domenica 22 marzo 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO




NULLA E' COME SEMBRA...
di Umberto Dell' Eco
(e non solo)
4a puntata



- Silenzio! – dico a tutti – Ora comincia la parte interessante, speriamo…  Entra in scena Andrea Rossi!
- Ma non era morto? – domanda ARCHIMEDE.
- No! Era fuggito! – WAFER.
- Ma che dite! Si era schiantato con l’aereo! – OFELIA.
- Che stronzate! Lo avevano rapito e fatto sparire! – CERES.
- No, no! Lo avevano nascosto in Sudamerica – il sempre attento PALLUCCHINO.
- Basta! Leggiamo il quarto capitolo!

        4)

Nei cieli di Roma – settembre 2010

- Mi scusi signore… signore!
Con gli occhi semichiusi e la voce impastata riesco a biascicare un
- Sì..?
- Dovrebbe alzare lo schienale della sua poltrona ed allacciarsi la cintura di sicurezza - mi dice la graziosa hostess che ora sono riuscito a mettere a fuoco - Stiamo per iniziare la manovra di atterraggio.
- Dove siamo? - chiedo sorpreso.
- Siamo arrivati a Roma - mi risponde pacatamente.
- Di già? 
- Sono più di sei ore che dorme. Neppure quando sono passata con la colazione si è svegliato.
- Pensavo di essermi appisolato da pochi minuti.
- Nulla è come sembra… - mi controlla la cintura di sicurezza e si allontana sorridendo.
finalmente a casa! non riesco a crederci …
Mi sporgo per vedere il panorama dal finestrino.
quanto sei bella… appena scendo ti bacio
Ma il bacio è rimandato, col tunnel telescopico passo direttamente al terminal. Seguo il flusso degli altri passeggeri e mi trovo nella sala dove il nastro trasportatore ci consegnerà i bagagli. Dopo alcuni minuti il nastro si mette in movimento e cominciano ad arrivare le prime valigie, sacche e trolley. Aspetto mentre alcuni finanzieri con i loro cani antidroga stanno girando per la sala. Non scorgo nessun bagaglio dall’aspetto familiare.
Passano una decina di minuti, diversi passeggeri hanno già ritirato le loro valigie e sono andati alla dogana. Continuo ad aspettare finché non mi si avvicina un poliziotto che mi chiede.
- Scusi, è lei il dottor Rossi? Andrea Rossi?
- Sì - rispondo perplesso.
- La prego di seguirmi.
- Dove?
- Al posto di Polizia.
- Perché?
- La stanno aspettando.
- Chi?
Non mi risponde. Lo seguo, comunque, incuriosito e un po’ preoccupato.
cazzo vogliono da me?
Il poliziotto mi fa entrare in una saletta e mi dice di aspettare.
Ho fame e una terribile voglia di un potente caffè espresso, anche due, e di una sigaretta. Non vedo distributori automatici nella saletta. Devo posticipare la colazione e i caffè, ma posso anticipare la sigaretta che, fortunatamente, ho con me. Me la accendo e mi siedo.
- Non sa che è vietato fumare in aeroporto? - fa una voce mentre si apre la porta della saletta.
- Carmen! - faccio stupito - Il primo viso amico dopo anni! - e mi alzo – Come mai qua?
- Non mi definirei proprio un viso amico – replica -Spenga quella sigaretta!
La guardo interdetto - Altrimenti mi fai la multa?
Mi toglie la sigaretta dalle labbra e la getta a terra calpestandola con la punta della scarpa, poi, rimane a fissarmi, in silenzio.
- Che fai qua? - ripeto.
- Aspettavo che tornasse uno stronzo che conosco dal Sudamerica - risponde seria.
Comincio a preoccuparmi un po’.
ma cosa vuole, ora?
- Allora… - prosegue - com’è andata la vacanza?
- Non era proprio una vacanza - rispondo.
- E cos’era, allora? Un viaggio d’affari?
- Diciamo che… sono andato ad espiare dei peccati.
- Quasi tre anni, erano molti questi peccati!
- Sei, ma l’ultimo piuttosto grosso. Ma non hai risposto alla mia domanda. Perché sei qua? E, soprattutto, perché io sono qua?
- Sei qua perché…
E in quel momento entra il poliziotto che mi aveva accompagnato e mormora qualcosa all’orecchio di Carmen che annuisce.
- Sei qua perché dobbiamo farci una bella chiacchierata, noi due.
- Su cosa?
- Indovina…
Rimango in attesa di sentire cosa diavolo voglia.
- Sei ancora nei Servizi? - mi chiede mentre il poliziotto ci porta due caffè e un portacenere.
- Vuoi ammorbidirmi? - le faccio annusando il profumo del caffè che sale dalla tazzina - Comunque no. Te lo dico e te lo ripeto, sono fuori dai Servizi. Oramai sono un pensionato.
- Anche io. Niente più Polizia - mormora Carmen.
La guardo stupito.
