| SCIRE' - CLEOPATRA - BARTOLOMEO - CASTROL - FUMO IN ATTESA DELL'AGOGNATO PASTO Colonia Vecchia - Marzo 2009 |
La storia de I Gatti di Monte Malbe, due bande di felini semirandagi che hanno adottato un umano in cambio della loro sussistenza giornaliera. (Vai a Presentazione)
lunedì 4 agosto 2014
COME ERAVAMO
domenica 3 agosto 2014
STORIA DELLA COLONIA
TUTTO ESAURITO!
Accontentiamo quel rompiscatole di SAETTA.
In quel periodo, siamo nell’estate del 2007 (credo), gli
abbandoni di piccoli erano all’ordine del giorno.
Almeno un pomeriggio alla settimana il Capo trovava ad
attenderlo in Colonia un pacco dono.
Talvolta con un solo piccolo gattino, ed era un problema,
altre con intere cucciolate di due, tre, quattro e più mostriciattoli pelosi.
“Qui non si affitta!” diceva il Capo “Oramai è una guerra
persa.”
La guerra era persa, lo sapevamo tutti, ma la pelle la
vendevamo cara.
Grazie al tamtam e a diverse conoscenze il Capo riuscì a
piazzare alcuni gattini, altri sparirono nel nulla, forse adottati senza
nessuna comunicazione, o misteriosamente scomparsi.
Ma il Capo non demordeva; ne arrivavano tre, ne riusciva a
far adottare almeno due.
Comunque non si poteva continuare in quella maniera.
Molti si ammalavano, alcuni si nascondevano e diventavano
mezzi selvatici; era una corsa contro il vento.
“L’anno prossimo si cambia regime!” sentenziò il Capo un
pomeriggio che era sull’orlo di una crisi isterica.
“Come?” domandai timidamente mentre un paio di pulciosi
rossi tigrati giocavano con la mia coda.
“Non lo so… ” confessò il nostro umano “forse mi suicido.”
Invece non si è suicidato e per l’anno successivo trovò una
soluzione ideale per noi, un po’ meno per lui.
Praticamente creò dal nulla la…
“E non anticipare la storia!” mi rimprovera il solito
SAETTA “Manca ancora un anno alla… a quello che sappiamo!”
“Giusto.”
| UNA DISTESA DI PICCOLI ALLA COLONIA VECCHIA - Ottobre 2007 - |
sabato 2 agosto 2014
venerdì 1 agosto 2014
IL SERVIZIO BUONO
DIARIO DI BORDO
“Diteglielo voi con le buone, che altrimenti glielo dico io
con la doppietta” aveva consigliato il Capo.
Non si riferiva al solito, inutile, fraticello e neppure a
qualche cane randagio o meno che ci infastidiva.
La quasi velata minaccia era rivolta ad ODOACRE, l’istrice
che tutte le notti viene in pellegrinaggio alla nostra casetta per ingozzarsi
con le –nostre- crocchette.
“Ma Capo… ” provai ad obiettare “è un abitante del bosco con
delle abitudini differenti alle nostre.”
“Le cambiasse” la replica “Oppure variasse la destinazione
delle sue scorribande notturne.”
In sostanza c’era da far capire ad ODOACRE che poteva pure nutrirsi
liberamente con le nostre crocchette e dissetarsi con la nostra acqua, ma i
contenitori e il piatto di plastica con il cibo per il solito ritardatario
(SAETTA) non se li doveva portare via.
Ma farsi capire da un istrice è un’impresa impossibile anche
per il più istruito dei nostri colleghi: il professor PALLUCCHINO che parla
correntemente quattro lingue più il latino e il greco antico.
Tutte le mattine eravamo costretti ad uscire di pattuglia per
recuperare quei pochi contenitori che non si rompevano passando tra le maglie
della recinzione o che ODOACRE non riusciva a trasportare fino dentro alla sua
tana.
Ma ogni giorno mancava qualcosa e le scorte di contenitori
del Capo erano terminate. E il Capo incazzato.
“Capo” proposi “avrei un’idea.”
Con scetticismo mi invitò a proporla.
“Invece dei soliti, fragili, contenitori di plastica perché
non metti dei contenitori di ceramica o metallo? Sono più pesanti e, sicuro,
ODOACRE non ce la farà a portarseli via.”
Il Capo annuì, sorpreso per la genialità del mio pensiero, e
il giorno successivo si presentò con delle vecchie zuppiere di simil
porcellana, macchiate e sbeccate, e vecchie pentole e pentolini scrostati o
mancanti di un manico.
Diventarono subito i nostri nuovi contenitori per acqua e
crocchette antiscippo, da esterno.
Dopo sette giorni non ne era rimasto uno.
“E no, cazzo!” il commento del nostro umano “Ora rimanete
senza ciotole esterne fino all’estinzione della Colonia!”
Niente ciotole; niente cibo né acqua. Per noi e per ODOACRE.
Mi dovetti inventare una pietosa bugia.
“Capo, il problema è un altro.”
“Spara.”
“ODOACRE è fidanzato con CONCETTA e stanno mettendo su casa
per sposarsi. Non hanno nulla e anche una vecchia pentola può servire.”
Il Capo comprese e, finalmente, lasciò spazio al suo nobile
lato umano.
Detraendo la spesa dal nostro budget acquistò, a prezzi di
saldo, un servizio di piatti e tegami completo e nuovo per la novella coppia di
sposi.
Ogni pomeriggio riempiva un pezzo con della crocchette e lo
lasciava in bella mostra; il giorno successivo era sparito.
In poco più di un mese ODOACRE si portò a casa un quintale
tra pentole, piatti e bicchieri (più il loro contenuto commestibile).
Poi, l’altro ieri, il patatrac.
LILLA, la cagnetta del contadino, che è costretta a fare
piccoli lavori in nero per contribuire alle casse domestiche, è venuta a fare
volantinaggio nel piazzale del convento e un volantino lo ha lasciato sotto al
tergicristallo della Panda del Capo.
Il Capo lo ha tolto mentre se ne stava andando, gli ha dato
un’occhiata di sfuggita prima di accartocciarlo e lanciarlo come un gioco a
RALF.
Poi si è fatto serio, è scattato, ha sgambettato RALF e ha
recuperato la palla di carta dispiegandola.
“ODOACRE STORE – SVENDITA CASALINGHI – SCONTO 50%!” ha letto
gridando.
“MALEDETTOOOO!”
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| SAETTA, l'Eterno Ritardatario |
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