venerdì 18 dicembre 2015

ANNUNCI & DEDICHE


Nuntio Vobis che MOLLY (quella senza jeans)
dopo 10 giorni di assenza ingiustificata
è tornata sana e salva a casa (e tutta intera)!

Preoccupato, eh? Capo!



LE NOSTRE FOTO (segnaletiche)

QUESTURA DI PERUGIA


NOME - ONCIA
SESSO - F (sterilizzata)
ETA' - Classe 2010
RESIDENZA - Reggia di Monte Malbe
PROFESSIONE - Ignota
MANTELLO - Bianca con pezzature tigrate
OCCHI - Due (verdi)
ZAMPE - Quattro
CODA - Sì (tigrata)
CARATTERE - Schivo
INTERESSI - Il Whiskas
SEGNI PARTICOLARI - Di giorno invisibile ai più.

mercoledì 16 dicembre 2015

LA LINGUA LANGUE





I NUMERI DI PERONI





Per approcciarlo aspetto il suo momento migliore, quando è in Colonia; appena si siede sulla panchina, accende la sigaretta e ci guarda ebete mentre ripuliamo i piatti dalle ultime briciole di paté.
- Capo abbiamo un problema.
- E’ forse fallita la banca dove avevate i vostri risparmi?
- No Capo, i nostri risparmi li abbiamo affidati a INTREPIDO. E’ un rapinatore più onesto.
- Allora PERONI? Confidati…
- Un problema culturale, Capo. La lingua langue.
?
- Guarda la stampata con le ultime visualizzazioni del blog.
- Il blog? Ancora esiste?
- Guarda!

- Oh, cielo!
- Capito, Capo? Con l’italiano ce la caviamo, ma il francese… il russo… il portoghese… il giapponese, poi!
- E cosa vorreste da me? Costringete il Professore PALLUCCHINO a darvi lezioni private. Uno impara il francese, un altro il giapponese, un altro ancora il russo e via dicendo.
- Appunto… è questo è il problema. Ci abbiamo provato.
In quell’istante passa davanti a noi ORTICHINO ed esclama:
- KQWbh  våtppU  LDFJVot| ¨«ÛåÁ!
- Cazzo ha detto?
- Non lo so, ma è un misto di greco antico, gaelico, sumero con contaminazioni di linguaggio alieno della 3° Galassia Superiore, codificato in BUZ.
?
- Purtroppo PALLUCCHINO conosce solo le lingue antiche e si diletta a decrittare i dialetti delle Galassie Periferiche. Perché per Natale non ci iscrivi alla Scuola di Lingue?

PERONI conta pazientemente le crocchette dividendole per tipo

martedì 15 dicembre 2015

GLI ADOTTATI

Prime immagini ufficiali di NUVOLA 
nella sua nuova casa.
Ha detto di non fare rumore che dorme così bene sul lettone!

domenica 13 dicembre 2015

IL SOLARIUM LETTERARIO





LE MALEDETTE

di Catus Silvestris
5a puntata





Scusate il ritardo ma, in qualità di Capo, devo tappare il buco e pubblicare questa puntata in vece di BAIOCCO. Il disgraziato ieri sera è andato a una delle tante cene di auguri con quel debosciato di INTREPIDO e sembra si siano ubriacati. Non paghi, hanno deciso di finire la serata in discoteca a caccia di gatte di facili costumi. Stamani, all’ora di pranzo (nel mondo reale), li hanno trovati le donne delle pulizie addormentati dentro i lavandini dei bagni delle donne. A suon di schiaffi sono riusciti a svegliarli e sono stati affidati alla custodia dell’ ASL. Dopo che mi hanno avvisato, naturalmente, ho fatto finta di dimenticarmi di loro; spero che una notte in canile, tra guaiti ed ululati basti come lezione.
Vabbé! Ora mi tocca leggere il quinto capitolo di questa porcheria al freddo e al gelo, abbarbicato sul tetto della casetta, meglio noto come Solarium, al lume di candela. Freddo ma romantico, peccato che già sento i primi starnuti dei presenti. Domani: scatolette e Synulox!