- Ho fatto una cazzata… - continua - non ho ascoltato il tuo consiglio e mi hanno prepensionata. Trombata, in gergo.
La invito a proseguire.
- Ho ricevuto la foto dopo il casino che hai combinato e, malgrado le tue raccomandazioni, sono partita alla caccia dell’assassino del trans.
Inspiro profondamente e chiudo gli occhi.
- Ti avevo avvertito di lasciare perdere.
- Tu non eri in grado di dare ordini né consigli. Allora - Carmen sfoggia un sorriso  mai visto - considerato che tu sei fuori e pure io,  almeno qualche curiosità me la puoi togliere: raccontami tutta la storia, dal tuo punto di vista. Sai, Andrea, non ho mai capito perché noi due ci siamo incrociati.
Rifletto un minuto mentre bevo il caffè e mi accendo la sigaretta.
Non dovrebbero esserci più pericoli a raccontarle almeno una parte della storia che ci ha fatto incontrare e scontrare.
- Va bene - le faccio - ma voglio la tua parola che tutto quello che dirò non lo riferirai a nessuno. Non ci dovrebbero essere più pericoli, ma è meglio non fidarsi.
Carmen si mette comoda mentre sorseggia il suo caffè.
- Consideralo un gesto di pace, una riparazione per quei piccoli torti che inevitabilmente ti ho fatto, ma dovevo.
Spengo la sigaretta.
- Nei Servizi Informativi Governativi ero a capo di una squadra di pulizia. Intervenivo dove i potenti facevano cazzate. Facevo pulire e nascondere il tutto, o depistare se la Polizia e i Carabinieri ci mettevano le mani – decido per raccontarle una mezza verità.
- Cosa c’entra con il trans ucciso?
- Nulla - le rispondo – Marta era solo una mia informatrice. Quella sera ero stato da lei per avere informazioni su una persona.
- Chi?
- Non ha importanza; è morta prima che potessi indagare.
- L’hanno uccisa?
- No, un banale infarto da abuso di Viagra.
- Stai raccontando cazzate! Tu col trans ci scopavi!
- E allora?
- Perché lo hanno ucciso?
- Per paura che trovasse quelle informazioni che volevo.
- Su chi stavi indagando?
- Non ha più importanza – le ripeto –Ma era un’indagine pericolosa, hanno sparato a me e ucciso le due mie colleghe per fermarci.
- Chi? - chiede.
- Carmen, seppellisci l’ascia di guerra. E’ tutto finito, ecco perché sono tornato.
- Perché sei stato tre anni in Sudamerica?
- Mi hanno fatto fuggire e mi hanno nascosto in Colombia.
- Chi e perché?
- I nuovi Servizi. Perché, lo sanno loro. Non posso dirtelo.
- Sai… - fa osservandomi attentamente - non credo a una parola di quello che mi hai detto. E, soprattutto, non credo che sei fuori dai nuovi Servizi. Peccato, speravo di togliermi una legittima curiosità, invece mi hai raccontato una storia improponibile.
Rientra nella saletta l’agente di Polizia e mormora qualcosa all’orecchio di Carmen.
- Il tuo rientro è fortunato - mi dice - ti hanno smarrito il bagaglio.
       - Mi hanno smarrito il bagaglio? Puttana della miseria! E te la chiami fortuna?
- Si! Avevo intenzione di infilarci un pacchettino di quello che annusano i cani e poi cominciano a ruspare con le zampe…
- Perché?
- Per farti passare qualche giorno a Rebibbia e fare una bella chiacchierata prima che i tuoi amici dei Servizi ti fossero venuti a prelevare.
- I miei amici dei Servizi, io non ho più amici lì, io sono in pensione, oramai - faccio con tono mesto.
- Cosa ci sta dietro? - chiede ancora.
- Chiedilo ai Servizi. E, ora, lasciami andare, non hai nessun potere per tenermi qua - mi alzo e mi dirigo verso la porta.
- Aspetta Andrea! Perché sei tornato in Italia? Cosa hai intenzione di fare adesso?
- Sono tornato perché ho finito di dire le Ave Maria e i Paternostro e qualcuno ha rimesso i miei peccati - rispondo con la mano appoggiata sulla maniglia della porta - E, che tu ci creda o no, ora voglio fare il pensionato, ho una donna che mi aspetta, la sposo, ci faccio un paio di figli e finisco la mia esistenza a fare il marito, il padre e del giardinaggio. Punto. Questi sono i miei prossimi e definitivi programmi.
Carmen mi guarda con occhi dubbiosi.
- Marito, padre… ti riferisci ad Antonella?
- Certo! - rispondo con la massima ovvietà.
- E chi sarebbe, allora, quella biondina che ti sta aspettando?
biondina?
Rimango perplesso e silenzioso.
- Ciao Carmen…
- Addio, stronzo! 

ORFEO ha già preso posto sul solarium

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