro della pagina. E’ praticamente un cimitero. Solo notizie di nera, omicidi, aggressioni e rapine condite con qualche incidente stradale e una manciata di morti.
Faccio fare a Maria Grazia tante fotocopie quanti sono gli articoli presenti nella pagina. Otto fotocopie.
Prendo la pagina incriminata del quotidiano del giovedì e scopro di essere ancora fortunato. Il fronte è praticamente occupato dalla scomparsa dell’impiegata di banca su cui sta indagando Gabriella. Solo un paio di articoli esulano dal contesto ma parlano della prossima apertura al pubblico dei sotterranei della Cattedrale e delle proteste per la chiusura della Strada di Ponte Rio per la messa in sicurezza di alcune querce. Leggo che le abbattono.
messa in sicurezza?
Il retro riporta le notizie di una rapina a mano armata in una tabaccheria della periferia, del solito arresto dei soliti spacciatori magrebini che ora staranno già fuori a spacciare, come al solito, di una manifestazione al Canile Municipale per la raccolta di fondi e l’adozione di cani abbandonati, del litigio con rissa di alcuni condomini di un palazzo della zona di Fontivegge, dell’interpellanza al consiglio comunale dell’Avv. Barbetti sulla giustificazione di alcune spese del comune stesso, ritenute eccessive o ingiustificate, dell’investimento, mortale, di una donna di 40 anni, nella periferia da parte di un’auto pirata, della conferenza sulla funzione sociale della famiglia tenuta da un gruppo cattolico alla Sala dei Notari, della presentazione del libro di un nuovo giallista perugino presso un’importante libreria e dello smarrimento di un cane di razza con offerta di ricompensa in caso di ritrovamento.
Faccio fare le fotocopie anche di questa pagina insieme a una decina di fotocopie dell’identikit che ho prodotto rielaborate con un programma di grafica che trasforma il disegno in una fotografia e le faccio stampare su carta fotografica.
Poi arriva un cliente con due buone notizie. Ha ricucito il rapporto con la moglie fedifraga e ci ha saldato la parcella. Altri 5000 Euro in cassa.
giornata generosa!
Arriva l’ora del pranzo.
- Pranziamo insieme? - domando a Maria Grazia.
- Cos’è, la possibilità di partecipare ad una bella mischia sul mio lettone ti ha risvegliato qualche sopito interesse per il genere femminile?
- Mangiamo e, mentre aspettiamo Oleg, parliamo di lavoro - puntualizzo.
- Sono già tutta bagnata… - regalandomi un sorriso.


SCHIZZETTA cerca di sfuggire all'ingrato compito

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