sabato 21 dicembre 2013

LETTERINE DI NATALE




LA CUCCIA DEL CAPO






Sono arrivate tutte le letterine per Babbo Natale. 
Veramente sono cinque in più del dovuto, secondo l’ultimo censimento felino dell’estate 2013: o qualcuno ha fatto il furbo sperando che il vecchio con la barba bianca sia talmente rincoglionito da non accorgersi di doppie richieste o ci sono dei nuovi intrusi, sia in Colonia che alla Reggia.
Alla Colonia uno l’ho beccato subito: il microscopico cane del contadino che viene ad ingozzarsi di crocchette a sbafo dei randagioni ma, per amor di pace, lo tollerano. Ha richiesto delle ciotole porta crocchette di dimensioni esagerate: bocciato.
Gli altri quattro intrusi sono alla Reggia; eppure i conti li so fare bene!
Dopo una veloce scorsa delle letterine scopro il colpevole, anzi la colpevole: GIGIA.
Ha richiesto: la serie completa di filmati di Simon’s Cat, un poster di Simon’s Cat da appendere sopra la sua cuccia, la foto con dedica autografata di Simon’s Cat, lo zainetto di Simon’s Cat per quando andrà all’asilo e la ciotola per l’acqua con l’adesivo di Simon’s Cat. Buona la quinta.
La cechina PIMPI ha richiesto un nuovo paio di occhiali con le lenti scure. Sarà accontentata.
Pannoloni più morbidi per i due uretrostomizzati e nuovi deambulatori per gli storpiarelli della Reggia.
Una versione rilegata in pelle del nuovo Codice Civile Felino per SERPOTTO: bocciato.
Poi altre richieste improponibili dagli abitanti della Reggia del tipo: crocchette FIT 32 senza il buco, lattine da 1 kg di Gourmet Gold al pollo ruspante, una gabbia con la ruota e due criceti (anche senza ruota e senza gabbia), una mortadella di quelle lunghe 3 metri del supermercato, un deodorante da applicare alla coda di ROMEA che ha il vizio di mollare puzzette mefitiche, una dentiera per PACCOLINO, l’indulto annuale alla somministrazione dell’antipulci (ben 5 richieste!), una TV 48” con la parabola satellitare per vedere i mondiali di calcio e…  una palla da rugby? (anzi, due!)
?
Alla Colonia, i gatti poveri hanno espresso desideri più concreti: pasta al makarel almeno due volte a settimana, la domenica crocchette di migliore qualità, nuovi morbidi pile per le cucce, il riscaldamento per la casetta di legno (questa la vedo dura), nuovi giochi da appendere ai rami dei castagni, il solito indulto per evitare l’antipulci (questa è ancora più dura), la camicia di forza per CREMINO (sottoscrivo), un nuovo tappeto da stendere vicino alle panchine, una casetta di plastica come quelle degli asili, fionde e bulloni per difendersi dai cani vaganti e… una palla da rugby?
?
Mi sono attivato e ho cercato di accontentare tutte le richieste plausibili, comprese le tre palle ovali (di quelle che si regalano ai bimbi). Chi non potrò accontentare si consolerà con una prelibata scatoletta di Gourmet, gusto a scelta.
Ora vado a ritirare il costume da Babbo Natale in tintoria e a scrivere i bigliettini.

Dura la vita del gattaro…

PIMPI - La Cechina della Reggia

venerdì 20 dicembre 2013

SCINTILLA

SCINTILLA - "Sarà ora di pulirli questi vetri!"

STORIA DELLA COLONIA

 