5)

Mai più birra! E’ il mio primo pensiero mattutino. Fa pisciare troppo e fare pensieri strani. Passo la giornata alla sega circolare a disco a spezzettare le stanghe stagionate.
Il mio è un lavoro monotono, ma sempre meglio di lavorare in fabbrica o in un ufficio. La mia vita è monotona, ma a me piace così. E la settimana che passa, pur facendo le stesse cose delle settimane precedenti, non è monotona per niente.
Mi ritrovo a pensare spesso (troppo) alla Bellona e alla sua sorprendente apertura. Ne parlo frequentemente con Picche, mentre tiro giù acacie, cerri e lecci. Picche è interessato e rimanda qualche ‘Uof!’ di commento. Giungiamo alla conclusione che la Bellona è solo spaesata e cerca qualche punto di riferimento in mezzo al deserto dove l’hanno sbattuta. Comunque non vedo l’ora che arrivi nuovamente venerdì sera.
E arriva, puntuale come una cambiale.
Mi sorprendo ad indossare dei pantaloni un poco più eleganti del solito e che avevo accantonato in quanto troppo eleganti per il Covo e la mia fama di rude boscaiolo.
Ceno, stavolta è carbonara, con l’occhio fisso all’ingresso del Covo.
- Chi aspetti? – chiede Oscar, un vecchio boscaiolo che si è convertito all’energia fossile gestendo il distributore di carburanti sulla statale.
- Nessuno.
- Mmm.
- Siamo nel pieno delle ferie – replico – stasera non verrà nessuno.
- Pazienza, ceniamo e magari facciamo un salto a Città.
- A puttane? No.
- Discoteca. All’aperto. Tanta robina fresca e tenera.
- Preferisco la carne stagionata e duretta.
In quel momento entra la Bellona, con dei clamorosi fuseax che mettono in risalto un notevole stacco di gambe.
- Eccola – commenta Oscar – Niente carne fresca, stasera.
Lo guardo di traverso.
- Vi ho visto venerdì scorso – si giustifica – Immaginavo che fosse lei il treno che aspettavi.
Si siede, non invitata, sorride e ci saluta.
- Ciao Carla. Niente birra, stasera.
- Perché devi offrire tu?
- No. Venerdì scorso ho passato una notte d’inferno.
Ordiniamo i caffè e i soliti Fernet e Oscar si congeda.
- Faccio un salto a Città – dice – Se ci ripensi…
- Dove avevate intenzione di andare? – chiede Carla.
- Lui in discoteca, io da nessuna parte.
- Mi aspettavi?
Mi è difficile rispondere a una domanda così diretta, farfuglio qualcosa di incomprensibile.
- Sì – ribatte Carla – Ma stasera poco alcool e a nanna presto.
La interrogo con lo sguardo.
- Domani sono di servizio – chiarisce – Dove sei a tagliare?
- Il sabato e la domenica non taglio. Sono al capannone a preparare le consegne.
- Allora, forse, ti vengo a trovare.
Chiacchieriamo per un’oretta e finiamo una bottiglia intera di Fernet. Comincio ad avere la testa pesante.
- Domani sera cosa combini?
Ancora una domanda difficile; di solito il sabato sera me ne sto a casa a vedere le partite, se ce n’è qualcuna alla tv, oppure faccio un salto, ma roba di un paio di ore al massimo, al bar di Paese.
- Faccio un salto a Montecarlo, col mio yacht – la prima stronzata che mi viene in mente.
- Perfetto! Potremmo andare a cena a Città.
- A cena?
- Certo! Anche là esistono dei posti dove ti portano da mangiare quello che desideri e in cambio paghi con la moneta. Alle 20 davanti al bar di Paese va bene?
- Va bene…
- Che entusiasmo! Forse hai altro da fare, meglio rimandare.
- Non ho nulla da fare. Sei la prima donna che mi propone di andare a cena insieme, finora quel passo l’avevo fatto solo io.
- Il mondo cambia, bello! Non ti mettere troppo elegante altrimenti sono a disagio.
- E’ una battuta? – regalandole uno sguardo poco amichevole.
- …e permaloso. Anche stasera ho scoperto qualcosa.
- Ricominci?
- …anche impaurito come un gattino. Fatti la barba che non mi piacciono gli uomini che pungono.
?
Mentre sto tornando a casa penso alla frase di zia sulla scossa che mi ci vorrebbe. Non vorrei che fosse arrivata anzitempo.
Ho tutta la notte per pensare alla faccenda degli uomini che pungono. Riesco a trarre un’unica spiegazione che mi piace e mi arrapa. Finisce con la solita mano destra che sviluppa la spiegazione.
