sabato 12 dicembre 2015

ANNUNCI & DEDICHE

Buonasera ragazzi!
Solo un salutino veloce con l'augurio che la salute, la tranquillità e il tiepido sole siano con voi!
Sono stato bene insieme a voi in questi pochi giorni di permanenza alla Colonia, malgrado gli schiaffoni rimediati perché ancora non conoscevo le regole e la gerarchia.
Mi mancherete un poco, ma continuerò a seguirvi dal web nella mia nuova casa e spiegherò ai miei nuovi umani chi siete e cosa fate!
So Long dal vostro NUVOLA!


NUVOLA presidia il suo piatto faticosamente conquistato


venerdì 11 dicembre 2015

mercoledì 9 dicembre 2015

VECCHI INDIMENTICATI AMICI

BOMBONA

Sguardo accigliato, espressione severa, sempre seria: era la brontolona della Colonia Vecchia.
Tutti la consideravano con il massimo rispetto e si tenevano ben alla larga dalle sue zampe; il suo motto era “prima picchia, poi chiedi cosa vogliono… ma con educazione”.
Tutti i piccoli transitati negli anni alla Colonia hanno conosciuto le sue amorevoli zampate che ristabilivano le giuste distanze da tra un vivace gattino e una burbera signora.
Ma non era cattiva, a suo modo (molto personale) anche affettuosa, bastava solo saperla prendere per il verso giusto: sempre il piatto di paté solo ed esclusivamente per lei, mai toccarla prima che ti desse una testata di saluto; stava a significare che era in giornata sì.
Mai accarezzarla sulla testa e spiegarle (ogni volta) che l’antipulci che le dovevo mettere era per la sua salute e il suo benessere.
Gli altri adulti della Colonia sapevano bene che la sua cuccia non doveva mai essere occupata da altri e che la mattina dovevano muoversi con cautela, evitando i rumori, perché a lei piaceva dormire fino a tardi.
Una gatta perfetta!
Purtroppo, quando si ammalò, nel novembre 2009 non feci il possibile per convincerla che un ricovero dai veterinari sarebbe stata la cosa migliore. Sparì per alcuni giorni e tornò in Colonia solo per morire dentro alla sua cuccia personale.
Era uno dei gatti dello “zoccolo duro della Colonia”, cioè di quelli che trovai già nel giardinetto quando cominciai ad occuparmi di loro.
La BOMBONA era una dura fino alla fine.

BOMBONA in giornata "no"
Colonia Vecchia - Gennaio 2008

lunedì 7 dicembre 2015

CHEESE! Scatti felini a Monte Malbe



ROMEA - Capo, se mando il mio book alla Gourmet...

...dici che mi prendono per fare la modella?

Come sarebbe a dire...

...che sono una vecchia gallina, oramai?

Vabbè... ma io mica ho i capelli bianchi come te!



L'ANGOLO DELLO SPONSOR

ORFEO consiglia: bocconcini RICO!

sabato 5 dicembre 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





LE MALEDETTE

di Catus Silvestris
4a puntata





- Domenica, maledetta domenica! Possibile che mentre tutto il mondo si gode il giorno di festa noi dobbiamo lavorare! L’Editore qua… l’Editore là… ma basta! Lasciateci in pace! Fateci vivere la nostra beata vita da gatti randagi! Neppure l’albero di Natale quest’anno possiamo fare, con la paura di trovarci sotto, come regali, altri manoscritti da leggere! PERONI, che fai con quella tanica di benzina?
- Nulla BAIOCCO! Visto che l’albero quest’anno non serve e che continua a crescere invadendo troppo spazio eliminiamo alla radice il problema. Hai un accendino?
- PERONI, per favore, non farci litigare col Capo, coi frati e coi pompieri…
- Scherzavo, BAIOCCO…  poi mica è benzina! Alè ragazzi! Venite coi bicchieri! Un giro di prosecco per tutti offerto dalle cantine del convento!
Comincia a preoccuparmi questo ragazzo…