5 - IL BATTESIMO





Svolgo diligentemente il mio lavoro di vedetta, anche se i platani sono scomodi e intorno alla quercia girano sempre dei noiosi insetti volanti.
Ogni pomeriggio arriva l’umano col cane che apre tre scatolette di bocconcini e un busta di crocchette. Non mi fido ancora di lui, come di tutti gli umani in genere, quelli con il cane poi…
Ma un giorno, mentre lo sto osservando che deposita le solite crocchette, mi prende alla sprovvista:
“Sarà ora che ti decidi a scendere da quel tiglio! Vieni a mangiare con gli altri, broccolo!”
Broccolo a me???
Non scendo, stavolta perché mi ritengo offeso. Ma lui continua ad insultare:
“Dai broccolo! Vieni a mangiare quattro crocchette!”
“Ficcatele dove sai, le tue crocchette!”
E’ SMERALDONE che ci riporta alla calma.
“Capo, lui non si chiama broccolo. Trovagli un nome migliore.”
“Ah, no? Però broccolo non era male. Vediamo… ci penserò.”
Ricevo il primo rimprovero dal Capocolonia.
“Non devi offendere gli umani che ci sostentano. Rischi di farci rimanere senza cibo per giorni. Domani, quando arriva, scendi e vieni a mangiare con noi.”
“Ma chi controlla se scendo?”
“Ci penso io, non ti preoccupare.” Poi aggiunge: “Cos’è ‘sta storia del tiglio?”
“Questi non sono platani SMERALDONE, sono tigli. Il Capo ha ragione.”
“E perché non me lo hai detto prima?”
“Non ero sicuro neppure io”, diplomaticamente.
Il Capo non si era offeso per la mia risposta e tornò, come tutti i giorni, con scatolette e crocchette.
“Finalmente sei sceso!” Dice e comincia ad osservarmi attentamente.
“Mmm… maschio, intero, circa un anno, non sembri malato, sei un po’ sottopeso ma non è un problema. Avrei un bellissimo nome per te!”
Tutti i randagi smettono di mangiare in attesa della rivelazione.
“Sto leggendo un libro sulle gesta dei sommergibilisti italiani nella seconda guerra mondiale. Ti chiamerò come uno dei sommergibili più famosi: TAZZOLI.”
Scambio una serie di sguardi perplessi con gli altri colleghi.
SMERALDONE interviene in mio aiuto: “Bocciato.”
“Perché?” domanda il Capo.
“Sa troppo di cognome umano. Meglio qualcosa di più semplice e simpatico.”
“Ok, stasera ci studierò sopra.”
Vedo la delusione nell’espressione del Capo, ma quel nome è proprio brutto! Poi… il nome di un sommergibile, ma si può?
Il Capo finisce di raccattare i nostri piatti di plastica ormai vuoti e leccati da ogni briciola di cibo, raccoglie le scatolette aperte e, senza una parola, si incammina verso la sua auto.
Poi ci ripensa, si volta e indicandomi dice: “TAZ… TAZZA! Domani non mancare che ti metto l’antipulci!”
“TAZZA! Simpatico!” commenta ALALA’, riscuotendo naturalmente l’approvazione di SMERALDONE.
TAZZA, penso tra me. Sempre meglio di Garfield…

Il giorno successivo vengo battezzato solennemente con una siringa di antipulci tra le scapole col nome TAZZA, che mi ha reso famoso in tutta Monte Malbe.


BERENICE - L'ex levatrice della Colonia Vecchia





giovedì 19 dicembre 2013

SEMBRA LA STAZIONE TERMINI!

Domenica 15 dicembre due nuovi arrivi alla Colonia Nuova.
Due femminucce, bianche e nere, quasi socievoli, età presunta 3 mesi.
Sicuramente due sorelline, anche se una di taglia L e l'altra S.

GINGER e BITTER!


BITTER - Taglia S -

GINGER - Taglia L -




mercoledì 18 dicembre 2013

IL SOLARIUM LETTERARIO



4
UNA TRANQUILLA DOMENICA DI SANGUE
(alla Colonia felina di Montelepre)





“Non ho capito chi è l’assassino!” interviene PERONI.
“Non credo che sia importante quello, ma la storia che gira intorno agli omicidi”, puntualizza PALLUCCHINO, risalito sul solarium per curiosità.
“Quattro morti per niente?” ancora PERONI.
“Lasciamo perdere…” li interrompo. “Proseguiamo la lettura!”

