venerdì 6 marzo 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





NULLA E' COME SEMBRA...
di Umberto Dell' Eco
1a puntata




La tramontana spazza il bosco e fa volare le ultime foglie secche dei castagni, le immancabili buste di plastica buttate dai soliti sozzi ‘amanti della natura’ a piede libero la domenica e neppure gli uccellini provano a spiccare il volo.
ATTILA è depressa ,non può cacciare, mi invita a cominciare la lettura.
Alé! Tutti dentro la casetta per ripararci dal freddo e buon primo capitolo di ‘Nulla è come sembra…’!
Stavolta l’autore l’ha presa larga; la storia comincia addirittura nel…

1)

Umbria-Alta Valtiberina luglio 1944

Ai primi chiarori dell’aurora due jeep Willys con sei militari a bordo stanno avanzando su una carrareccia guidati dalla flebile luce dei fari oscurati.
- La jeep è affaticata, Capitano! Abbiamo la frizione che non regge più - fa l’autista del primo mezzo al passeggero che siede al suo fianco.
Il capitano apre la mappa dove è segnato il tragitto che devono percorrere e risponde - Fermati un attimo.
Il mezzo si arresta e, dietro a lui, anche la seconda Willys.
Il capitano scende dalla jeep e stende la mappa sul cofano caldo del veicolo.
- Se ce la facciamo a salire in cima al colle qua davanti ci dovrebbe essere un monastero dove chiedere rifugio, nascondere i mezzi e riparare la frizione. Se non ci dessero asilo ci nasconderemo nel bosco sottostante. Oramai è inutile proseguire, tra un’ora o meno sorgerà il sole.
Gli altri uomini danno uno sguardo al colle, di cui si scorgono solo i contorni, e annuiscono.
Tornano ai loro posti e le jeep riprendono il cammino.
Dopo una mezz’ora di strada bianca, ma ben curata, arrivano in cima al colle, davanti all’ingresso principale del muro di cinta del monastero.
L’ingresso è aperto, le jeep si fermano e scendono quattro degli occupanti, fucile alla mano a controllare.
Attraversano l’ingresso ed entrano.
Dopo pochi minuti esce uno dei soldati.
- Tutto a posto. Sembrerebbe evacuato da poco. Forse i tedeschi l’avevano trasformato in un ospedale.
I due mezzi varcano l’ingresso e si parcheggiano su uno spiazzo davanti alla chiesa ed a una grossa costruzione.
Arrivano gli altri soldati.
- Capitano, tutto ok! Dovrebbero averlo evacuato da pochi giorni. Ci sono ancora casse piene di medicinali abbandonate.
- Perfetto! - fa il capitano - Troviamo un riparo per i mezzi ed eseguite la riparazione.
A fianco del grosso fabbricato c’è un corpo, più piccolo, attaccato allo stesso e con un grosso portone a due ante.
Due soldati lo aprono e trovano un vasto e alto locale, forse le stalle, con dentro un vecchio carro funerario.
Automaticamente i due si toccano le palle, per scaramanzia.
Entra anche il capitano e, dopo la rituale toccata tra le gambe, dice:
- Buttiamo fuori quella diligenza per cadaveri e mettiamoci le Willys!
Con qualche sforzo il carro funerario viene spostato e agganciato, con una robusta corda, al gancio di traino della Willys in migliori condizioni che lo trascina nel piazzale.
Le due jeep vengono ricoverate nel locale.
- Steve e Mario, occupatevi della riparazione! Sergente Whinkley, lei e Betz fate il primo turno di guardia. Io e il ‘passeggero’ facciamo un sopralluogo all’interno.
Mentre il capitano e il ‘passeggero’ sono all’interno del grande fabbricato, tra brandine ospedaliere, barelle abbandonate e carrelli porta medicinali il ‘passeggero’ fa:
- Capitano, la prego di non chiamarmi passeggero. Io sono un militare come lei. Con altri compiti, ma rischio la pelle come la rischia lei. Forse, anche più di lei.
- Mi scusi sergente, ma questa missione non mi piace proprio. Non mi piace rischiare la pelle per portare un sergente cinquanta chilometri dietro le linee nemiche e poi tornarmene indietro. Non mi piace spostarmi la notte come un ladro. E…  ho pure un brutto presentimento.
- I suoi presentimenti se li metta da una parte. Se tutto va bene domattina mi lasciate a Caprese Michelangelo e ognuno se ne va per la propria strada - risponde il sergente.
- Se tutto va bene…- mormora il capitano.
Il sopralluogo del capitano e del sergente conferma che il monastero era un presidio ospedaliero tedesco frettolosamente abbandonato per la rapida avanzata delle truppe alleate in Umbria.
Alcuni locali adibiti a magazzino sono ancora stipati di casse di medicinali, viveri e bendaggi.
- Ci dicono che non hanno più benzina né munizioni ma, intanto, si permettono il lusso di abbandonare tutta questa roba! - esclama il sergente.
- Lei non ha vissuto Dunkerque - replica il capitano.
In quel momento si sente il rombo del motore di una jeep.
- L’hanno riparata. Andiamo a vedere - il capitano esce dal fabbricato.
Il motore è su di giri. I due soldati stanno provando se la frizione, riparata, tiene. La jeep esce lentamente dalla rimessa di fortuna, si ferma in mezzo al piazzale. Mario ingrana la retromarcia e comincia la manovra per riportarla dentro. Appena dentro la rimessa la frizione cede di nuovo. Con uno repentino balzo all’indietro la Willys urta violentemente contro la parete posteriore della rimessa facendo cedere il muro e cadere alcune pietre nel cassone.
Mario lancia una bestemmia alla frizione, rimette in moto la jeep e, lentamente, la sposta in avanti.
- Che cazzo di casino! Non regge la retro questa vacca! - urla Mario al capitano.
- Andremo solo in avanti, allora! - replica l’ufficiale - Prova ancora a ripararla.
Mentre il capitano e il sergente ‘passeggero’ sono al loro turno di guardia li raggiunge, correndo, Mario.
- Capitano! Venga a vedere!
- Cosa? - gli chiede - La jeep è a posto?
- Più o meno, ma venga a vedere.
Entrano tutti e tre nel piccolo fabbricato e vedono Steve che ha spostato le pietre pericolanti del muro scoprendo una buia nicchia.
- Guardi, Capitano, qui c’è un piccolo locale nascosto!  fa Steve mentre lo illumina con una torcia.
- E’ pieno di piccoli sacchi - prosegue.
Il capitano si affaccia per dare un’occhiata, poi, accende anche la sua torcia.
Anche il sergente ‘passeggero’ accende la torcia in dotazione ed entra dentro il locale per primo.
Sembra una piccola cantina. Larga, profonda e alta circa un metro.
Piegandosi afferra uno dei sacchetti con una mano e cerca di sollevarlo. Ma il sacchetto si lacera e lascia cadere a terra il suo contenuto.
Un cumulo di dischetti gialli.
Il sergente li illumina con la torcia e vede subito il riflesso del metallo più prezioso.
- Cazzo! E’ oro! - esclama.

ATTILA è depressa


3 commenti:

  1. Lo stile di Umberto Dell'Eco mi sembra sia ancora più stringato di quello di Flavio Bolo...

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  2. non aveva molta voglia di fare questo lavoro, ha ubbidito a malincuore all'editore e ha lasciato ampio spazio allo sconosciuto gattaro per le parti che gli risultavano ostiche. Dicono che lo sconosciuto gattaro si stia allenando per scrivere noir...

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  3. certo che Umberto Dell' Eco che scrive tutte queste parolacce...

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