4

E’ di nuovo venerdì e la sera sono al solito tavolo, con le solite pappardelle al cinghiale e vino rosso, ma in compagnia di Franchino, un amico che è pure la star della serata. Franchino canta Fred Buscaglione, di cui è un fan sfegatato. Farà qualche pezzo nell’intervallo dell’orchestrina di liscio.
Parliamo delle solite cazzate: la campagna acquisti della nostra squadra di calcio, appena terminata, delle cosce di una nuova cameriera e del rincaro del gasolio.
Quando torniamo al nostro tavolo ci concediamo un fernet ghiacciato e un paio di commenti sulle vecchie galline che stanno arrivando. Lui è un castigatore nato. Ogni venerdì torna al suo appartamento con una preda differente. Lo vedo molto interessato ad una piccola ma prosperosa moretta alla nostra sinistra. Mentre la sto attentamente valutando mi appoggiano un bicchiere di birra rossa davanti alle mani. Alzo gli occhi e vedo la Bellona in abiti civili.
- Buonasera uomo di poche parole – dice – Le posso offrire un giro?
Con l’espressione stupita, forse ebete, le faccio segno di sedersi. Appoggia il suo bicchiere, ancora birra rossa, un piatto di patine fritte e si accomoda.
Franchino capisce, male, che è l’ora di togliere il disturbo (o forse non vedeva l’ora di agganciare la moretta).
- Ciao, Sorbo. Rimani fino a che canto?
- Certo.
Poi, rivolgendomi alla Bellona ed indicando la birra – E’ forse il calumet della pace?
- Potrebbe, visto che sono sei anni che ho smesso di fumare. A proposito, mi chiamo Carla – Lo dice regalandomi uno splendido sorriso, uno di quelli che neppure la pubblicità del dentifricio ti fa vedere. Ne rimango turbato, quasi affascinato.
- Fosco.
- Lo so. Perché Sorbo?
- Esistono due possibilità. Forse è l’abbreviazione del cognome, Sorbelli. Oppure può dipendere dal fatto che rispetto un’antica tradizione di famiglia e usanza popolare che vieta di tagliare gli alberi di sorbo in quanto porta sfortuna.
- Sei superstizioso? – chiede passando rapidamente al tu.
- No, ma ci credo. Mio nonno la rispettava, mio padre pure, giustamente anche io.
- Antiche tradizioni di famiglia.
- Una volta, in questa zona impervia e dimenticata da Dio si potevano fare ben pochi lavori per sopravvivere. Mio bisnonno faceva il carbonaio, mio nonno si evolse a boscaiolo, mio padre proseguì l’attività di famiglia e ora tocca a me. E’ da inizio secolo che tagliamo alberi, mi stupisce che ce ne siano ancora da queste parti.
- Sei giovane per questo lavoro, come mai l’hai scelto?
- Pura necessità. Tu, invece, come mai qua?
- E’ l’unica distrazione che offre questo posto.
- Non mi riferivo a questo. Non ti trovi bene a Paese?
- Ho sempre vissuto in una città, piccola o grande. Non ero abituata né preparata a questo stile di vita.
- Non ti piace?
Ci pensa un poco e, quasi soppesando le parole per non rischiare di offendere l’indigeno, che sarei io, confessa candidamente - No. Non mi piace vivere in una frazione di appena trecento abitanti. Non c’è un cazzo, a parte il bar, il circoletto e l’oratorio. Tu abiti a Borgo?
- No. Sopra Borgo. Sulla collina chiamata Cima, siamo due case e tre abitanti, più qualche animale.
- Sai che allegria! Tu e una coppia di vecchi?
- No, io  e zia, e il Professore, che non è vecchio.
- Vivi con la zia?
- Veramente è lei che vive con me. Sinceramente fa comodo avere una donna che ti sistema casa.
- Ora capisco perché non sei sposato – dice osservandomi la mano sinistra.
- Di solito si dice che non si è incontrata quella giusta.
- E come sarebbe quella giusta?
- Bella, ricca, vergine e un fenomeno a letto – sfruttando una vecchia battuta.
- Eccomi qua!
Non era la risposta che mi aspettavo, rimango interdetto.
- Beh? – prosegue – Hai qualche dubbio sul mio conto in banca?
Mi scappa una risata. La Bellona, pardon Carla, apprezza e ordina un altro giro di birre rosse.
- Intendi stordirmi con l’alcool, abusare di me e portarmi all’altare?
Stavolta è lei che ride.
- No, anzi, credo che dovrò togliere il disturbo.
- A mezzanotte ti si trasforma l’auto in una zucca?
- No, ma credo di dover lasciare campo libero a quella bionda che è un pezzo che ti adocchia.
Mi volto e vedo una vecchia conoscenza, sempre presente il venerdì sera al Covo.
- E’ solo una ninfomane frustrata. Poi, forse, è te che ha adocchiato.
L’esca fa abboccare la preda.
Carla comincia ad osservarla attentamente, senza sotterfugi.
- Dici? A me sembra che cerchi qualcosa che io non ho, ma tu sì.
- Le malelingue dicono che sia di ampie vedute.
- Tutti e due?
- Cioè?
- Ci vorrebbe tutti e due insieme?
- Non sono curioso.
- Pudico e superstizioso.
Fortuna che Franchino comincia il suo show.