CAPITOLO 4
-Arrivato a casa, Silvio scarica dall’auto le due valige e le porta in cucina, mentre Susy lo aspetta preoccupata per il ritardo.
“Cosa è successo? Avevi detto dieci minuti! E’ quasi un’ora che aspetto. Sono tornati i cani?”
“No! I cani non c’entrano, c’è un altro problema.”
Il Capo le racconta tutto, per filo e per segno, tralasciando solo la visita ai vecchi locali della Colonia.
Susy si spaventa.
“Orribile! Spero che non ci vadano di mezzo i gatti”, il suo commento.
Mi stupisco: ci sono degli umani morti e lei si preoccupa della nostra incolumità.
Il Capo accende la macchinetta espresso e si prepara un caffè.
“E quelle?” gli chiede, indicando il trolley e la valigetta.
“Seconda puntata”, le risponde mentre appoggia la tazzina, si tasta le tasche dei pantaloni mimetici da dove estrae il pacchetto di sigarette. Continua a tastarsi le innumerevoli tasche in cerca di qualcos’altro, poi vede un accendino sopra al caminetto lo prende  e si accende la rituale sigaretta.
Racconta brevemente della scoperta nei vecchi locali della Colonia.
“Ma sei matto?” quasi grida Susy. “Porti via prove dell’omicidio e contamini la scena del crimine?”
Il Capo la fissa con sguardo perplesso.
“Smetti di vedere quel cazzo di C.S.I. alla tv!”
Susy incassa senza reagire e domanda: “Cosa ci sta dentro?”
Piombo sul tavolo della cucina, anche io sono curioso di conoscere il contenuto delle valige. Ma sento un odore particolare sul trolley, molto fastidioso per me. Mi si rizzano i peli sulla schiena e la coda triplica il suo volume.
Il Capo mette l’indice davanti alle labbra e, mentre sibila “Sssssss”, apre la lampo del trolley.
Vedo gli occhi di Susy quasi uscire dalle orbite, la sua bocca aprirsi e non emettere nessun suono, poi lo stesso pallore cadaverico venuto a Silvio.
“Ma…” sussurra impercettibilmente “…donnaaa…”
“Ssss”, ripete il Capo, aprendo la chiusura lampo per tutta la sua lunghezza.
“Quanti saranno?” domanda Susy, ancora con gli occhi sbarrati.
“Tanti.”
Finalmente sono riuscito a farmi spazio tra loro e posso osservare il contenuto del trolley: è pieno di mazzette di banconote da cinquanta euro.
Susy si siede, è ancora pallida.
“Abbiamo risolto diversi problemi”, fa Silvio.
“Ma… intendi tenerli?” chiede Susy mentre riaccende la macchina espresso del caffè.
“Certo! A chi li vorresti rendere?”
“Forse la Polizia… “
“Uno: se li rendo è come dire che li ho rubati. Minimo una denuncia me la becco, poi dovrei dimostrare pure che con quei morti non c’entro nulla. Non se ne parla.”
“E dentro alla valigetta cosa ci sta?” indaga Susy.
“Credo altri soldi. Ora vediamo.”
Il Capo apre la valigetta e torna di nuovo color cadavere.
“Oh, cazzo… non sono soldi”, quasi balbetta.
Mi sporgo e vedo una decina di sacchetti di plastica trasparente con dentro un qualcosa di bianco. Sembra quasi il salnitro che cresce sulle pareti degli ex bagni.
“Cosa è?” Susy mi anticipa la domanda.
“A occhio e croce, droga. Era uno scambio. Fammi un altro caffè, per favore. La faccenda si complica.”
“Beh, questa almeno la possiamo restituire.”
“Sì, portala tu agli Oggetti smarriti e vediamo chi la viene a reclamare. Ti sei rincoglionita? Questo è un problema, un grosso problema.”
“Ma…”
“Zitta. Lasciami pensare.”
Il Capo beve il caffè, riprende la perquisizione delle varie tasche dei pantaloni, poi si accorge che sigarette e accendino sono rimasti sul tavolo. Si accende un’altra sigaretta. Lo vedo concentrato come non mai.
Dopo l’ultima tirata ha elaborato il suo piano.
“Allora”, spiega indicando la valigetta con la droga, “questa la faccio sparire in modo che non si trovi più. Questi”, ora indica i soldi, “li utilizziamo con intelligenza e prudenza.”
“Vuoi dire che basteranno per cambiare l’auto grande e rifare l’arredamento della sala?”
“Appunto…”
Il Capo guarda fisso negli occhi Susy, poi dice: “Ho detto prudenza. Niente spese folli, ora. Si continua la nostra vita di sempre sapendo che possiamo, col tempo, permetterci qualche lusso.”
“Quanti saranno?”
Si guardano negli occhi, svuotano il trolley e cominciano a contare le mazzette.
“Centosessanta mazzette”, dichiara il Capo.
“Novantanove banconote a mazzetta”, replica Susy.
“Novantanove? Impossibile”, ribatte Silvio che ne prende una e comincia a contare le banconote.
