sabato 7 maggio 2016

IL SOLARIUM LETTERARIO






DEBITI e PINELLE

(Le pinelle sono come i debiti:
se ne hai troppe sono solo problemi)

- 8° capitolo -









Oggi veloce lettura di un breve capitolo del romanzo; il Capo è salito in Colonia per le pulizie primaverili, ci ha buttato giù dalle brande e abbiamo deciso che è più interessante osservarlo ed incoraggiarlo mentre pulisce la nostra casetta e cambia le coperte alle cucce.
- Pulisci bene, filippino!
- I vetri! Non ti scordare i vetri! Fai come quando sei al tuo semaforo!
- Le coperte ben rimboccate, mi raccomando!
- C’è ancora una ragnatela là! Ma che sei cieco?
- Spazza piano che la polvere ci infastidisce!
Appena finito lo vediamo sedersi sulla sua panchina preferita e accendersi la consueta sigaretta.
- Uè! Cos’è, la pausa sindacale? Lavora schiavo!
Spegne il mozzicone, raccatta le sue cose e i sacchi con le coperte sporche e si incammina verso il cancello.
- E’ stato un vero piacere – dice salutandoci – Allora ci rivediamo per le pulizie estive, fra tre mesi circa! Buona sopravvivenza!
- Mi sa che s’è un poco incazzato… - commenta PERONI.
- Dovremo tornare a rubare galline al contadino – la cruda constatazione di BARTOLOMEO.

8

Nel pomeriggio di venerdì leggo, con estrema fatica, le prime 80 pagine del libro lasciatomi da Catia. Narra della carriera militare del sergente Glen Grant (nome fasullo, scopro poi) del SOE: la frangia dello spionaggio inglese che nella seconda guerra mondiale si occupava di incursioni e sabotaggi in territorio nemico. Descrive il periodo di addestramento e la sua prima missione operativa.
La sera, come da programma, mi reco alla seconda seduta del corso di burraco.
- Buonasera a tutti e benvenuti al secondo appuntamento! - l’esordio di Catia entrando nella sala del circolo dove si svolge la lezione - Stasera siamo in meno a causa di alcune defezioni. Ma non importa.
Infatti ho notato che mancano la riccioluta ed intrigante Luana, il signore anziano e un’altra vecchietta. Poi conto i partecipanti rimanenti e mi accorgo che siamo in sedici; manca pure qualcun altro di cui non mi ricordo.
- Primo movimento fondamentale del burraco - inizia la maestra - l’apertura. Vi premetto che la maggiore difficoltà del gioco è…
La stanchezza comincia ad affiorare e non ho voglia di impegnare il cervello a raccogliere nozioni di un argomento che poco mi interessa.
Preferisco la classica partita a briscola con i pensionati del circoletto, meno impegno e più cazzate sparate al tavolo.
Va a finire che mi perdo nei miei pensieri tornando al presente quando Catia termina la sua lezione.
Riesco a sbadigliare tenendo le mascelle serrate.
Segue una mezz’ora di discussione e altri consigli della campionessa, poi si va al tavolo a giocare. Stavolta, come compagna mi tocca una delle vecchiette. Nelle aperture non faccio cazzate, ma nel resto…
Finita la lezione, mentre sto sistemando le carte nell’armadietto, Catia mi dice - Non ho cenato, ti va una pizza?
Durante la romantica pizza di mezzanotte la informo delle mie letture.
- Ho cominciato a leggere il libro e, a parte che non è il mio genere ed è scritto da cani, non ho trovato nulla di interessante.
- Dove sei arrivato?
- Alla sua prima missione, il sabotaggio delle linee telefoniche a nord di Parigi. Non credo la cosa ci interessi, ma la analizzerò attentamente.
- Bene.
- Un’altra cosa. Ho trovato il nome per i gattini!
- Dimmi.
- Def, Disco, Free i maschietti, Regina la femminuccia - dichiaro sorridendo.
Catia storce la bocca e chiede: - Cosa significano?
- Def sta per Defender, Disco per Discovery, Free per Freelander e Regina per Range.
- Non capisco, scusa.
- Sono gli attuali modelli Land Rover in commercio - chiarisco.
- Già - bevendo un sorso di birra - poi li vacciniamo, li immatricoliamo e gli mettiamo la targa sul culo. Ma fammi il piacere!
bocciato
- Cambiando discorso - prosegue guardandomi negli occhi - hai capito il meccanismo delle aperture?
- Certamente! - bluffo.
- Allora facciamo questo piccolo esempio. Tu sei il primo di mano e non hai aperto, non capisco il perché.
- Forse non ho carte buone.
- Non ci credo, ma la palla passa a me. Ti apro, in maniera neutra e poco impegnativa -per entrambi- con una scala di re, donna e fante, facciamo di quadri. E’ di nuovo il tuo turno. Cosa fai?
Ci rifletto un attimo. Sembra una domanda a trabocchetto. Non vorrei fare la figura del coglione.
- Innanzitutto raccolgo gli scarti, se ci stanno almeno tre carte, poi vedo se posso calare qualcosa per aiutarti ad andare a pozzo - credo di essermela cavata bene.
- Non hai nulla per allungare la mia scala d’invito? - domanda.
- Purtroppo no. Neppure una pinella.
- Lascia stare le pinelle. C’è tempo per sporcare e possono servire altrove. Non ti prometto nulla con quella scala, ho solo fatto il primo passo. Controlla bene se avessi il 10.
- Non ce l’ho.
- Peccato… - mormora.
Mentre rientro a Marina ho un vespaio in testa. Sbaglio due volte strada e sarei tentato di fermarmi a un bar tabacchi per comprare un pacchetto di sigarette.
Resisto. Non so come, ma resisto.
Il “Peccato…“ mormorato da Catia mi ha destabilizzato. Non vorrei aver frainteso ma qualcosa mi dice che devo decidermi alla svelta se pescare o meno questo 10 di quadri. Ho un equilibrio, faticosamente costruito in tre anni di eremitaggio, da difendere, ma è proprio il pensiero di altri tre anni di solitudine che mi spaventa.
cosa faccio?
Decido per una tattica attendista e proseguo con la lettura del libro fino alla sera della terza lezione.
vediamo se il 10 l’avesse pescato lei

BARTOLOMEO preoccupato per la sua sopravvivenza prossima futura

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