Alle 18 mi trovo in bagno a docciarmi, radermi in maniera impeccabile e cercare qualcosa da mettere senza essere troppo elegante.
Un quarto alle 20 sono in attesa al bar di Paese; le signore non si fanno aspettare.
Alle 20 e cinque arriva e il bar (avventori ed attività) si paralizza.
La Bellona ha abbandonato i fuseaux per un tubino nero e corto, troppo corto, che esalta i suoi lunghissimi trampoli. Un paio di scarpe con dei tacchi esagerati e sottili amplificano l’effetto fenicottero. Ma noto una cosa che stona nell’insieme: non ha le tette, è praticamente piatta e scorgo pure un accenno di pomo d’Adamo che non avevo notato prima.
Questa è un uomo mancato, penso tra me.
- Andiamo, bello! – fa senza pudore davanti all’eterogeneo pubblico (solo maschile ma di età estremamente variabile) – Prendiamo la mia auto – sottolinea.
Quando stiamo uscendo si ferma e voltandosi saluta il pubblico, ancora in silenzio.
- Ve lo riporto tutto intero, non vi preoccupate.
Da come guida il primo a preoccuparmi sono io, fortuna che da Paese a Città la strada è larga e le curve dolci ma la sua Golf rende tutto più difficile.
A cena mantiene la sua promessa: mi apre come una cozza.
- Dicevi che fai questo lavoro per pura necessità, avevi altro nei tuoi progetti?
- Volevo studiare. Mi ero già iscritto all’università, agraria e scienze forestali, poi è mancato mio fratello. Il suo stipendio sarebbe servito a mantenere i miei studi. Ho cominciato a dare una mano a mio padre in attesa di trovare un altro lavoro che mi avesse permesso di andarmene, anche solo a Città. Ma un giorno babbo si è ribaltato col trattore e il suo carico e ci è rimasto sotto. Ci ha lasciato un’azienda avviata e un mare di debiti.
- Ci? Hai altri fratelli?
- No. A me e zia. Ma, piano piano, siamo riusciti a fare fronte a tutto e ora cominciamo a rivedere il sole.
- Tua zia è la sorella di tuo padre?
- No, e neppure di mia madre. Ma ha tirato su me e mio fratello dopo la morte della mamma. L’abbiamo sempre chiamata zia, anche se dormiva con il babbo. Le ho ricavato un appartamento indipendente e contribuisce a mandare avanti casa. Tra poco avrà la sua pensione di casalinga e le cose miglioreranno ulteriormente.
- Pensi di continuare questo lavoro?
- Certamente! Ho scoperto che è quello adatto a me. Sono libero, indipendente e sempre in mezzo alla natura. Mi faccio un culo tanto dalla mattina alla sera ma non conosco cosa sia lo stress. Ho cominciato a mettere da parte qualche lira per mollare tutto quando avrò cinquant’anni. Lo penso, ma se ci arriverò, non credo che lo farò.
- Hai già la vita tracciata.
- E’ comodo avere una strada che conosci da seguire.
- Non ti spaventa la… mancanza di cambiamenti non previsti? Anche in meglio, intendo.
- Sono proprio quelli che mi spaventano. Preferisco continuare a fare quello che so.
- E una moglie? Dei figli?
- Ogni tanto ci penso, ma sarebbe un cambiamento troppo grande per me. Preferisco vivere così.
- In pratica sei un egoista – dice addentando un grissino, in attesa degli agognati tortellini al tartufo.
- Sto quasi sempre solo con me. Come dovrei essere?
- E tu?
- Vita piatta di caserma. Poi, quando ti sei abituata, ti trasferiscono e devi cominciare daccapo. Dopo un po’ ci fai il callo e ti sembra normale.
- Moglie, cioè marito? Figli?
- Il mio ultimo pensiero.
- Un fidanzato?
- Il penultimo – e versa altro vino rosso nei bicchieri.
La cena va avanti tra chiacchiere più o meno innocue. Finita propongo due passi tra le vie del centro ma Carla ha un’idea migliore.
- Un bel gelato. Poi si va a casa mia.
Tornandomene a Cima, quasi all’alba, la lingua indolenzita mi conferma i sospetti che avevo riguardo alla rasatura imposta.
Certo, non è Sharon Stone, ma la sua perfomance la scaraventa alle primissime posizioni della mia personale classifica da quando ho scoperto altri utilizzi per il pisello.


INTREPIDO ancora dorme in piedi