“Centouno!”
“Centouno? Hai sbagliato!” stavolta è Susy.
Dopo qualche minuto riescono ad arrivare al punto di pareggio.
“Cento!” fanno all’unisono.
La moltiplicazione delle mazzette per il numero di banconote per il loro valore è un’impresa titanica. Vedo scrivere su fogli di carta e tirare fuori una vecchia calcolatrice cinese che non funziona.
Dopo un parto interminabile sento mormorare Silvio: “Ottocentomila…” e riassumere il pallore cadaverico.
“Altro che auto nuova e mobili per la sala!” conclude.
“Ma… non li ricercherà nessuno?” domanda Susy.
“Certamente! E questo è il problema. Qui abbiamo ottocento più ottocento: unmilioneseicentomila euro. La Polizia non mi preoccupa, i legittimi proprietari sì.”
“Cioè?”
“Già si sono ammazzati in quattro per queste due valige, se i proprietari venissero a sapere che le abbiamo noi: siamo morti.”
Susy si risiede pesantemente e mormora; “Oddio…”
“Cosa facciamo, allora?” prosegue.
“Li spendiamo pian piano e ci facciamo un gruzzolo per la vecchiaia.”
“E se fossero falsi?”
Vedo Silvio bloccarsi, prendere il portafogli, tirare fuori una banconota da cinquanta euro già destinata a coprire la bolletta arretrata del gas e confrontarla con una di quelle dentro al trolley.
“Sembra buona”, dice e ne prende un’altra. “Anche questa. Sai che ti dico? Tra un’ora avremo il responso.”
Prende una decina di banconote e le infila nel portafoglio.
“Ora nascondo tutto nel bunker poi scendo in paese per vedere se sono buone o false.”
Lo accompagno nel bunker.
-Sei riuscito ad entrare nel bunker? domanda Saila stupita.
Il bunker è un locale del grande garage dove dorme la maggioranza dei gatti di Casa Carpaneta. Il suo accesso è interdetto a tutti, umani e, soprattutto, gatti. Tutti sospettiamo che il Capo ci custodisca qualcosa di estremamente prezioso, ma ignoriamo cosa. Nessun felino era riuscito a penetrare le difese ed affacciarsi a curiosare. La stessa Susy non ci entrava mai.
-Sì! Ho approfittato del momento e della sua distrazione e ho visto…
-Cosa? chiedono in coro tutti.
-Un segreto che deve rimanere tra me il Capo.
Comincia un coro di suppliche e implorazioni per sapere cosa sia nascosto dentro al bunker. Charlie mai avrebbe fatto la spia, io pure.
-Vedo Silvio togliersi gli scarponcini. Mentre emette sospiri di sollievo li infila dentro a una busta che prende e appoggia sul sedile posteriore dell’ auto grande. Mette in moto e scendiamo in paese. Prima tappa: il distributore di carburanti. Vedo il Capo inserire una delle banconote dentro alla macchinetta mangiasoldi e osservare speranzoso. Poi sorridere e mettere gasolio nel serbatoio.
“Sembrerebbero buone”, commenta appena risalito in auto.
Qualche centinaio di metri, altra sosta.
“Aspetta buono qua”, mi dice.
Lo vedo prendere la busta con gli scarponcini e gettarla dentro al cassonetto per la raccolta degli indumenti usati, poi entrare dal tabaccaio, nella pasticceria e ,infine, al supermercato.
Quando torna deposita un paio di buste nel portabagagli dicendo: “C’è un regalino per tutti, oggi.”
Annuso, capisco subito di che regalo si tratta e mi viene l’acquolina alla bocca.
Mentre torniamo a casa il Capo accompagna cantando una canzone alla radio. E’ stonato da morire, ma era tempo che non lo vedevo così spensierato.
“Tutto a posto!” dice a Susy, appena tornato. “Il distributore l’automatico le ha prese e pure al supermercato e dal tabaccaio che le controllano con quella macchinetta. Tieni: domani fai provviste e riempi la dispensa”, le allunga una decina di banconote. “Solo una precauzione”, aggiunge, “non spenderle sempre negli stessi posti e riportami le carte da 20 euro che ti danno di resto.”
“Perché?”
“La prudenza non è mai troppa. La banconote da 20 le verserò in banca per pareggiare il conto corrente.”
“Cosa hai comprato?”
“Oggi è una giornata speciale. Per tutti. Un dolcetto per pranzo, due grattaevinci per te e per loro…” indicando Saila e Pericle che stanno sonnecchiando sulle sedie, “pollo arrosto! Ce n’è uno anche per i mici della Colonia, però lo dovresti utilizzare per condirci la pasta.”
“Ma per oggi ho già preparato! La faccio domani”, risponde Susy.
“Va bene lo stesso.”
