sabato 21 maggio 2016

IL SOLARIUM LETTERARIO







DEBITI e PINELLE

(Le pinelle sono come i debiti:
se ne hai troppe sono solo problemi)
- 10° capitolo -








 E’ tempo di referendum in Colonia: ben due, un’espulsione ed un’ammissione.
L’espulsione riguarda SAETTA, reo di non partecipare più alla vita della Colonia e di aver interrotto senza valido motivo la narrazione della storia della stessa.
L’ammissione riguarda invece il colosso OSCAR, anche se a tutti gli effetti si è già stabilito da noi e spadroneggia neppure fosse lui il Capo.
Tra i due, è risaputo, non corre buon sangue quindi il colosso OSCAR è diventato promotore del SI (cacciamo l’antipatico SAETTA) e promotore dell’astensione al referendum che lo riguarda. Come a dire: ci sto e ci rimango, volenti e nolenti.
Per il raggiungimento del quorum ha promesso di appiccare al castagno più alto chiunque si asterrà dal voto su SAETTA e di “copare” il famoso +1 oltre al 50% che si presenterà alle urne sul referendum che lo riguarda.
Ah! Com’è poliedrica la democrazia!


10

Complice una fastidiosa pioggerellina e un mare mosso che esclude qualsiasi tipo di ricerca ho un’ intera mattinata per riorganizzare le idee su questa indagine da detective della domenica. Ho una convinzione, supportata solo dall’istinto: il monaco è il punto focale di tutto. Ma non ne conosco il nome e il cognome, l’età -forse è già morto, stiamo parlando di un fatto di 67 anni fa- e neppure il luogo di nascita. E’ un italo-americano, ma è nato in Italia o negli Stati Uniti? E’ un benedettino; come potrei fare una ricerca tra tutti i monaci benedettini a cui manca l’ultima falange del mignolo della mano sinistra?
Cominciamo dal principio: l’autore.
Con l’aiuto di Google vado a caccia del sergente Glen Grant. Mi si aprono quattromilioninovecentotrentamila (4.930.000) link! Sbarro gli occhi e inizio a leggere. Dopo un’ora so tutto sul single malt Scotch whisky ma un cazzo sul sergente. Mi concedo dieci minuti di pausa.
Dopo un’altra ora trovo degli omonimi, in carne, ossa e foto, su Facebook e stronzate similari della rete. Controllo attentamente tutti i profili ma nessuno dei signori Glen Grant sembra essere quello che cerco. Uno -addirittura- è un transex brasiliano!
Un caffè non autorizzato, a metà mattinata, mi provoca un’irresistibile voglia di sigaretta. Resisto, anche perché non ne ho in casa. Ma la caffeina stimola la fantasia e decido di intraprendere un’altra strada.
Chiedo a Google qualche informazione sul titolo del libro. Anche qui nulla di buono: memorie di un combattente politico italiano, di un capo sioux, di un guerriero palestinese, di una geisha e tanti altri. Sono 329.000 risultati.
Continuo a spulciare tra le pagine fino a quando sono colpito da un’altra idea. Aggiungo a “memorie di un combattente” la sigla SOE e tra i 1.750 risultati trovo, finalmente, qualcosa di utile. Nella discussione, in un forum di militaria della seconda guerra mondiale, leggo il seguente intervento: “L’episodio del sabotaggio della linea ferroviaria Kiruna-Narvik è citato pure nel’introvabile libro “Memoirs of a fighter” di Lionel Hawtin, sabotatore del SOE…“
Schizzo a chiedere a Google informazioni su Lionel Hawtin e il libro.
Trovato!
Lionel Hawtin (Manchester 10/06/1913 – Londra 24/11/1949), sottufficiale di prima classe del SOE si è distinto, nel corso della seconda guerra mondiale, in numerose azioni di sabotaggio in Francia, Norvegia e Olanda, occupate dalle truppe naziste. Rimase gravemente ferito nel corso della sua ultima azione, in Francia, alla vigilia del D-Day, e fu riconosciuto delle più alte onorificenze dell’esercito inglese e della Casa Reale. Nel 1947 scrisse il libro “Memoirs of a fighter” che, però, fu bloccato nella diffusione dal MI-6 in quanto conteneva nomi e riferimenti a personale ancora in servizio presso l’Intelligence inglese. La vedova, Claire Stutton, dopo essersi trasferita in Italia, nel 1951 tradusse il libro e lo pubblicò con il suo titolo originale tradotto, ma con lo pseudonimo di Glen Grant.