Guarda che luna,
guarda che mare,
da questa notte senza te dovrò restare
folle d’amore
vorrei morire
mentre la luna di lassù mi sta a guardare
…

- E’ bravissimo! – commenta Carla.
- Un fenomeno, ma stacci attenta.
- Perché?
- Anche lui è un ninfomane. Si può dire anche per gli uomini?
- Ahahah! Pudico, superstizioso e anche geloso! Apposta fai il muto!
- Il muto?
- Parli poco.
- Parlo poco perché non sono abituato. Sto tutto il giorno nella macchia con la motosega e Picche. Con chi dovrei parlare?
- Beh, con gli alberi ci parli.
- Quella è una forma di rispetto. Danno la loro vita per sfamarmi.
- …e filosofo. Tra un’ora ti avrò aperto come una cozza!
- Forse è l’ora di andare a dormire - dico, con una certa apprensione.

Teresa,
ti prego,
non scherzare col fucile,
per la rabbia tua la bile può scoppiar!
Teresa,
ti prego,
io non sono certo un vile,
ma se tocchi quel fucile può sparar!
E’ stata una follia,
l’ho incontrata per la via,
disse “Vieni a casa mia”
cosa mai potevo far?
Un bacio ha domandato,
te lo giuro ho rifiutato,
ed abbiamo poi parlato, pensa un po’,
sempre di te!
…

- Teresa… scusa Carla, ma domani ho una giornataccia.
- Ultimo giro.
Annuisco sempre più preoccupato per la mia incolumità; dal Covo a casa mia ci sono più di venti chilometri di strada senza una dritta.
Beviamo l’ennesima rossa e Franchino finisce il suo repertorio tra gli applausi del pubblico.
Mentre si accomoda a un tavolo con la moretta e le sue generose tette mi fa l’occhiolino.
Finalmente riesco ad alzarmi, con qualche difficoltà e a salutare la Bellona, che ha l’espressione sorniona anche se deve pagare ventisettemila lire di birre e patatine.
Al parcheggio riesco a trovare la mia Toyota, a metterla in moto e fare manovra senza danni.
Il vespaio di pensieri che ho nel cervello si placa solo quando attacco i tornanti della strada che da Borgo porta a Cima. Poi riprendono appena mi stendo sul letto. Ho lasciato la Bellona con la ninfomane. Ninfomane lo è; lo so per esperienza diretta. Di ampie vedute sono pettegolezzi che raccontano a Borgo, anche se la bionda abita a Paese. Chissà se siano veri.
Pensa e ripensa finisce che mi si fa duro, malgrado l’elevato tasso alcolico. Dedico una sega alla Bellona e alla bionda avvinghiate insieme e riesco ad addormentarmi. Ma dura poco: nella notte sono costretto a tre sveglie per pisciare.


PERONI di vedetta nel bosco