Dovrei tornare su alla Colonia per parlare con Archimede e Saetta ma qualcosa mi trattiene. Dopo dieci minuti Susy mi piazza sotto al naso un piattino con una montagna di pezzetti di pollo arrosto. Riempio la panza e vado a fare compagnia ai due colleghi sulle sedie.
Al nominare il pollo arrosto si alza un mormorio di approvazione dalla platea. Anche Paccolino smette di balbettare e comincia a decantare lodi sulla fragranza della carne di pollo arrosto ancora tiepida.
-Mi sveglia un urlo di Susy: “SILVIOOO VIENIII!” Balzo sulle quattro zampe e controllo la situazione nella cucina. Nessun estraneo o bestia feroce. Neppure un ragno che sono il terrore di Susy. Arriva Silvio di corsa. “Cosa succede?” le chiede. 
“HO VINTO!”
Io e il Capo ci scambiamo uno sguardo perplesso.
“Ho vinto mille euro al gratta evinci! Guarda! Col ventisei.”
Silvio controlla, poi la rimprovera: “Non potevi vincere il mese scorso che ci pagavamo il canone della RAI e il gas?”
“Quanta pazienza ci vuole con quest’uomo…” borbotta Susy verso di me appena il Capo se n’è andato.
Dopo il pranzo degli umani me ne torno in Colonia, senza aspettare che mi porti su Silvio. Arrivato vedo che la Polizia ha delimitato col nastro anche il giardinetto della vecchia colonia e le scale che scendono agli ex bagni.
Hanno trovato il quarto cadavere, penso tra me.
Archimede e Saetta me lo confermano. Un vecchietto era sceso nelle scale per fare il solito bisognino ed aveva notato delle macchie di sangue sugli scalini e sulla soglia di ingresso degli ex bagni. Aveva avvertito i poliziotti che erano riusciti ad aprire la porta scoprendo l’altro umano morto. Ora stavano tutti lì a fare foto e a cercare qualcosa in terra.
“Avete detto qualcosa agli altri gatti?” gli domando.
Tutti e due fanno no con la testa e la coda.
“Bravi, non parlatene. La cosa deve rimanere tra noi, poi vi spiego. Ho un’urgenza, però: devo parlare assolutamente con Flash.”
Archimede alza di scatto la testa e domanda:”Perché?”
“E’ entrato nei locali prima di noi: ha segnato il trolley con la sua pipì.”
“Il… che?” chiede Saetta.
“Il trolley. Quella valigetta con le ruote si chiama trolley, ignorante!”
“Ah. Non lo sapevo. Trovare Flash sarà comunque un problema.”
Flash è un certosino abbandonato e diventato semiselvatico che vive dentro al bosco del convento. Non ha mai socializzato con gli altri gatti della Colonia considerandoli invasori del suo territorio. E’ grosso, non sterilizzato e prepotente; più volte ho avuto delle discussioni con lui, finite a soffi e graffi. Non ci stiamo simpatici. Qualche volta viene a mangiare alla Colonia Nuova, anche Silvio l’ha visto ma lo lascia stare sperando che entri a far parte della comunità. Mi sono sempre apposto a questa debolezza del Capo, ma ora ho un compito da assolvere.
“Trovatelo”, replico. “Avvisate pure Littorina e quella smorfiosa di Primula, che ha un debole per lui. Ci devo assolutamente parlare.”
“Come l’ultima volta che vi siete rincorsi per il bosco?” ironizza Archimede.
“Trovalo.”
Archimede se ne va alla ricerca di Flash, io rimango ad osservare le operazioni dei poliziotti. Noto un signore con l’impermeabile, mai visto prima, che mi sta fissando.
Silvio e i viveri arrivano alla Colonia Nuova puntali, alle 16.
Inizia la distribuzione del cibo e, prima di andare alla fontanella pubblica a riempire la tanica di acqua fresca, ci dice: “Non andatevene subito: dopo c’è il bocconcino.”
Quaranta sguardi felini si incrociano pieni di stupore.
Sono tornati i bocconcini!
Seguo il Capo nella missione “acqua fresca per le nostre ciotole”.
La fontanella pubblica sta proprio accanto alle scale che scendono agli ex bagni. E’ tutto transennato da un nastro.
Silvio ci passa sotto ma viene bloccato da un agente. “Dove va?” gli domanda.
“Prendo l’acqua per i gatti”, risponde il Capo mostrando la tanica vuota.
“Non si può!” replica il poliziotto.
Si avvicina il signore con l’impermeabile che dice al poliziotto: “Lascia stare.”
Silvio ringrazia, riempie la tanica, si ferma alcuni minuti a curiosare le operazioni nel giardinetto e torna alla nostra casetta, seguito dallo sguardo dell’uomo con l’impermeabile.
Il Capo mi porge per primo il bocconcino, un cubetto di mortadella: il privilegio del capo colonia.