- Esiste! - grido.
o meglio: esisteva
Nel pomeriggio il cielo si apre e la pioggia cessa. Ne approfitto per fare una passeggiata in spiaggia col mio SOV GT, un metal detector lento e pesante ma con una formidabile discriminazione. Se ci prendi l’orecchio scavi solo quello che merita di essere scavato. Contrariamente a quanto si possa pensare, la ricerca su spiaggia non ti permette di concentrarti nei tuoi pensieri. Non so come avvenga, ma il cervello si svuota di tutto e viaggia in folle. Provo ad abbozzare una riflessione su Catia, come donna.
sarebbe anche l’ora di trombarla
E, mentre sto fantasticando su quelle che potrebbero essere le sue migliori doti sessuali, il suono nelle cuffie mi riporta al presente. Scavo una moneta da 1 Euro.
Continuo a camminare con la mia disordinata traiettoria zigzagante e capto altri segnali. In un paio di ore ho fatto bottino. Una decina di Euro, un vecchio gettone telefonico, un orecchino, forse d’argento, il rottame di un braccialetto, anche questo d’argento, e un telefono cellulare con ancora la Sim-Card inserita. Per ripercorrere a ritroso i tre chilometri della passeggiata spengo il metal e mi dedico a pensieri meno proibiti e dolorosi.
devo contattare Ken
Dopo cena spedisco una e-mail a Ken, vecchio compagno d’avventure in terra umbra e amazzonica. Gli invio la classica mail di cortesia e pettegolezzi vari con il saluto finale “So long”: sta a significare che deve controllare l’altra casella di posta elettronica, non riconducibile a lui, con un pc a connessione protetta, perché ho qualcosa di confidenziale da dirgli. Anche io prendo un altro pc con la Sim-Card  della chiavetta non riconducibile a me e gli scrivo.
“Ciao vecchio!
Sto svolgendo un’indagine amatoriale per conto di un’amica.
Ho bisogno che qualcuno mi entri nell’archivio del SOE britannico (sì! lo stesso dell’altra volta!) per verificare lo stato di servizio del sottufficiale di prima classe Lionel Hawtin durante la seconda guerra mondiale.
Più precisamente sono interessato alla sua ultima missione: quella del maggio-giugno 1944 in Italia.
Fammi sapere appena puoi.
L’ex trombatore.”
Ken è un hacker e ha un grosso concorso di colpa nel fatto che mi sia ridotto a raccogliere monetine sulla spiaggia: circa dieci anni fa, con l’inganno, mi costrinse ad impugnare le armi e fare una mattanza.
Ma, cinque anni fa, al mio ritorno dal Sudamerica, mi aiutò a sbrogliare un’intricata matassa violando, insieme ai suoi fratelli hacker della rete, gli archivi informatici del SOE.
Lui ha preferito continuare la vita in Amazzonia, insieme alla sua donna, dove hanno creato una scuola in un villaggio sperduto nella foresta e conducendo una pericolosa campagna contro le multinazionali che stanno deforestando quell’angolo di paradiso. Ora rischia la vita più di quando, insieme, eravamo là a proteggere gli interessi di una potente famiglia mafiosa italiana nelle piantagioni di coca.
Mentre sto scrivendo, nella piccola sala, ho la porta di ingresso aperta e noto il solito gattino tigrato che fa capolino e, pian piano, annusando e scrutando tutto attentamente, entra e comincia un piccolo giro di perlustrazione. Poco dopo è seguito dalla piccola tricolore e da un altro fratellino tigrato. Faccio finta di nulla, continuando a scrivere e a navigare su Internet.
Dopo un’oretta il divano è colonizzato dai tre piccoli animaletti pelosi, ma quando si affaccia Misha e li richiama con un miagolio particolare si alzano e corrono da lei.
Nel frattempo ho chiesto a Google notizie su Claire Stutton.
Sconosciuta; almeno quella che sto cercando io. Ce ne stanno altre tre, sempre su Facebook e altre community, ma, dall’età, non possono essere certo quella che mi interessa.
Prendo il libro in mano e controllo un particolare.
Cerco pure la “Littorina Editrice – Firenze”: risulta fallita nel 1953.
Seconda mossa: “Tipografia Giannelli – Città di Castello”.
E’ viva e vegeta.
benissimo!
Prendo appunto del numero telefonico e dell’indirizzo e-mail.
Anche la mattina successiva la pioggia mi trattiene dalla cercata in spiaggia. Ne approfitto per un rapido salto in paese a fare provviste alimentari e letterarie. Il piccolo supermarket ha un espositore dedicato ai più svariati generi di libri.
 Quando sono in crisi di astinenza, pur di non raggiungere la grande libreria di Grosseto, mi accontento di quello che passa il convento. Prendo tra le mani un volumetto scritto da uno sconosciuto giornalista: “Le bufale dell’informazione”. Leggo la presentazione sulla quarta di copertina: parla di come certe notizie di fantasia possano essere spacciate come vere nell’informazione quotidiana.
18 Euro? troppo
Rinuncio all’acquisto e ripiego su un volumetto che parla di gatti al modico prezzo di 9,15 Euro.
comincio ad ammalarmi di felinite?
Tornato a casa mi metto a fare la brava casalinga e giù di aspirapolvere, Mocio, Lysoform, Cif, Viakal, Vetril e tante altre maialate, che per pulire 80 metri quadri ne inquini 500.
Ma il lavorare di straccio e ramazza ti permette di pensare, al contrario del metal. Ripenso al libro sulle bufale che non ho comprato.
e se fosse tutta una bufala? se la missione in Italia non fosse mai avvenuta? se il segnalibro inserito là fosse una semplice casualità?
Il tarlo mi si insinua nelle meningi.
Finisco di tirare a lucido la tazza del cesso dove -come dice la pubblicità- ora ci potrei mangiare dentro.
… ma vaffanculo!
Passo al computer.
Comincio a cercare tracce di questo piccolo monastero distrutto dal bombardamento. La ricerca è difficile. Con le parole “monastero e bombardamento” Google mi apre più di un milione di riferimenti, quasi tutti riguardanti Montecassino.
Quasi.
A pagina 2833 trovo un indizio.
Un sito di appassionati del C.A.I. che tratta di trekking ed escursioni sull’Appennino umbro-marchigiano riporta:
“… il percorso è agevole e, con una deviazione di 15 minuti, all’altezza dell’incrocio tra i sentieri 441 e 467, è possibile visitare i ruderi del piccolo monastero benedettino di San Romualdo, distrutto da un bombardamento aereo il 1 giugno 1944…”
Prendo appunto e comincio a cercare il Monastero di San Romualdo.
eccolo!
Le notizie sono poche e frammentarie. Nulla che mi possa interessare, a parte la visita alle sue rovine descritta nel libro “Silenziosi sentieri” di Giovanni Arcamone, edito da Grifo Edizioni – Perugia nel marzo del 1978.
Il monastero si trova sul Monte Cucco, in territorio umbro, tra Isola Fossara e Pascelupo. 
Mi metto a caccia del libro sulla rete: nessuno lo ha in catalogo. L’unica vendita trovata è su E-bay, oltre un anno fa.
 Telefono alla mega libreria di Grosseto e provo ad ordinarlo. La commessa prende l’ordine e mi rassicura che farà delle ricerche contattandomi in ogni caso.
a proposito di libri!
Mi ricordo della tipografia di Città di Castello. Prendo il numero di telefono e chiamo. Mi risponde una segretaria a cui  mi presento col mio vero nome, ma sotto mentite spoglie di giornalista. Alla mia strana richiesta mi mette in attesa, poi mi passa il titolare. Mi ripresento e gli spiego cosa cerco.
- Lo abbiamo stampato nell’ottobre del 1951? - mi risponde - Come faccio a sapere qualcosa? Neppure ero nato! - poi un momento di silenzio - Però… papà, sicuramente. Senta Rossi, stasera ne parlo con mio padre, allora dirigeva lui la tipografia e -se richiama domani- forse qualcosa le potrò dire.
Ringrazio e saluto.

Il colosso OSCAR semina il terrore in Colonia solo con lo sguardo

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