ARCHIMEDE alla Colonia Nuova - Gennaio 2012 -

martedì 17 dicembre 2013

LETTERA APERTA





LETTERA APERTA




Monte Malbe,  17 dicembre 2013

Spett.le
SPORTELLO A 4 ZAMPE
OIPA
ENPA
WWF
LAV

                                           La presente per comunicarVi un grave abuso perpetrato ai danni di poveri animali semirandagi, comunque tutelati dalla Legge N.281 del 14 agosto 1991.
Alcuni giorni fa, alla Colonia Felina protetta di Monte Malbe, il gatto MAGOO defecava per errore ed urgenza all’interno del recinto della stessa (condotta vietata dalla norma 13 del regolamento interno) in presenza dell’umano che ci accudisce (chiamato per brevità Il Capo).
Lo stesso umano, accorgendosi della violazione, invece di redarguire verbalmente il colpevole (come da prassi vigente) gli comminava la multa di 7 (sette) giorni di carcere alla Reggia, sua residenza.
Al ritorno in Colonia, scontata la pena, l’ex carcerato si è lamentato col sottoscritto (Capocolonia della CFpMM) delle dure condizioni di prigionia.
Il carcerato, insieme ad altri colleghi, ivi residenti, macchiatisi di reati solitamente non punibili, veniva costretto dal Capo al lavoro forzato consistente nel trasporto di legna da ardere in ciocchi di dimensioni ragguardevoli e peso elevato dal loro deposito al luogo di utilizzo.
Pur beneficiando di soste concordate e vitto adeguato al gravoso sforzo fisico sostenuto, l’ex carcerato ha espresso il suo dissenso per il trattamento svolto al puro sfruttamento lavorativo.
Consultati CANNIBALE, Capocomunità della Reggia, e l’Avv. SERPOTTO che tutela i diritti di tutti i Gatti di Monte Malbe richiedo il Vostro pronto intervento affinché tale trattamento carcerario, in aperta violazione della Legge sopracitata, del Trattato a tutela dei Felini di Oslo, della Convenzione per i Randagi di Toronto e del Patto Bilaterale Umani-Felini di Sidney venga al più presto sanzionato.

Certo di un Vostro sicuro intervento con ossequio saluto,
                                        TAZZA
Capocolonia della Colonia Felina protetta di Monte Malbe


P.S. Se riuscite ad intervenire prima di Natale potremmo regalare al Capo una bella (e pesante) carriola nuova per il trasporto legna.

MAGOO chiede inutilmente l'amnistia